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Fiat: altra opzione del 3,3% della Chrysler

08 luglio 2013

Il gruppo Italiano ha avanzato un’altra proposta per un ulteriore 3,3% del pacchetto azionario della Chrysler.

Fiat: altra opzione del 3,3% della Chrysler
FRONTI DIVERSI - Mentre in Italia è impantanata in vicende di rapporti sindacali, sul piano globale la Fiat continua la sua strategia volta ad arrivare all’acquisizione del 100% della Chrysler (in alto il quartier generale nei pressi di Detroit). Stamani la Fiat ha comunicato di aver avviato la procedura per l’acquisizione di un ulteriore 3,3% delle azioni Chrysler in mano al fondo di assistenza sanitaria dei lavoratori pensionati. 
 
IL QUADRO ODIERNO - Attualmente il Veba detiene il 41,5% di Chrysler Group mentre il restante 58,5% è in mano alla Fiat. Ma oltre al 3,3% in ballo con l’iniziativa di oggi, sono in via di perfezionamento altre due acquisizioni di pari entità, che una volta definitive vedranno la Fiat detenere il 68,49%. Le procedure di legge americane, trattandosi di quote in mano a un fondo assistenziale, prevedono infatti che ogni acquisizione venga valutata da una apposita corte dello stato del Delaware. 
 
QUANTO COSTA? - In ballo c’è il metodo di calcolo del valore delle azioni, che - come in ogni trattativa di compravendita - vede due posizioni differenti tra Veba che deve vendere e Fiat che vuole comprare. Secondo la Fiat l’opzione d’acquisto avanzata oggi richiederebbe l’esborso di 254,7 milioni di dollari.
 
IN MANO AI GIUDICI - Le parti stanno attendendo che la corte del Delaware si esprima sul metodo di calcolo per stabilire il valore da applicare per il primo blocco di azioni opzionate dalla Fiat. Dopo di che, per le opzioni di acquisto successive verrà applicato lo stesso sistema di calcolo. Il ricorso al giudice è stato necessario perché tra la Fiat e il Veba esiste un forte divario su come si debba arrivare a fissare quel valore, un divario tanto profondo che per il gruppo italiano quel 3,3% di azioni vale 140 milioni di dollari, mentre per il Veba di milioni ne vale 340. È evidente che una discrepanza del genere va a mettere sotto luci diverse l’intera operazione. Nell’acquisizione del 100% della Chrysler questa differenza nel modo di calcolare il valore delle azioni darebbe luogo a una discrepanza nell’ordine di 2,5 miliardi di dollari.
 
CRONISTORIA - Tutta la vicenda è iniziata il 3 luglio 2012 quando la Fiat ha esercitato l'opzione per l'acquisto dal Veba della prima tranche del 3,3% del capitale di Chrysler. Il 26 settembre 2012 la Fiat ha chiesto conferma al giudice del Delaware del prezzo da pagare per tale partecipazione. Il 3 gennaio di quest’anno la Fiat ha esercitato una seconda opzione per l'acquisto di una ulteriore tranche di azioni, di nuovo del 3,3% del capitale di Chrysler. Stamane la proposta della terza opzione. Si resta in attesa del giudizio del tribunale del Delaware.


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Ritratto di SignorLoBorro
8 luglio 2013 - 15:02
2
Ancora esiste gente che non ha capito che Fiat e' fallita?
Ritratto di LucaPozzo
8 luglio 2013 - 16:17
Che vuoi farci, purtroppo gli analisti di mezzo mondo non hanno ancora capito che devono chiedere a te. Peró credo che se gli dici in quale bar ti possono trovare saranno felici di venire a farsi spiegare come gira il mondo.
Ritratto di pirampepe2013
8 luglio 2013 - 16:44
è così importante per Fiat acquisire Chrysler al 100%? O forse potrebbe essere meglio lasciare una quota apprezzabile al fondo pensione dei dipendenti, per far sentire questi ultimi più motivati e coinvolti? In merito a questo recente articolo sullo stesso argomento: http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201306061628195952&chkAgenzie=TMFI non posso fare a meno di notare la sottovalutazione del rating (BB- per S&P, una valutazione da high yield non molto distante dal junk... e suscettibile di ulteriori ribassi!). Ma questi signori lo sanno che per finanziarsi sul mercato a Fiat basterebbe operare uno spin-off di Ferrari, cedendo soltanto un pacchetto di minoranza; e che ci sarebbe la ressa tra Fondi Sovrani per poter acquistare? Che ne pensa? :-)
Ritratto di Paolo_1973
9 luglio 2013 - 12:39
Non so se sono competente, ma ti dico quello che penso. Il controllo del 100% era importante per Fiat fino a due settimane fa, perché la cassa di Chrysler era „bloccata“, e ci si poteva accedere solo col 100%. Con i nuovi accordi bancari, la situazione è cambiata radicalmente, Chrysler può staccare dividendi per gli azionisti (sia Fiat che Veba) oltre a Una tantum del valore massimo di 500 milioni (cito a memoria). In queste condizioni, Fiat non ha più urgenza di arrivare al 100%. Il problema era gestire questa fase, fino a fine 2014 circa, in cui l’europa soffre tremendamente (vedi parole di Ghosn e risultati di PSA pubblicati ieri, ancora una volta disastrosi), e i prodotti per le esportazioni, che dovrebbero saturare gli stabilimenbti europei di Fiat, stanno partendo solo ora (500L in USA, maserati, ma mancano ancora i 500X e Mini Wrangler a melfi, il SUV Maserati e tutta la gamma Alfa a Mirafiori). Fino a fine 2014 Fiat ex-Chrysler soffrirà, quindi la cassa soffrirà e l’indebitamento rischia di alzarsi troppo. Ora con la possibiità di staccare i dividendi da chrysler, questo problema è eliminato. Quindi Fiat potrebbe accontentarsi di queste quote, e pure VEBA potrebbe non avere più urgenza di monetizzare la totalità della propria quota, e piuttosto prendere i dividendi, che costituiscono una sorta di rendita annuale.
Ritratto di LucaPozzo
9 luglio 2013 - 20:56
@Pirampepe. Premetto che sul piano finanziario in realtà non posso dirmi competente (ho sempre lavorato più lato produttivo e poi commerciale/prodotto). Da punto di vista della motivazione dei dipendenti il coinvolgimento di VEBA non è in fondo così rilevante. Ad oggi i dipendenti Chrysler sono decisamente euforici (è anche comprensibile, loro nel 2010-2011 erano in una situazione che in confronto Fiat nel 2003 era un paradiso). Sul rating il problema principale è che si continua a pesare in maniera eccessiva la market share delle immatricolazioni (senza guardare cosa c’è veramente dentro). Che è alla base di tutte le distorsioni del mercato come le km zero ad esempio. Purtroppo le agenzie di rating non hanno le competenze per valutare veramente i piani di investimento delle case (e le case rilasciano poche informazioni se non in prossimità delle ristrutturazioni del debito). Ottimi momenti di valutazione sono le aperture di nuove linee o nuovi impianti, perché lì vi è un’evidenza del peso degli investimenti, anche se rimane un’incertezza sulle prospettive degli stessi. Per il resto, piuttosto che non avere in mano nulla, si usano le targhe come criterio di valutazione. Sulle effettive ragioni della crescita nell’azionariato Paolo ha fatto un’analisi corretta. In più ci si è resi conto che l’integrazione tra i due soggetti del gruppo deve per forza accelerare e la condivisione societaria può dare una mano a livello pratico su molte cose. Ad esempio l’aspetto dei contratti verso l’esterno è critico: avere un unico soggetto (a livello di entità giuridica) per il purchasing fortifica il potere contrattuale e riduce molti costi del procurement. Stesso discorso per le attività operative: oggi gli standard produttivi e i sistemi informativi sono quasi del tutto omogenei e integrati (WCM condiviso, server comuni e dialoganti, applicativi gestionali che hanno iniziato a parlarsi, ecc.) mancano solo i contenuti, dunque una vera e propria condivisione dello sviluppo prodotto, dei processi logistici (io mi auguro anche del marketing lato comunicazione), ecc.
Ritratto di pirampepe2013
11 luglio 2013 - 19:12
Pongo una banale riflessione: il brand Fiat è immancabilmente europeo (anche se il peso delle immtricolazioni mi pare si sposti sempre più più su Brasile e Sud America). Di conseguenza i costi di rifinanziamento sono molto più alti perché scontano la pessima situazione del mercato europeo, e l'acquisizione totale di Chrysler potrebbe nascondere questo paradosso: indebitarsi oggi per pagare meno il costo del debito domani, avendo inglobato definitivamente una realtà di migliori prospettive e dove storicamente gli oneri finanziari per gli investimenti industriali sono più bassi. Sbronzeta? Beh, ne dico tante, una più una meno... :-)
Ritratto di elioss
8 luglio 2013 - 16:57
4
condivido luca :D Come mai non lo chiamano come esperto finanziario in società da miliardi di € l'anno non lo capisco proprio! Italiota
Ritratto di Gino2010
9 luglio 2013 - 16:11
e quindi nel caso di fiat,meno azioni chrysler e RCS e qualche modello alfa/lancia in più,(es.SUV alfa,erede della brera,magari una nuova stratos o delta hf 4x4),per ridare un po' del prestigio perso dai nostri marchi e reggere la concorrenza.Ho la sensazione che il mondo ultimamente ha girato con l'idea che i paesi ricchi dovevano vivere di finanza ed ICT mentre le auto come l'acciaio come pure le uova le dovevano fare i cinesi,i brasiliani,i vietnamiti ecc.Mi sembra che i risultati di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti.Dammi pure del comunista,dimmi pure che la penso come il papa,che di economia non capisco niente ma quando sento parlare di miliardi di dollari per accrescere una quota di azionariato superiore al 51% che dovrebbe garantire già il controllo di chrysler mi chiedo:quanti modelli si potevano fare con quei soldi?
Ritratto di LucaPozzo
9 luglio 2013 - 20:57
Condivido pienamente su RCS. O per lo meno, avrei almeno preferito vedere questa operazione gestita attraverso Exor e non attraverso Fiat. Su Chrysler penso che una conclusione chiara e netta del processo, con la fusione dei due soggetti, possa fare del bene anche all’attività operativa. E sicuramente negli ultimi anni si è lasciato indietro il discorso della produzione industriale. Anzi, peggio, si è investito su produzioni industriali destinate di partenza al fallimento. Ma nello specifico gli investimenti bloccati o limitati sul nostro settore sono stati un bene in questi ultimi anni. Almeno questo è quello che ci dicono i numeri. Non ne sono contento ovviamente. Come qualunque lavoratore del settore, sono felice come un bambino quando viene lanciato sul mercato un nuovo modello. E lo ero anche quando lavoravo per una o l’altra casa e veniva lanciato un modello della concorrenza, perché in fondo se rimani per anni in un settore così “disgraziato” (se mi si passa il termine) è perché impari ad amarlo in tutti i risvolti che sono positivi. Però se devo vederlo in prospettiva sono felice che non si sia corso il rischio, oggi certezza, di investire soldi per poi trovarsi a dover giustificare decine di migliaia di esuberi (perché oggi alcuni paesi possono permetterseli, il nostro no). Fa piacere vedere i primi segni (Grugliasco, Melfi, l’attrezzaggio di Mirafiori, ecc.). Sicuramente i dubbi rimangono anche perché, non possiamo negarlo, il nostro tessuto sociale e legale è estremamente incerto. Già solo la sentenza della corte costituzionale della settimana scorsa dà una misura della precarietà dello scenario. Ho provato a spiegare ad un ex collega tedesco di Opel cosa era capitato e facevo fatica a chiarire la situazione. Non riusciva a comprendere come un articolo di una legge potesse essere difeso da un sindacato fino ad una certa data e poi portato in tribunale subito dopo per sospetta incostituzionalità. L’unica spiegazione che ho trovato è stata: “in questo momento quell’articolo andava a loro svantaggio”. La sua risposta è stata esemplare: “Adesso ho capito. Scusa, è che noi qui cerchiamo di scrivere o cambiare le leggi per fare l’interesse della collettività, non quello delle singole organizzazioni o aziende”
Ritratto di napolmen
8 luglio 2013 - 20:35
..il problema sn gli altri o te che nn capisci cio' che leggi?
Ritratto di Merigo
8 luglio 2013 - 17:19
1
Spettabile e documentatissima Redazione, ci vuole spiegare in quali "vicende di rapporti sindacali" sarebbe impantanata Fiat in Italia? A me risulta che l'unica impantanata sia la FIOM (CGIL), che va avanti a glorificarsi di sentenze che hanno stufato gli stessi Suoi Operai a casa, mentre quelli FISMIC, FIM (CISL) e UILM (UIL) un poco meno integralisti e macina marroni, lavorano a Pomigliano e Grugliasco, e lavoreranno a Melfi appena riparte con le jeeppine. Detto questo sa, Redazione, che pur avendo seguito con attenzione la vicenda VEBA-FIAT, non ho capito nulla dell'articolo di oggi. Con articoli così confusi Vi meritate i commenti del SignorLoBorro.
Ritratto di saberto
9 luglio 2013 - 02:23
Mi sento sollevato a non essere l’unico a non pensarla come questi improvvisati esperti di economia. Tutti i giorni leggo attacchi nei confronti di Marchionne da persone senza un minimo di conoscenza della materia. Ma probabilmente non dovremmo nemmeno meravigliarci dopo aver assisitito a gesti quali quello della presidente della camere che dimostra chiaramenre la chiusura di parte del nostro governo verso le imprese. Dovremmo invece essere orgogliosi del cambiamento di rotta inferto da Marchionne che ha ridato speranza ad un’azienda destinata a vendersi a pezzi ad altri colossi stranieri (per la cronaca, altro simbolo del made in Italy a passare in mani francesi: Loro Piana... che tristezza). Ma forse al bar fa più comodo sparare a zero....
Ritratto di LucaPozzo
9 luglio 2013 - 21:03
Sì, personalmente non ho per nulla apprezzato il gesto della Boldrini. L'invito di Marchionne può esser stato fatto con una modalità che ad alcuni è sembrata polemica, ma questo non giustifica le parole del presidente della camera. Rispetto e ammiro il suo lavoro con i profughi e gli immigrati e sicuramente su quei temi è un'esperta. Ma penso che a quel livello, prima di esprimere un giudizio così drastico, ci si debba informare e non è possibile farlo ascoltando, per così dire, una sola campana. Ha avuto l'occasione (e per chi si interessa di certi temi si tratta quasi di un privilegio) di toccare con mano ciò si cui si parla veramente, la produzione automotive in Italia. E secondo me ha sprecato questa occasione. Infine, ma probabilmente è la cosa più grave, è stata una scelta poco rispettosa del lavoro di quegli operai che hanno fatto una scelta diversa da quella proposta dalla FIOM e che a Sevel si impegnano ogni giorno e con ottimi risultati. Personalmente mi auguro che si possa ricondurre quanto prima la discussione ad un piano più pratico e meno ideologico. Altrimenti rimarremo sempre impantanati su discorsi ormai vecchi, mentre il resto del mondo va avanti per i fatti suoi.
Ritratto di caronte
15 agosto 2013 - 20:13
al momento non la ritengo un operazione necessaria visto che ha la maggioranza quei soldi possono essere utilizzati per altri scopi industriali.

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