RINASCITA - I 1700 dipendenti del Jefferson North Assembly Plant di Detroit, storica fabbrica Chrysler, hanno applaudito. Come pure le autorità americane, presenti nello stabilimento per la presentazione ufficiale della nuova Jeep Grand Cherokee, in vendita negli Stati Uniti dalle prossime settimane (vedi qui la news). Così è stato accolto, ieri, il duplice annuncio di Sergio Marchionne: quotazione in Borsa (nel 2011) della Chrysler e 1100 persone assunte (a partire da luglio). Una situazione inimmaginabile l’anno scorso, quando la più piccola delle tre case di Detroit portò i libri in tribunale e il governo Usa accettò di entrare direttamente nel capitale della nuova società, insieme ai sindacati e, naturalmente, alla Fiat.
NOVITÀ - “La nuova Grand Cherokee è il segno della rinascita della Chrysler”, ha detto Marchionne, “e ne rappresenta il meglio: la direzione verso cui stiamo andando nel produrre alta qualità, veicoli a tecnologia avanzata”. Ma il Jefferson North Assembly Plant potrebbe presto produrre un secondo modello: la nuova Dodge Durango; per i prossimi mesi è atteso comunque il debutto delle rinnovate Chysler 300C e Dodge Charger. Tuttavia, la novità più appetitosa, per il cliente americano, sarà la versione a stelle e strisce della Fiat 500, il cui sbarco oltre Altlantico è in calendario per fine anno. Intanto, le vendite Chrysler negli Usa sono in ripresa: “Maggio si sta rivelando un buon mese per le vendite”, ha affermato lo stesso Marchionne.
MA IN EUROPA… - Meno rosea la situazione nel Vecchio Continente, come testimoniano il calo del 27% delle vendite Fiat in aprile e il conseguente ridimensionamento della quota di mercato del gruppo dal 9,7 al 7,6%. Con la fine degli incentivi, la festa è finita? Sembrerebbe di sì. Basti dire che il mercato europeo nel suo complesso è sceso del 6,9% rispetto all’anno scorso (leggi qui la news), ma che in Germania (il Paese più importante per le vendite di automobili) la flessione è stata addirittura del 31,7%. Per fare fronte al calo della domanda, la Fiat sta ricorrendo alla cassa integrazione: nella settimana a cavallo tra giugno e luglio si fermeranno gli impianti di Mirafiori, Termini Imerese e Melfi.








