NUMERI IMPRESSIONANTI - In attesa dei dati ufficiali e dettagliati sulle immatricolazioni (verranno diffusi stasera alle 18.00), l’Unrae ha anticipato il calo di vendite per il settore auto a marzo 2020: -85% rispetto allo stesso periodo del 2019. Che significa circa 160.000 vetture in meno. Una perdita che si stima possa ripresentarsi ad aprile. Ovviamente si parla di un calo dovuto al coronavirus che ha costretto le concessionarie a chiudere già da tre settimane e sta bloccando la richiesta di vetture nuove. L’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri ha provato a delineare due scenari per i prossimi mesi. Vediamoli.
NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI… - Lo scenario meno sfavorevole vede la ripresa della mobilità e delle attività a giugno 2020. In questo caso si sommerebbero, alle perdite del mese di marzo, quelle di aprile e maggio. E il mercato a fine anno potrebbe chiudersi con circa 1,3 milioni di auto immatricolate, ovvero 600.000 in meno rispetto al 2019.
…E SE VA ANCORA PEGGIO - Ma se la crisi sanitaria legata al Covid-19 dovesse protrarsi per tutta l’estate, con riapertura delle attività a settembre, andrebbe persino peggio. E l’anno potrebbe chiudersi con un milione di vetture immatricolate, poco più della metà rispetto a un anno prima. Queste cifre fanno ipotizzare gravi ripercussioni per il settore dell’auto, con la possibile chiusura di un 10-20% delle concessionarie e cadute occupazionali per le aziende che vendono e producono auto e componentistica.

SCENARI CONDIVISI - Per far fronte a questi scenari, l’Unrae ha elaborato una serie di richieste che ha già sottoposto al governo e che ha già, almeno informalmente, condiviso con le altre associazioni del settore dell’auto: l’Anfia (l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica, che include oltre a FCA e alle altre case automobilistiche nazionali, anche i produttori di componentistica) e la Federauto in primis. Proprio la Federazione italiana concessionari auto ha ricordato per bocca del suo presidente Adolfo De Stefani Cosentino che, solo dal 2007 al 2019, a fronte di un calo delle vendite di circa il 23%, hanno perso il lavoro circa 30.000 persone. Cifre che potrebbero quindi raddoppiare nel giro dei prossimi mesi, se non ci sarà un intervento. E a questo va aggiunto un rischio concreto: la stretta dei crediti da parte del settore bancario per tutto il mondo dell’auto.
LE PROPOSTE DELL’UNRAE - Le misure chieste con urgenza puntano quindi sia a proteggere l’occupazione sia a stimolare la vendita di automobili una volta che l’emergenza sanitaria sarà terminata. Per esempio andrebbe abbassato il tetto di fatturato di 2 milioni di euro fissato nel decreto Cura Italia per accedere alle agevolazioni: le concessionarie lo superano ampiamente, ma non possono essere considerati grandi aziende. Infatti, hanno un fatturato elevato, ma costi quasi altrettanto alti (per le strutture, il personale e lo stesso acquisto di auto). Per stimolare le vendite, invece, le proposte puntano su un ampliamento degli ecobonus: aumento dell’incentivo per la seconda fascia di vetture (quella con emissioni di CO2 da 21 a 60 grammi per chilometro) e introduzione di una terza fascia di auto che usufruirebbero del beneficio, quelle da 61 a 95 g/km.

PARLIAMO DI BONUS - Nel dettaglio i sostegni per la seconda fascia andrebbero portati a 4.000 euro (contro i 1.500 attuali) in caso di rottamazione e a 2.500 euro (anziché 1.000) rinunciando a quest’ultima. Per la terza fascia che l’Unrae vuole introdurre, la richiesta è di 2.000 euro: scendono a 1.000 nel caso non si rottami. Secondo il presidente dell’Unrae, Michele Crisci, questi bonus andrebbero mantenuti anche nel 2021 (almeno fino all’estate) e sarebbero ovviamente accompagnati da una campagna di promozioni promossa dalle singole case e dalle loro reti di vendita.
LA LEVA FISCALE - L’altra richiesta dell’Unrae, condivisa con le altre associazioni, punta a favorire l’acquisto da parte di aziende e titolari di partita Iva. In primo luogo con l’innalzamento della spesa deducibile a 50.000 euro (oggi non arriva a 20.000). E poi con l’aumento della quota di ammortamento e la totale detraibilità dell’Iva. A proposito di questa imposta, Crisci ha ricordato che ogni 100.000 auto vendute, l’erario incassa circa mezzo miliardo di euro. Pertanto una perdita di 600.000 vetture entro fine anno comporterebbe per lo Stato un danno di circa tre miliardi di euro. Per contro, secondo le stime, queste misure potrebbero contenere le mancate vendite per il 2020 di circa 200.000 auto. Compensando in parte il danno per le aziende e per i conti pubblici.















