FRONTI DIVERSI - Mentre in Italia è impantanata in vicende di rapporti sindacali, sul piano globale la Fiat continua la sua strategia volta ad arrivare all’acquisizione del 100% della Chrysler (in alto il quartier generale nei pressi di Detroit). Stamani la Fiat ha comunicato di aver avviato la procedura per l’acquisizione di un ulteriore 3,3% delle azioni Chrysler in mano al fondo di assistenza sanitaria dei lavoratori pensionati.
IL QUADRO ODIERNO - Attualmente il Veba detiene il 41,5% di Chrysler Group mentre il restante 58,5% è in mano alla Fiat. Ma oltre al 3,3% in ballo con l’iniziativa di oggi, sono in via di perfezionamento altre due acquisizioni di pari entità, che una volta definitive vedranno la Fiat detenere il 68,49%. Le procedure di legge americane, trattandosi di quote in mano a un fondo assistenziale, prevedono infatti che ogni acquisizione venga valutata da una apposita corte dello stato del Delaware.
QUANTO COSTA? - In ballo c’è il metodo di calcolo del valore delle azioni, che - come in ogni trattativa di compravendita - vede due posizioni differenti tra Veba che deve vendere e Fiat che vuole comprare. Secondo la Fiat l’opzione d’acquisto avanzata oggi richiederebbe l’esborso di 254,7 milioni di dollari.
IN MANO AI GIUDICI - Le parti stanno attendendo che la corte del Delaware si esprima sul metodo di calcolo per stabilire il valore da applicare per il primo blocco di azioni opzionate dalla Fiat. Dopo di che, per le opzioni di acquisto successive verrà applicato lo stesso sistema di calcolo. Il ricorso al giudice è stato necessario perché tra la Fiat e il Veba esiste un forte divario su come si debba arrivare a fissare quel valore, un divario tanto profondo che per il gruppo italiano quel 3,3% di azioni vale 140 milioni di dollari, mentre per il Veba di milioni ne vale 340. È evidente che una discrepanza del genere va a mettere sotto luci diverse l’intera operazione. Nell’acquisizione del 100% della Chrysler questa differenza nel modo di calcolare il valore delle azioni darebbe luogo a una discrepanza nell’ordine di 2,5 miliardi di dollari.
CRONISTORIA - Tutta la vicenda è iniziata il 3 luglio 2012 quando la Fiat ha esercitato l'opzione per l'acquisto dal Veba della prima tranche del 3,3% del capitale di Chrysler. Il 26 settembre 2012 la Fiat ha chiesto conferma al giudice del Delaware del prezzo da pagare per tale partecipazione. Il 3 gennaio di quest’anno la Fiat ha esercitato una seconda opzione per l'acquisto di una ulteriore tranche di azioni, di nuovo del 3,3% del capitale di Chrysler. Stamane la proposta della terza opzione. Si resta in attesa del giudizio del tribunale del Delaware.