PIANO DA RIVEDERE - La Ford si appresta a correggere il proprio piano industriale quinquennale per arginare il calo delle immatricolazioni nel Vecchio Continente. Secondo quanto riportato dal portale specializzato Automotive News, la casa quest’anno si aspetta di perdere in Europa tra 399 e 479 milioni di euro; da qui, la necessità di correggere la rotta. La revisione in corso del piano industriale è stata resa nota dal direttore finanziario della casa di Dearborn, Bob Shanks, nel corso di un’intervista riportata dall’agenzia Reuters. Bocche cucite sulla natura dei provvedimenti in fase di studio: saranno presentati dal consiglio d’amministrazione verso metà luglio.
L’INDUSTRIA DELL’AUTO MACINA PROFITTI - Questo non vuol dire che la Ford se la passi male. Anzi. Malgrado le perdite in Europa, dovute alla crisi e alla sostanziale saturazione del mercato, la casa statunitense ha chiuso il 2011 con un utile operativo di oltre 4,5 miliardi di euro, in linea con tutti i principali costruttori. A smentire gli allarmismi di chi da tempo dichiara la crisi nera del settore, ci ha pensato recentemente il quotidiano Il Sole 24 Ore, che ha fatto i conti in tasca alle 16 maggiori case mondiali, analizzandone i bilanci. Risultato: per i costruttori d’auto il 2011 è stato un anno da record, con un fatturato complessivo di oltre mille miliardi di euro e utili di gestione a quota 48,6 miliardi.
IN CRESCITA GRAZIE AI BRIC - A trainare l’intero settore sono i mercati dei cosiddetti BRIC, un acronimo con cui si indicano i principali paesi in via di sviluppo: Brasile, Russia, India e Cina. A questi, va aggiunta la ripresa del mercato degli Stati Uniti. Così, le perdite generalizzate in Europa, dove tutti o quasi gli over 18 hanno ormai almeno una macchina, sono più che compensate dagli utili generati dai mercati più “giovani”.
LA VOLKSWAGEN ALL’INSEGUIMENTO DELLA TOYOTA - Gli stessi conti del gruppo Fiat-Chrysler, che il Sole 24 Ore ha ricavato sommando i bilanci delle due case, mostrano nel 2011 un giro d’affari di 67,5 miliardi di euro e un utile operativo di 1,85 miliardi. È ancora la Toyota a guidare la classifica delle vendite, con un fatturato di oltre 167,4 miliardi di euro; eppure, i “miseri” 3,2 miliardi di utile operativo della casa giapponese, che sconta le difficoltà legate allo tsunami dell’anno scorso, non sono che un terzo di quelli della Volkswagen e la metà di quelli della General Motors, su giri d’affari inferiori, rispettivamente di 129,7 e 107,1 miliardi. Il Sole 24 Ore fa notare che, dei maggiori gruppi automobilistici del mondo, solo tre hanno chiuso il 2011 in perdita: la francese Peugeot ha registrato un negativo per 92 milioni, mentre le giapponesi Mazda e Honda, in crisi per il già citato effetto tsunami, hanno segnato perdite operative, rispettivamente, per 348,6 e 695,5 milioni di euro.
















































