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E Marchionne scrive ai dipendenti

09 luglio 2010

Il capo della Fiat Sergio Marchionne prende carta e penna e scrive a tutti i dipendenti del gruppo. Per ribadire che produrre la Panda a Pomigliano d'Arco sarà una grossa sfida. E per chiedere a tutti di "rimboccarsi le maniche". Ve la proponiamo.

A tutte le persone del Gruppo Fiat in Italia

Scrivere una lettera è una di quelle cose che si fa raramente e solo con le persone alle quali si tiene veramente.

Se ho deciso di farlo è perché la cosa che mi sta più a cuore in questo momento è potervi parlare apertamente, per condividere con voi alcuni pensieri e per fare chiarezza sulle tante voci che in questi ultimi mesi hanno visto voi e la Fiat al centro dell’attenzione.

Non è la Fiat a scrivere questa lettera, non è quell’entità astratta che chiamiamo “azienda” e non è, come direbbe qualcuno, il “padrone”.

Vi sto scrivendo prima di tutto come persona, con quel bagaglio di esperienze che la vita mi ha portato a fare.

Sono nato in Italia ma, per ragioni familiari e per motivi di lavoro, ho vissuto all’estero la maggior parte dei miei anni e conosco bene la realtà che sta al di fuori del nostro Paese. Ed è questa conoscenza che sto cercando di mettere a disposizione della Fiat perché non resti isolata da quello che succede intorno.

Vi scrivo da uomo che ha creduto e crede ancora fortemente che abbiamo la possibilità di costruire insieme, in Italia, qualcosa di grande, di migliore e di duraturo.

Prendete questa lettera come il modo più diretto e più umano che conosco per dirvi come stanno realmente le cose.

Ci troviamo in una situazione molto delicata, in cui dobbiamo decidere il nostro futuro. Si tratta di un futuro che riguarda noi tutti, come lavoratori e come persone, e che riguarda il nostro Paese, per il ruolo che vuole occupare a livello internazionale.

Basta pensare a quanto è basso il livello degli investimenti stranieri in Italia, a quante imprese hanno chiuso negli ultimi anni e a quante altre hanno abbandonato il Paese per capire la gravità della situazione.

Non nascondiamoci dietro il paravento della crisi.

La crisi ha reso più evidente e, purtroppo, per molte famiglie, anche più drammatica la debolezza della struttura industriale italiana.

La cosa peggiore di un sistema industriale, quando non è in grado di competere, è che alla fine sono i lavoratori a pagarne direttamente – e senza colpa – le conseguenze.

Quello che noi abbiamo cercato di fare, e stiamo facendo, con il progetto “Fabbrica Italia” è invertire questa tendenza.

I contenuti del piano li conoscete bene e prevedono di concentrare nel Paese grandi investimenti, di aumentare il numero di veicoli prodotti in Italia e di far crescere le esportazioni.

Ma il vero obiettivo del progetto è colmare il divario competitivo che ci separa dagli altri Paesi e portare la Fiat ad un livello di efficienza indispensabile per garantire all’Italia una grande industria dell’auto e a tutti i nostri lavoratori un futuro più sicuro.

Non ci sono alternative.

La Fiat è una multinazionale che opera sui mercati di tutto il mondo.

Se vogliamo che anche in Italia cresca, rafforzi le proprie radici e possa creare nuove opportunità di lavoro dobbiamo accettare la sfida e imparare a confrontarci con il resto del mondo.

Le regole della competizione internazionale non le abbiamo scelte noi e nessuno di noi ha la possibilità di cambiarle, anche se non ci piacciono. L’unica cosa che possiamo scegliere è se stare dentro o fuori dal gioco.

Non c’è nulla di eccezionale nelle richieste che stanno alla base della realizzazione di “Fabbrica Italia”.

Abbiamo solo la necessità di garantire normali livelli di competitività ai nostri stabilimenti, creare normali condizioni operative per aumentare il loro utilizzo, avere la certezza di rispondere in tempi normali ai cambiamenti della domanda di mercato.

Non c’è niente di straordinario nel voler aggiornare il sistema di gestione, per adeguarlo a quello che succede a livello mondiale.

Eccezionale semmai – per un’azienda – è la scelta di compiere questo sforzo in Italia, rinunciando ai vantaggi sicuri che altri Paesi potrebbero offrire.

Anche la proposta studiata per Pomigliano non ha nulla di rivoluzionario, se non l’idea di trasferire la produzione della futura Panda dalla Polonia in Italia.

L’accordo che abbiamo raggiunto ha l’unico obiettivo di assicurare alla fabbrica di funzionare al meglio, eliminando una serie interminabile di anomalie che per anni hanno impedito una regolare attività lavorativa.

Proprio oggi abbiamo annunciato che, insieme alle organizzazioni sindacali che hanno condiviso con noi il progetto, metteremo in pratica questo accordo.

Insieme ci impegneremo perché si possa applicare pienamente, assicurando le migliori condizioni di governabilità dello stabilimento.

So che la maggior parte di voi ha compreso e ha apprezzato l’impegno che abbiamo deciso di prendere.

Credo, inoltre, che questo non sia il momento delle polemiche e non voglio certo alimentarle.

Ma di fronte alle accuse che sono state mosse e che hanno messo in dubbio la natura e la serietà del progetto “Fabbrica Italia”, sento il dovere di difenderlo.

Non abbiamo intenzione di toccare nessuno dei vostri diritti, non stiamo violando alcuna legge o tantomeno, come ho sentito dire, addirittura la Costituzione Italiana.

Non mi sembra neppure vero di essere costretto a chiarire una cosa del genere. E’ una delle più grandi assurdità che si possa sostenere.

Quello che stiamo facendo, semmai, è compiere ogni sforzo possibile per tutelare il lavoro, proprio quel lavoro su cui è fondata la Repubblica Italiana.

L’altra cosa che mi ha lasciato incredulo è la presunta contrapposizione tra azienda e lavoratori, tra “padroni” e operai, di cui ho sentito parlare spesso in questi mesi.

Chiunque si sia mai trovato a gestire un’organizzazione sa bene che la forza di quell’organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano.

Voi lo avete dimostrato nel modo più evidente, grazie al lavoro fatto in tutti questi anni, trasformando la Fiat, che nel 2004 era sull’orlo del fallimento, in un’azienda che si è guadagnata il rispetto e la stima sui principali mercati internazionali.

Quando, come adesso, si tratta di costruire insieme il futuro che vogliamo, non può esistere nessuna logica di contrapposizione interna.

Questa è una sfida tra noi e il resto del mondo.

Ed è una sfida che o si vince tutti insieme oppure tutti insieme si perde.

Quello di cui ora c’è bisogno è un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilità e i sacrifici in vista di un obiettivo che vada al di là della piccola visione personale.

Questo è il momento di lasciare da parte gli interessi particolari e di guardare al bene comune, al Paese che vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni.

Questo è il momento di ritrovare una coesione sociale che ci permetta di dare spazio a chi ha il coraggio e la voglia di fare qualcosa di buono.

Sono convinto che anche voi, come me, vogliate per i nostri figli e per i nostri nipoti un futuro diverso e migliore.

Oggi è una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita e che ci offre la possibilità di realizzare questa visione.

Cerchiamo di non sprecarla.

Grazie per aver letto questa lunga riflessione e grazie a tutti quelli, tra voi, che vorranno mettere le loro qualità e la loro passione per fare la differenza.

Buon lavoro a tutti.
Sergio Marchionne





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Ritratto di Chicolatino
9 luglio 2010 - 15:29
Mi viene da piangere!
Ritratto di Pito28
9 luglio 2010 - 16:06
Questo scritto è un'inno all'ipocrisia: andrebbe inserito nel dizionario come definizione della parola! Questo "uomo" butta là parole a vanvera (addirittura si definisce un lavoratore!!!) vuote benchè melanconiche e mielose nel classico stile di chi pensa che ti sta facendo un grande favore. Ma cosa ne sa lui le cui tasche traboccano di soldi, in gran parte dati dallo Stato, di come vive un operaio con gli stipendi da fame egli orari assurdi che gli impone? Veramente vergognoso, neanche il buon gusto di stare zitto. Che schifezza...
Ritratto di bombolone
9 luglio 2010 - 17:25
Il vizio nazionale di noi italiani è la mancanza di memoria. E, permettimelo, di serietà. Siamo pronti a seguire il pifferaio di turno quando ci incanta con promesse mirabolanti, annunci clamorosi, autoincensazioni gratuite (che, viste dall’estero, fanno solo ridere). Quando invece arriva uno che lavora (perché mi spiace per te, ma Marchionne si smazza 14 ore di c…o al giorno, e impone questi ritmi ai suoi collaboratori più stretti), e che ricorda a tutti quanti che è il momento di tornare con i piedi per terra perché altrimenti i nostri concorrenti più competitivi ci distruggeranno, bene, quando arriva uno così lo copre di insulti. Dimenticando, tra l’altro, che alcuni anni fa questo signore salvò la Fiat dal fallimento.
Ritratto di Pito28
12 luglio 2010 - 09:32
Ma famme ride, Marchionne si smazza 14 h al giorno... infatti si vede com'è sciatto e tribolato! ma come te ne va!!! marchionne cos'ha salvato? La Fiat? Questa poi, è proprio bella! La Fiat l'hanno salvata, a più riprese, i soldi dello Stato (quindi anche tuoi suppongo), altro che questi manager che di eccezionale hanno solo lo stipendio. E' ora di finirla di incensare questi venditori di fumo che guadagnano milioni di € sulle spalle dei poveri disgraziati come noi che vengono mandati a casa in nome della competitività e delle ristrutturazioni aziendali!
Ritratto di autolog
10 luglio 2010 - 09:07
Che tristezza leggere certi commenti.... Marchionne non è un lavoratore? L'uomo che ha salvato la Fiat da sicuro fallimento e impedito che quasi 100.000 posti di lavoro andassero in fumo è un ipocrita che ruba i soldi pubblici, quando lo Stato italiano della Fiat e dei suoi lavoratori se ne frega completamente da almeno 10 anni? Se i dipendenti dei ministeri romani fossero tutti così, noi saremmo probabilmente il primo Paese al mondo per efficienza. Cmq anche se portassero tutta la produzione di auto del gruppo in Italia e facessero le cose migliori dell'universo, per qualcuno sarebbe sempre robaccia perché è Fiat e anche se non prendessero sovvenzioni statali per un secolo ci sarebbe sempre uno di turno pronto a gridare "al ladro!". Che schifezza, davvero (E cmq un inno si scrive senza apostrofo)
Ritratto di money82
10 luglio 2010 - 10:59
1
non ci faccia ridere per cortesia autolog, è dagli anni 90 che la fiat riceve soldi dallo stato ed è meglio non parlare di numeri altrimenti sbianca immediatamente...
Ritratto di alfo88
10 luglio 2010 - 17:52
e allora vai a dirigere tu la fiat..sarei proprio curioso di vedere come te la cavi!E' per colpa delle persone come te che l'Italia è un popolo di invidiosi e retrogradi!Vergogna!
Ritratto di GG45
9 luglio 2010 - 16:16
Concisamente: qualche marchionne in più e molti furfanti in meno. Sarebbe certamente molto ma molto meglio per tutti.
Ritratto di Fulvia72
9 luglio 2010 - 17:08
spero che creda davvero in quel che ha scritto
Ritratto di Limousine
9 luglio 2010 - 17:21
Che parole "toccanti". Caro Sergio, invece di fare il finto difensore dei lavoratori, ti suggerisco vivamente MENO CHIACCHIERE (arte in cui eccelli) e PIU' AZIONE (arte in cui latiti). Perchè non pensi ANZITUTTO di produrre vetture appetibili per il Pubblico Pagante? Perchè non IMPONI la QUALITA' TOTALE per i tuoi prodotti? Perchè non licenzi in TRONCO i tuoi designer che oramai appiccicano il muso della 500 a tutte le prossime Fiat, rovinandole? Perchè non la smetti di ricarrozzare i tuoi BIDONI, rimarchiandoli ignobilmente Alfa Romeo e Lancia? Perchè non prendi una bella zappa (NON quella motorizzata, però) e non vai a lavorare sul serio per la prima volta in vita tua? Hai proprio una gran bella faccia tosta!!!
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