METANO “BIO” PER LA TRANSIZIONE - Secondo gli analisti del settore automotive il futuro della mobilità sarà elettrico, anche se non c’è accordo sui tempi necessari per la transizione. Viceversa, è opinione comune che nell’evoluzione verso i modelli a batterie a essere protagoniste saranno pure altre tecnologie basate su carburanti efficienti e alternativi, come i combustibili sintetici, l’idrogeno o i biocarburanti. Tra questi ultimi il più promettente per gli esperti è il biometano di seconda e terza generazione, ossia ottenuto da reflui animali o umani, rifiuti, residui agricoli e alghe. Un combustibile considerato tra i più sostenibili e rispettosi dell'ambiente poiché non richiede l’impiego di terreni agricoli per la produzione ed evita l’emissione in atmosfera del metano, gas serra considerato fino a 30 volte più dannoso della CO2, generato durante la decomposizione del materiale organico. Altro pregio segnalato è l’appartenenza del biometano all’economia circolare, cioè al ciclo capace di rigenerare i rifiuti e reintegrarli nella biosfera.
UE APPROVA IL DECRETO BIOMETANO - Il metano di origine organica è considerato dai responsabili dell’Unione europea come combustibile che “contribuirà al raggiungimento degli obiettivi dell’UE in materia di energia e cambiamenti climatici”. Qualità che hanno indotto la Commissione europea ad esprimere di recente un parere positivo sul cosiddetto “decreto biometano” proposto dall’Italia. Un provvedimento che si pone l'obiettivo di arrivare nel 2020 al 10% di consumo di energie rinnovabili nel settore dei trasporti, traguardo all’interno del quale è fissato un ulteriore step per il biometano e gli altri biocarburanti “avanzati”: il raggiungimento dello 0,9% nel 2020 e dell'1,5% a partire dal 2022. Con il via libera europeo, quindi, l’Italia potrà supportare economicamente la filiera per la produzione del carburante alternativo con contributi di 4,7 miliardi di euro per il periodo 2018-2022.
UNA FILIERA CHE VALE 85 MILIARDI - L’impiego del biometano porterebbe non pochi benefici per la Penisola. Secondo il Consorzio Italiano Biogas il nostro paese sarebbe in grado di produrre 10 miliardi di metricubi di biometano al 2030, di cui almeno 8 da matrici agricole pari a circa il 15% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale. Da uno studio dalla società di consulenza ambientale Althesis, inoltre, emerge che l’impiego del gas “bio” potrebbe ridurre le emissioni di CO2 nazionali di 197 milioni di tonnellate per il 2050. Lo sviluppo della filiera consentirebbe pure di creare entro il 2030 oltre 21.000 posti di lavoro e di generare un gettito tributario di 16 miliardi di euro con ricadute economiche complessive di 85,8 miliardi di euro, del quale 15 nel settore dei trasporti.
IL SUPPORTO AI PROGETTI “BIO” DI FCA - A spingere per la soluzione biometano sono soprattutto le due case automobilistiche con la gamma a gas naturale più estesa, FCA e Volkswagen. Il costruttore italo-americano da tempo sta sperimentando e sostenendo progetti per la produzione del biometano ricavato da diverse fonti, come dalle acque di scarto delle fognature (qui per saperne di più), dai reflui animali o dalla rigenerazione della frazione umida. Soluzione che, secondo i responsabili di FCA, consentirebbero di ottenere risultati ambientali estremamente vantaggiosi. Una Panda alimentata al 100% a biometano ridurrebbe le proprie emissioni di CO2 “dalla pozzo alla ruota”, ossia dalla produzione allo scarico, del 97% rispetto alla versione a benzina. Un risultato che la renderebbe equivalente per qualità ambientali a una city car elettrica alimentata con energia da fonti rinnovabili. Tra i vantaggi dichiarati da FCA ci sono pure la riduzione della dipendenza dal petrolio, la creazione di occupazione nella filiera produttiva, la sostenibilità economica di aziende agricole e di allevamento e la riduzione della tassa rifiuti locale se il biometano è ottenuto da reflui fognari.


















































