EMISSIONI VENEFICHE PER L’EUROPA - È polemica pesante in Europa dopo la decisione a maggioranza di lunedì scorso di rinviare il varo dei nuovi programmi di limitazione delle emissioni di CO2 delle auto. Al rinvio aveva lavorato molto la Germania che è riuscita a creare un’alleanza con altri paesi, capace di bloccare il voto che avrebbe stabilito le nuove tappe del cammino normativo per la riduzione delle emissioni.
A GIUGNO SEMBRAVA FATTA - A giugno c’era infatti stato un accordo di massima per arrivare al 2020 con un livello medio di emissioni per costruttore pari a 95 g/km, con pesanti sanzioni per chi avesse superato tale limite. Poi a poche ore dal voto definitivo della normativa, la Germania ha chiesto il rinvio con il pretesto che la documentazione sull’argomento era arrivata tardi e non c’era il tempo per studiare bene la materia. La presidente di turno dell’Unione europea, Enda Kenny, aveva accolto la richiesta tedesca togliendo l’argomento dalla rubrica dei temi in discussione nelle sedi comunitarie.
NON SOLO RINVIO - Sembrava che si trattasse solo di un ritardo motivato dalle esigenze elettorali tedesche, ma lunedì scorso si è visto che la questione è più profonda. La nuova road-map della normativa anti CO2 (con traguardo dei 95 g/km per il 2020) non solo è stata rinviata, ma è stata messa in discussione, decidendo altri colloqui e trattative per trovare nuovi accordi.
TIMORI PER IL LAVORO - Nelle scorse settimane la Germania, con la cancelliera Angela Merkel (nella foto in alto) per prima, aveva fatto azione di convincimento e di lobby sugli altri paesi membri, ottenendo il consenso di diversi governi, sia pure con motivazioni diverse. Per i paesi in cui le industrie automobilistiche tedesche hanno stabilimenti la logica è stata quella semiricattatoria di paventare pesanti conseguenze sull’industria e quindi sui loro livelli occupazionali. Fatto sta che alla fine ha prevalso la proposta tedesca di rinviare di quattro anni, al 2024, l’introduzione dei nuovi limiti a 95 g/km.
FIOCCANO LE POLEMICHE - Ma in Germania le polemiche impazzano perché è emerso che la famiglia Quandt, proprietaria della BMW, ha recentemente donato quasi 700 mila euro al CDU, il partito della cancelliera Angela Merkel. Si tratta della donazione più cospicua di un soggetto privato ad un partito tedesco. È avvenuta il 9 ottobre ed è stata resa pubblica proprio ieri. Di fronte ad una simile coincidenza la stampa tedesca ci è andata giù dura insinuando un legame tra la solerzia della cancelliera e la donazione dei Quandt, ma alcuni fanno notare che l'influente e facoltosa famiglia aveva donato circa 400.000 euro anche per elezioni del 2009. La BMW stessa è intervenuta dicendo che non c'è alcun legame fra le due vicende.