IN BORSA IL 10% - Mercoledì la
Ferrari vivrà una nuova partenza. Questa volta però il mossiere non sventolerà una bandiera né si accenderà un semaforo verde: il via di mercoledì sarà infatti quello dato alle contrattazioni dei titoli Ferrari introdotti per la prima volta sul
mercato azionario. Il gruppo FCA ha infatti deciso di mettere in vendita circa il 10% del pacchetto azionario della società, a un prezzo che si prevede sarà tra 48 e 52 dollari.
IL CAVALLINO PER IL BISCIONE - Con l'operazione il gruppo italo-americano introiterà circa un miliardo che sarà utile per finanziare i piani messi a punto per i prossimi anni, in particolare per il rilancio dell'Alfa Romeo. Anche per questa ragione la novità dell'ingresso in Borsa della Ferrari viene seguita con grande interesse e curiosità.
TUTTO ESAURITO - Alla vigilia dell'esordio newyorkese (successivamente le azioni Ferrari saranno quotate anche alla Borsa di Milano) non solo non ci sono dubbi sul l'esito positivo della vendita, vale a dire che non ci sono dubbi che tutte le azioni poste sul mercato troveranno un investitore pronto a comprarle. E non solo: secondo le autorevoli indiscrezioni provenienti da Wall Street, la domanda per le azioni della casa di Maranello in questi giorni è stata ampiamente superiore alla disponibilità. Lo ha scritto l'agenzia economica Bloomberg e c'è perciò da aspettarsi che la FCA decida di fissare un prezzo di vendita al limite massimo della forbice indicata. Così come è probabile che dopo l'avvio delle contrattazione il titolo prenda ulteriore valore.
PREVISIONI OTTIMISTICHE - Gli analisti economici concordano nel prevedere che dall'operazione uscirà un valore della Ferrari superiore agli 11 miliardi stimati dall'amministratore delegato Sergio Marchionne (nella foto sopra con John Elkann) qualche mese fa. Ciò sarebbe un elemento ulteriormente positivo è favorevole per le prospettive economico-finanziarie del gruppo.
FASCINO E REDDITIVITÀ - A rendere così appetibili le azioni Ferrari è anzitutto la loro notevole redditività, legata all'ottimo stato di salute della società del Cavallino Rampante, oltre all'enorme fascino esercitato nel mondo - non solo economico ma certamente anche quello economico - dal marchio di Maranello.