SEMPRE IN BASSO - Nel 2011, in Italia verranno vendute 1.850.000 auto nuove, in calo del 5,6% sul 2010: è la stima dell’Unrae (l’unione delle case estere) annunciata alla tradizionale conferenza stampa di fine anno, appena conclusasi a Milano. Prosegue quindi la tendenza verso il basso del mercato dell’automobile, anche se meno marcata rispetto al 2010, che dovrebbe chiudersi con 1.960.000 unità vendute (con un calo del 9,2% sul 2009, quando si registrarono 2.159.000 immatricolazioni).
QUALI PRIORITÀ - Il presidente dell’Unrae, Loris Casadei, ha individuato i settori dove il governo dovrebbe intervenire per arginare la flessione delle vendite. “Anzitutto, chiediamo un programma strutturale di medio termine: sostegni e incentivi per la diffusione delle auto a basso impatto ambientale”. In Italia il 35,6% delle auto circolanti ha un’anzianità di oltre 10 anni, che non rispettano gli attuali standard di emissioni stabiliti dai regolamenti europei, a discapito della sicurezza stradale e della qualità dell’aria. Al contempo, “servono misure per favorire la diffusione delle macchine elettriche”, sviluppando e potenziando le infrastrutture di ricarica, semplificando le procedure amministrative. Occhi puntati anche sui proventi delle multe date agli automobilisti per le infrazioni stradali (tre miliardi di euro nel 2010): “Devono davvero essere investiti per la sicurezza stradale e per migliorare la vita di chi guida: dai parcheggi alle strade, dall’asfalto drenante alle riparazioni di buche, fino alla segnaletica”. In questo caso, serve un maggior controllo nei confronti delle amministrazioni locali, che gestiscono le multe. Anche la fiscalità per le auto aziendali andrebbe rivista: in Italia, la quota ammortizzabile è al 40%, contro il 100% di altri paesi europei.
IL PESO DEL FISCO - Come ha ricordato Gianni Filipponi, direttore generale dell’Unrae, sono anche le tasse a frenare gli acquisti. Nel 2009 il gettito fiscale versato dall’automobile è stato di ben 67 miliardi di euro: secondo una stima Unrae, solo il 30% di quanto versato in balzelli vari torna agli automobilisti sotto forma di servizi, mentre in Europa la media è del 40%. Nel nostro paese, l’automobilista è “vessato” da diverse categorie di imposte che riguardano l’acquisto, il possesso e l’utilizzo dell’auto. In Italia il costo dei carburanti è tra i più elevati dell’Unione europea (inferiore solo a quello della Gran Bretagna), l’aliquota Iva è anch’essa tra le più alte (20% contro il 15% del Regno Unito e il 16% della Spagna), le tariffe Rca sono tra le più salate dopo quelli francesi e, unico esempio nel Vecchio Continente, l’automobilista sostiene l’onere dell’Ipt (l’Imposta provinciale di trascrizione). Stesso discorso per i passaggi di proprietà dell’usato: la pressione fiscale in Italia è a livelli record. A incidere anche la tassa di proprietà della macchina (il bollo): l’Unrae auspica l’introduzione di una tassa sulla circolazione in funzione dell’uso della vettura.



