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A Pomigliano d'Arco vince il sì

23 giugno 2010

Su quasi 4700 schede i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco hanno votato sì con il 62,2% delle preferenze e un'affluenza più alta di quanto ci si aspettava, intorno al 95%. I sindacati, però, continuano a chiedersi se il Lingotto manterrà la promesse fatte.

DUE TERZI SONO FAVOREVOLI - Si è concluso con il 62,2% dei sì e il 36% dei no il referendum sul futuro della fabbrica Fiat di Pomigliano d'Arco (nella foto). Alla fine del lungo scrutinio durato fino a notte inoltrata sono state controllate 4642 schede suddivise (4881 i votanti totali) tra 2888 favorevoli e 1673 contrari (59 le schede nulle e 22 le bianche). Il referendum ha coinvolto anche il polo distaccato di Nola dove ha spopolato il no: 192 contrari contro 77 favorevoli. Secondo il segretario della Uilm, Giovanni Sgambati, l'affluenza è stata del 95% con un assenteismo durante la giornata di lavoro considerato fisiologico e intorno al 4%.

SINDACATI SODDISFATTI
- Secondo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, “la logica della collaborazione tra le parti ha prevalso su quella del conflitto. La Fiat non può che riconoscere che vi sono tutte le condizioni per realizzare il promesso investimento in un contesto di pace sociale”.  Anche i sindacati hanno mostrato la loro soddisfazione. “I lavoratori di Pomigliano hanno compreso e condiviso le ragioni del nostro accordo” ha dichiarato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Rimane però ancora qualche dubbio sulle intenzioni della Fiat, soprattutto perché Sergio Marchione, il numero uno del gruppo, aveva chiesto il sì unanime di tutti le associazioni dei lavoratori.

QUALCHE DUBBIO
- Per questo Bruno Vitale, segretario nazionale della Cisl, si domanda: “I due terzi dei lavoratori hanno votato per il sì. Cosa ci si deve aspettare per Pomigliano? Bisogna chiederlo a Marchionne: sarebbe un Paese strano quello in cui si fa un accordo, si vince, e poi ci si comporta come se si fosse perso”. Anche la Cgil, attraverso le parole della sua vice segretaria nazionale, Susanna Camusso ha sottolienato l'importanza del referendum. “I lavoratori di Pomigliano”, ha detto, “si sono ritrovati improvvisamente arbitri di una contesa che preme su di loro e sulle loro aspettative personali perché in quel territorio, caratterizzato da un'alta disoccupazione, uno stabilimento come quello della Fiat svolge un ruolo essenziale e non sostituibile. Per questo chiediamo alla Fiat di confermare e avviare l'investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano e di riaprire la trattativa per un'intesa condivisa da tutti”.



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Ritratto di fiatpunto
23 giugno 2010 - 11:39
L'esito positivo del referendum si è verificato ma non è stato il plebiscito che egli si aspettava nonostante il carattere fortemente ricattatorio della consultazione. Ammiro i lavoratori che hanno avuto il coraggio di non piegarsi a condizioni di lavoro che ne calpestano diritti e dignità nonostante anch'essi abbiano una famiglia da mantenere. Contrariamente a quanto si dice con troppa superficalità anch'essi vogliono lavorare ma a condizioni dignitose e nel rispetto dei sacrosanti diritti loro e di tutti i lavoratori italiani.
Ritratto di Pito28
23 giugno 2010 - 12:46
Condivido ogni singola parola. Onore ai lavoratori di Pomigliano che non hanno abbassato la testa!
Ritratto di ghighen
23 giugno 2010 - 21:47
E' giusto. Mai piegarsi, piuttosto ci si spezza ! C'è un detto cinese che dice qualcosa del tipo: nella vita bisogna essere come il bambù, che cresce anche un metro al giorno e se il vento gli soffia contro, si piega ma non si spezza. La saggezza napoletana invece dice che se qualcuno chiede di rinunciare a percentuali di assenteismo del 30%, piuttosto di mettersi a lavorare seriamente come nel resto del mondo, si preferisce stare a casa. Del resto il mondo è bello perchè è vario, dicono ! A proposito di mondo, se Marchionne non prenderà la decisione di chiudere a fronte di una percentuale comunque troppo elevata di dipendenti che ha votato no, ci penseranno tra 2 o 3 anni se non prima i cinesi. E' infatti imminente l'invasione in Europa di auto che saranno sempre più rifinite, affidabili e a buon prezzo provenienti dal continente asiatico, mentre a Pomigliano continueranno a produrre poche auto con costi elevati e con problemi di affidabilità, perchè i "lavoratori napoletani" non sono disposti a modificare le proprie abitudini !!
Ritratto di Gianluigi74
23 giugno 2010 - 13:22
Io mi faccio un c..... così tutti i giorni tra 2 lavori precari, e questi qua sputano in faccia al lavoro stabile e dignitoso come quello in fiat!!!! La verità è che quando stai in cassa integrazione a vita, e c'hai il 2° lavoro al nero e tutte le agevolazioni possibili e quando alle elezioni ci sono più rappresentanti di seggio che operai alle catene di montaggio, c'è sicuramente qualcosa che nn va!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! L'altro giorno hanno fatto sciopero perchè marchionne aveva fatto una insinuazione sulla partita dell'italia!!!! Ma sciopero di che!!!!! Qui si deve lavorare altro che, e produrre come si faceva una volta e come fanno in polonia con produttività e turni che a pomigliano se li sognano. Se fossi marchionne a questo punto manderei via tutti quelli che hanno detto no!!!! il mio babbo mi ha insegnato a nn sputare nel piatto dove si mangia!!! Voglio vedere che succederà quando ci toccherà emigrare come i nostri nonni!!! Intanto salviamo il lavoro e poi si discute man mano che si attua il programma!!!
Ritratto di trap
23 giugno 2010 - 14:08
concordo pienamente
Ritratto di Ilopan
23 giugno 2010 - 19:20
Quoto
Ritratto di GL91
24 giugno 2010 - 10:44
Secondo me i lavoratori di Pomigliano non avevano altra scelta, anzi se avessero risposto no avrebbero solo fatto un piacere alla Fiat, che così spostava la Panda in Serbia e risparmiava. Dopo anni e anni di lavoro scadente e assenteismo, il coltello dalla parte del manico ce lo aveva l' azienda. Ora loro possono solo rimboccarsi le maniche, e dopo che avranno fatto il loro dovere per almeno 6 o 7 anni, potranno discutere se il contratto è equo o meno.

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