Il gasolio è sempre più spesso accusato di essere un carburante “sporco”, tacciato come il principale responsabile dell’inquinamento derivante dal traffico veicolare. Una soluzione per rendere i motori diesel molto più “puliti” esiste già e si chiama HVO (Hydrotreated Vegetable Oil). Questo combustibile paraffinico, ottenuto da scarti vegetali o grassi animali esausti, sta diventando sempre più diffuso nelle stazioni di servizio.
L’HVO è un gasolio paraffinico sintetico ottenuto tramite idrogenazione di materie prime rinnovabili come oli esausti, grassi animali e scarti dell’industria alimentare. Dal punto di vista chimico è molto simile al gasolio fossile, ma più puro: è privo di zolfo e aromatici e ha un numero di cetano molto più elevato (70-80 contro circa 51), garantendo una combustione più efficiente e silenziosa.
L’uso dell’HVO consente di ridurre le emissioni di CO2 sull’intero ciclo di vita fino al 90% e porta benefici anche al motore, come una minore produzione di particolato, meno stress per il filtro DPF e una riduzione dei depositi sugli iniettori e nella camera di combustione.
Tuttavia, avendo una densità leggermente inferiore rispetto al gasolio tradizionale, non è compatibile con tutti i veicoli: i sistemi di iniezione più datati potrebbero non gestirlo correttamente e, nei motori più vecchi, la diversa composizione può causare problemi a guarnizioni e tubazioni non progettate per carburanti sintetici.

Pur essendo molto simile al gasolio tradizionale, i produttori sono cauti nel concedere l’utilizzo dell’HVO su motori che non sono stati dichiarati compatibili per via di alcune perplessità che riguardano gli effetti a lungo termine sui componenti già in uso. Come detto, il gasolio sintetico è privo degli aromatici che invece sono contenuti in quello tradizionale, che provocano un leggero rigonfiamento delle guarnizioni in gomma: su motori più datati e con molti chilometri alle spalle, un passaggio improvviso dal vecchio al nuovo carburante potrebbe causare una lieve contrazione delle guarnizioni, con il rischio di perdite dalle pompe ad alta pressione o dalle tubazioni di ritorno. Si tratta di problematiche per le quali i costruttori non intendono assumersi responsabilità.
A questo si aggiunge il tema dei sensori. L’HVO ha una densità inferiore rispetto al gasolio tradizionale e le centraline meno recenti possono rilevare questa differenza tramite sensori di combustione e i sistemi di controllo della regolarità di funzionamento. Se i valori misurati escono dai limiti di tolleranza previsti in fase di progettazione, può accendersi la spia di avaria motore. Per i costruttori ciò si tradurrebbe in un elevato numero di interventi in assistenza e in costi difficili da prevedere.
La normativa europea di riferimento per l’HVO è la DIN EN 15940. Il modo più rapido per capire se l’auto è compatibile è cercare l’etichetta XTL (che sta per X-to-Liquid, foto qui sotto) all’interno dello sportellino del rifornimento, solitamente accanto al cerchietto con la scritta B7, che invece è la sigla del gasolio standard in Europa.
Se il simbolo XTL è presente, il costruttore garantisce il funzionamento ottimale con biocarburanti paraffinici puri. In assenza dell'etichetta, è fondamentale consultare il libretto di uso e manutenzione o, meglio ancora, contattare un’officina autorizzata: infatti molti produttori hanno rilasciato certificazioni di compatibilità “postume” per modelli già in circolazione dopo aver effettuato test di durata specifici.

Stellantis ha recentemente esteso la compatibilità a gran parte della sua flotta, inclusi molti modelli Euro 5 ed Euro 6 che non riportano necessariamente la sigla XTL.
Il gruppo tedesco, in cui oltre alla Volkswagen sono presenti anche marchi come Audi, Seat e Skoda, ha aperto all'HVO in modo massiccio, ma con paletti temporali precisi:
In seguito, il gruppo Volkswagen ha dichiarato compatibili con l’HVO anche tutti i motori diesel a 3 e 4 cilindri a partire dall’anno modello 2015 e conformi alla normativa Euro 6, ad esclusione di quelli che hanno subito modifiche al sistema di alimentazione o alla messa a punto del motore.
Quasi tutti i motori diesel prodotti dal 2016 (famiglie OM 654, OM 656 e il precedente OM 651) sono certificati per l’HVO. La Mercedes è stata tra i precursori in questo campo.
Il gruppo di Monaco dichiara che tutti i suoi motori diesel attualmente in produzione (e la maggior parte dei precedenti Euro 6) sono compatibili con il carburante HVO, mentre sono esclusi quelli prodotti prima del 2015. L’etichetta XTL è però presente solitamente solo sui modelli dal 2020/21 in poi.
Il Gruppo Renault ha adottato una strategia di progressiva omologazione: la compatibilità con la normativa EN 15940 è legata a doppio filo all’evoluzione dei sistemi di post-trattamento dei gas di scarico.
Il produttore giapponese mantiene un approccio più cauto, limitando la compatibilità ufficiale ai suoi mezzi più votati all'uso gravoso e professionale.












































































































