05
2025
maggio 2025
Editoriale pubblicato su alVolante di

Ricarica: un terno al lotto in cui si perde troppo spesso

IL MESE SCORSO avevamo parlato di elettriche: del buono e del meno buono che offrono a chi le usa ogni giorno. Purtroppo dobbiamo tornare sull’argomento, perché passi avanti che paiono assodati a volte si rivelano illusioni. Che è successo? AlVolante è a Milano, in piena ztl Area C, dove le auto a basse (o zero) emissioni girano numerose perché entrano gratis. Di conseguenza un po’ di colonnine pubbliche sono state installate e ci capita di utilizzarle; mai, però, avevamo perso due mattine per racimolare pochi kWh.

L’ELENCO INCOMPLETO del nostro recente peregrinare include due colonnine guaste; tre occupate da auto in ricarica; due inagibili perché vi erano parcheggiati davanti un furgone diesel e una microcar elettrica, che dopo essersi “rifornita” lì è rimasta, abusivamente. Infine, quando sembrava che avessimo trovato un posto libero, il flusso di corrente è durato pochi secondi; poi, stop. E non c’è stato verso di farlo ripartire, neanche telefonando al gestore. Tutto questo succede nella ”moderna e ricca” Milano, dove il problema si limita a una (gran) perdita di tempo. Figuriamoci cosa può succedere se ci si avventura in qualche viaggetto, con il rischio di rimanere bloccati per strada, di notte, con la famiglia.

I NUMERI TRANQUILLIZZANO: i punti di ricarica aumentano di continuo e sono sempre più potenti. Ma la pratica è diversa dalla teoria, e non tanto per colpa delle auto, quanto di una crescita che sembra non stare dietro all’aumento dei mezzi a corrente (anche ibridi plug-in), alla maleducazione di qualcuno e a pecche di affidabilità, praticità e raziocinio nella messa in opera. Perché molto spesso non c’è una tettoia? Sarà anche un discorso di costi e permessi; di certo, srotolare e collegare il cavo e far partire la ricarica sotto la pioggia non è divertente.

PER SCOPRIRE (e correggere) i problemi, chiediamo che chi cura le infrastrutture e chi dà i permessi si muova di più sul campo, e lo faccia con un’auto elettrica: basteranno poche ore per capire che i report a distanza di guasti e disfunzioni raccontano solo una minima parte della storia. Questo mese ci siamo presentati in incognito nelle concessionarie, ponendo la domanda del secolo: “Mi consiglia una vettura a corrente o un’ibrida?”. Con le inevitabili differenze, tutti i venditori hanno dimostrato di aver studiato la parte; le domande su autonomia e costi hanno ricevuto risposte non troppo lontane dal vero. Ma quanto alle ricariche pubbliche, “tutto va bene, madama la marchesa”. Forse lo dicono per non perdere una vendita; forse, più semplicemente, non ne hanno mai dovuta usare una.



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