CI RISIAMO. CON LA SCUSA DELLA GUERRA in Libia e dell’embargo di Trump sul petrolio iracheno, i prezzi dei carburanti sono schizzati in alto, in concomitanza con il maxi-ponte che, da Pasqua al 1° maggio, ha visto viaggiare milioni di automobilisti. Chi ha fatto rifornimento in quei giorni, pagando la benzina anche 2 euro il litro, si dev’essere chiesto per l’ennesima volta come mai le compagnie petrolifere siano così solerti nel “suggerire” il rialzo dei listini alle proprie reti di distribuzione (cioè nell’aumentare i prezzi alla pompa) se le tensioni internazionali si riflettono sul costo del petrolio, e risultino invece così... flemmatiche quando la situazione potrebbe consentire una certa rapidità nell’abbassarli. Questa doppia velocità nell’andamento dei prezzi (velocissimi in salita, lenti come lumache in discesa) viene denunciata da sempre, senza aver mai ricevuto spiegazioni convincenti.
C’È DA AUGURARSI che i 4 euro in più a “pieno” calcolati dal Codacons come conseguenza dei rincari del lungo ponte pasquale non siano altro che il risultato di una speculazione “mordi e fuggi”, destinata lentamente a rientrare con il normalizzarsi dei prezzi. Famiglie e imprese, infatti, non hanno bisogno di ulteriori mazzate. Avendo versato, per i carburanti, 60 miliardi di euro nel 2018, per il 60% girati allo Stato sotto forma di Iva e accise (quelle che Salvini aveva promesso di abolire), e solo per il restante 40% riconducibili al costo industriale dei derivati del petrolio. In concreto, per la benzina, il gasolio e il gas gli automobilisti sborsano in media circa 800 euro l’anno a testa, con punte superiori ai 1.100 in Umbria e Molise; soldi che equivalgono alla metà delle spese fisse per l’auto (il resto lo fanno Rca, bollo e revisione). E presto, probabilmente senza esserne consapevoli, finiranno per spendere di più.
TRA LE CONSEGUENZE dell’irrazionale fuga dal diesel, del resto, vanno messi in conto pure il maggior consumo delle auto a benzina e il prezzo più alto di questo carburante, tassato in misura più gravosa rispetto al gasolio. C’è chi si difende puntando sull’alimentazione a gas: chiedetelo ai tanti che lo hanno fatto nel 2009, sull’onda degli incentivi di allora, e che adesso sono in coda per la sostituzione e il collaudo del serbatoio, obbligatori dopo dieci anni. Vanno incontro anche a 12 mesi di attesa, secondo un’inchiesta di Striscia la notizia, per la valanga di richieste di questi giorni; 12 mesi nei quali dovranno viaggiare a benzina, vanificando i benefici economici di quella scelta.
Guido Costantini



