A CHI NON È SUCCESSO DI ENTRARE in una concessionaria e scoprire che gli optional scelti per l’auto dei suoi sogni ne avrebbero fatto ritardare (di qualche settimana) la consegna? Quella che fino a ieri non era altro che una spiacevole eventualità, poco più che un “rischio del mestiere” di consumatore spesso aggirabile, se si aveva fretta, scegliendo un altro modello o passando a una marca concorrente, oggi si sta trasformando in una spada di Damocle sospesa sull’intero mondo dell’automobile. Una delle tante, direte: sì, ma questa è di quelle pericolose. Perché il problema dei ritardi riguarda un po’ tutti i costruttori. E, spesso, non sono quantificabili.
A METTERE NEL SACCO le case automobilistiche (e a complicare la vita ai clienti) è la carenza di microchip, componenti elettronici principalmente a base di silicio fondamentali per le tecnologie di bordo più evolute. Secondo la Deloitte, multinazionale della consulenza, la perdita potenziale per il comparto dell’automotive è di 52 miliardi di dollari, dovuta a un taglio di produzione stimato tra 700.000 e 1,3 milioni di veicoli. Da tempo, le fabbriche funzionano a singhiozzo perché i big cinesi (ma anche coreani e di Taiwan) che controllano il mercato dei semiconduttori stanno privilegiando altri settori (come quello dell’elettronica di consumo) dove la domanda ”tira” nonostante la pandemia. Chi produce auto si vede consegnare in ritardo questi “preziosi” componenti, con pesanti ricadute sul processo produttivo e, a cascata, su quello commerciale.
A QUESTO PROPOSITO, citiamo, tra le tante, la segnalazione di un lettore innamorato di una crossover di marca tedesca, cui è stato detto, in fase d’acquisto, di dimenticare il sistema di sicurezza attiva Pre-Safe (quello che rende l’incidente il meno traumatico possibile, pretensionando le cinture). Niente da fare neanche per i sensori che gestiscono il monitoraggio dell’angolo cieco dei retrovisori. Coi due optional, la consegna era rinviata a data da destinarsi; senza, sarebbe andata in porto in poche settimane, ma il cliente avrebbe ricevuto una vettura impoverita e meno sicura. In attesa che il presidente degli Usa Biden da un lato e l’Unione europea dall’altro riescano in qualche modo a esercitare il loro peso politico pure su questo fronte, resta il paradosso di un’automobile colpita duramente proprio mentre è alle prese con le difficili sfide dell’elettrificazione e della guida assistita. Che, dei microchip, hanno più bisogno che mai.
Guido Costantini



