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L’altalena dei titoli Ferrari in Borsa

3 agosto 2018

Il Cavallino ha chiuso il primo semestre 2018 con ottimi conti, eppure l’andamento delle sue azioni in Borsa è a dir poco ondivago.

L’altalena dei titoli Ferrari in Borsa

L’IMPERSCRUTABILE MONDO DELLE AZIONI - Si direbbe proprio che il mondo economico, e la Borsa in particolare, si diverta a giocare al “Bastian contrario”. Se una società mostra un’ottima strategia e altrettanta abilità operativa, ma con conti senza grandi profitti, la freccia degli indici azionari punta verso il basso. Al tempo stesso, se ci sono risultati in crescita, soprattutto per gli utili, ma nel parlare del futuro il management si esprime in modo ambiguo a proposito delle prospettive di crescita, allora i numeri pare che non contino più, e anche in questo caso la tendenza è al ribasso.

UTILI ABBONDANTI - Dimostrazione di questa tendenza apparentemente schizofrenica è l’andamento dei titoli Ferrari in questi ultimi giorni. La presentazione dei risultati del secondo trimestre dell’anno ha messo in luce una situazione economica brillante, soprattutto per quanto concerne il dato che in affari è considerato essenziale: l’utile. Nei tre mesi aprile-giugno 2018 la Ferrari ha registrato un utile di 160 milioni, in aumento del 18% rispetto allo stesso periodo del 2017. Questo risultato ha portato l’utile netto del primo semestre dell’anno a quota 309 milioni, in aumento del 19% nei confronti del 2017.

LA BORSA NON SI LIMITA AI NUMERI - Di che essere soddisfatti e ottimisti, si potrebbe pensare. Invece no. Appena l’amministratore delegato della Ferrari, Louis Camilleri, ha concluso la conferenza con cui ha annunciato questi risultati, le Borse hanno punito pesantemente il titolo Ferrari: -8,3% a Milano e -8,2% a New York. Tutto questo perché nell’illustrare le prospettive di massima (i piani industriali saranno presentati il 17 e 18 settembre a Maranello) Camilleri ha parlato del futuro dicendo che i propositi della casa sono “aspirational”, termine con cui si indica una cosa che ha più il carattere di una aspirazione che non di una previsione e un obiettivo ben preciso, a cui guardare con spirito determinato. In pochi minuti gli operatori di Borsa hanno pensato bene che era meglio alleggerirsi un po’ delle azioni Ferrari, visto che anche il top management dava l’impressione di non credere molto a grandi obiettivi. 

QUESTIONE LESSICALE - Per il lettore italiano che segue queste cose la vicenda è risultata incomprensibile, perché nei resoconti della conferenza della Ferrari, la parola “aspirational” è stata tradotta con “ambizioso”, rendendo incomprensibile la reazione degli operatori di Borsa. L’amministratore delegato Camilleri è prontamente corso ai ripari rilasciando una dichiarazione volta a correggere la sua frase così come era stata diffusa e soprattutto interpretata. L’ad del Cavallino ha spiegato che non voleva assolutamente dire che gli obiettivi previsti per il piano 2019-2022 erano troppo ambiziosi, appunto una aspirazione non realistica. Ciò rimandando alla presentazione dei programmi industriali che saranno annunciati il 17 e 18 settembre a Maranello.

VOLATILITÀ - Il caso è emblematico di quanto l’andamento delle Borse sia volatile e soggetto al minimo stormir di fronda. Anche con conseguenze pesanti. Conseguenze a cui ora tocca rimediare alla Ferrari e a Camilleri in particolare. L’amministratore delegato ha già iniziato a lavorare in tal senso facendo intravvedere quali potranno essere i contenuti dei prossimi programmi Ferrari

L’ESCLUSIVITÀ PRESERVATA - Gli elementi chiave dovrebbero essere la strategia di crescita della produzione, sia pure salvaguardando l’esclusività del marchio. “Ci sono tanti modelli nuovi in vista, ma posso assicurarvi che Ferrari resterà Ferrari” ha affermato Camilleri, intendendo che l’obiettivo di aumentare le vendite non sarà a scapito dell’esclusività e dell’inarrivabile blasone del marchio. Uno spirito analogo l’amministratore delegato del Cavallino lo ha manifestato a proposito della prospettiva di avere una (o più) Ferrari al 100% con trazione elettrica. Camilleri ha detto di non credere che l’auto al 100% elettrica sia un’esigenza con prospettive a breve, e se e quando lo diventerà (perché resa inevitabile dalle normative) la Ferrari sarà in condizione di essere all’altezza. Precisando che comunque una Ferrari sarà sempre una Ferrari, anche se di nuova tipologia tecnica.

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Ritratto di impala
4 agosto 2018 - 06:36
un uomo che si occupa di sigarette ( phillip morris ) alla testa della Ferrari .... certo che alcuni dubbi si puo avere
Ritratto di impala
4 agosto 2018 - 09:03
... questo Louis Camilleri, è il solito tizio che viene della solita scuola di commercio .... lui e capace di vendere sigarette, ma poi ti puo vendere nello stesso modo un frigorifero, una aspirapolvere ... ho una ... Ferrari. se ci serve in casa Ferrari uomini di questo tipo per fare in modo chè i conti vanno bene, uno comè lui deve lavore nell ombra, perche in casa Ferrari cè la parola " Passione ". e questi uomini "freddi" che vengono delle banche o dell commercio non esprimono per nulla la passione.
Ritratto di lucios
4 agosto 2018 - 08:19
4
Fate la Dino invece del SUV. Ora che avete l'ottimo V6 della Giulia.
Ritratto di lucios
4 agosto 2018 - 08:26
4
Purtroppo il mondo finanziario si è spostato sempre di più su una visione speculativa e meno prospettica a livello gestionale. Basta vedere il valore della Fiat pre e post Marchionne: decuplicato. Poi si vanno a vedere i modelli e le strategie e il piatto piange. La finanza è sempre più presente in questo settore. Menomale ci sono case che pensano ancora ad innovare e fare auto non solo a fare alchimie finanziarie, raggruppamenti o scioglimenti di società ecc.
Ritratto di Agl75
5 agosto 2018 - 07:37
I numeri parlano da sè e il titolo Ferrari ha le caratteristiche del “bene rifugio”. Tutto il resto è speculazione
Ritratto di verdebiancorosso
6 agosto 2018 - 19:45
logico che i mercati siano dubbiosi. Jeep traina tutto il resto a livello di utili ma gli altri marchi, Ferrari a parte, rimangono sotto le previsioni mentre la concorrenza sforna a getto continuo modelli ed aggiornamenti oltre a investire pesantissimamente su elettrico e guida assistita. Le nuove tecnologie applicate dalla FCA mi ricordano le macchine francesi dei fine anni 70 e inizio 80, cariche di accessori elettrici ed elettronici all'inizio scarsamente affidabili. Lancia in decrescita costante, Alfa e Maserati sotto i numeri previsti...la borsa guarda a futuro e forse sa che nei cassetti torinesi (?) non c'è molta sostanza