SEMBRANO DETTATE DAL PANICO le proposte per la transizione energetica che, nelle intenzioni della Commissione guidata da Ursula Von der Leyen, dovrebbero consegnarci un mondo migliore già entro il 2035. Il clima impazzito deve aver spaventato da morire Bruxelles, che vuole imporre uno sprint degno di Lamont Marcell Jacobs al cambiamento cui è chiamata l’automobile. Ma qui non ci sono medaglie da innalzare al cielo, e la gara a chi ha l’anima più verde rischia solo di fare danni, vista la marginalità dell’auto nelle emissioni globali di CO2 (12%) e ancor di più quella del Vecchio Continente nel suo insieme. Dove la produzione totale di gas serra è in calo da tempo, a differenza che in Cina e India. Ancora quattrordici anni, e da noi di auto col motore termico (col loro carico di rumore, puzza e inquinamento) non se ne potranno più comprare. Invece, sfrecceranno “pulitissime” vetture elettriche, magari con gadget come il profumo all’essenza di benzina; e pazienza se saranno alimentate con energia prodotta da centrali nucleari o a carbone.
IL PACCHETTO DI MISURE che fra l’altro mette al bando le vetture a benzina e quelle a gasolio, oltre alle ibride, per ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2035 e portarci alla neutralità climatica entro il 2050, avrà un pesante impatto sociale. Ben vengano le gigafactory (come quella annunciata a Termoli dal gruppo Stellantis), ma non nascondiamoci dietro a un dito: la produzione di batterie non compenserà i milioni di posti di lavoro persi nelle fabbriche che sfornano motori, come nel resto della filiera produttiva e dell’assistenza, per la minor necessità di interventi richiesti dalle auto a pila rispetto a quelle tradizionali.
SENZA CONTARE CHE, con la pesante tassazione sui carburanti che tutti conosciamo, è proprio l’automobile a tenere in piedi i conti pubblici dei Paesi europei. E queste entrate fiscali bisognerà pur rimpiazzarle, quando per strada ci saranno solo vetture elettriche. Per fortuna, l’iter di approvazione del pacchetto Ue è lungo e complesso, e passerà attraverso i singoli Stati. Dunque, ci si appella al buonsenso di chi li governa. Che a volte non manca, com’è appena accaduto in Italia col rinnovo degli incentivi anche per le Euro 6 e l’estensione all’usato più green. Un modo intelligente per favorire la sostituzione di vetture vecchie, pericolose e inquinanti, aprendo a un graduale passaggio all’elettrico, anziché sognare un futuro da romanzo di fantascienza.



