CANONE “INVERSO” – Il copione, tragicomico, non cambia: il prezzo del petrolio scende, quello del carburante sale. Soprattutto al Meridione. Secondo quanto riportato dal periodico Quotidiano Energia, ieri nei distributori del Sud si poteva arrivare a sborsare quasi 1,7 euro per un litro di verde e oltre 1,57 euro per il diesel. Sulla base delle rilevazioni effettuate da Staffetta Quotidiana, le quotazioni medie di benzina e gasolio in Italia viaggiavano, rispettivamente, sui 1,63 e 1,54 euro al litro. Numeri rimasti oggi sostanzialmente invariati. Il fatto è che il prezzo del Brent, ovvero il greggio estratto nel Mare del Nord che fa da riferimento per gran parte dell’Europa, è sceso dai 123,15 dollari al barile di aprile ai 110,88 dollari di settembre, perdendo quasi il 10%. E dire che ad aprile per un litro di verde ci volevano “appena” 1,54 euro, e per un di gasolio ne bastavano 1,44.
ACCISE AI MASSIMI – L’Unione petrolifera non si stanca di ripeterlo: la colpa è dei recenti e ripetuti aumenti delle accise sui carburanti che, insieme all’Iva (salita dal 20 al 21%), pesano, rispettivamente, per il 55% e per il 49% sui prezzi alla pompa di benzina e gasolio. L’ultimo rincaro, che ha portato il totale da inizio anno a quota 8 centesimi, è stato deciso per far fronte all’emergenza alluvioni in Toscana e Liguria: scattato dal primo novembre, dovrebbe durare fino al 31 dicembre (leggi qui la notizia). Il condizionale è d’obbligo, considerato che stiamo ancora pagando l’accisa istituita per finanziare la guerra in Etiopa del 1935, solo per dirne una. Non stupisce, pertanto, che in Italia i prezzi dei carburanti siano mediamente più alti di 4,7 centesimi (benzina) e 3,8 centesimi (gasolio) al litro rispetto che a quelli in vigore nel resto dell’Unione Europea.
BENZINAI IN SCIOPERO – Nel frattempo, i gestori sono sul piede di guerra e lanciano al governo un ultimatum: rinnovate il bonus fiscale (incassato dai benzinai perché svolgono anche la funzione di esattori per conto dello stato) o resteremo chiusi dalla sera dell’8 alla mattina dell’11 novembre. Si parla di 24 milioni di euro per l’anno in corso: soldi che erano stati promessi a dicembre 2010 ma di cui poi non s’è saputo più niente.






























