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“Dentro” la Lamborghini Huracán

28 febbraio 2014

A pochi giorni dal debutto al Salone di Ginevra, vediamo com’è fatta l’erede della Gallardo.

“Dentro” la Lamborghini Huracán
METTETEVI IN CODA… - Dal 4 marzo sulla Lamborghini Huracán LP 610-4 (leggi qui la news) si accenderanno i riflettori della rassegna elvetica. Nell’attesa di poterla ammirare “dal vivo”, diamo un’occhiata alla meccanica della nuova supercar che, lo ricordiamo, secondo la casa brucia lo “0-100” in soli 3,2 secondi e tocca i 325 km/h di velocità massima. Numeri da capogiro, che i primi fortunati proprietari (sono già più di 1000 le prenotazioni, a “scatola chiusa”), dopo aver staccato un assegno di 201.000 euro, potranno sperimentare di persona dal prossimo giugno, quando verranno consegnate le prime Lamborghini Huracán LP 610-4. 
 
 
PER 40 CAVALLI IN PIÙ - Cominciamo dal motore della Lamborghini Huracán, che è aspirato e dotato di quattro alberi a camme in testa. Si tratta della versione ampiamente riveduta del 10 cilindri (a V di 90°) della Gallardo, sempre posto in posizione longitudinale, alle spalle di guidatore e passeggero (da qui la sigla LP, longitudinale posteriore). Questo 5.2 eroga 610 CV (come sottolineato nella sigla dell’auto), 40 in più di quello delle Gallardo più potenti (la Superleggera e la SquadraCorse), e ha l’iniezione diretta e, al contempo, indiretta. Infatti, gli iniettori sono due per ciascun cilindro: uno nella camera di combustione, l’altro nel condotto di aspirazione. Il primo funziona all’avvio del motore e quando sono richieste le massime prestazioni. Il secondo, quando si viaggia a bassi regimi, riducendo così le emissioni inquinanti (specie di particolato) e, anche grazie allo Stop&Start, rispettando al meglio la severa normativa Euro 6. Ai medi regimi, infine, i due iniettori lavorano simultaneamente. Le bielle sono in acciaio forgiato mentre i pistoni sono, come il resto del motore, in alluminio. Per ridurre l’ingombro in altezza del V10, la lubrificazione è a carter secco, cioè con il serbatoio dell’olio separato (come nelle auto da corsa).
 
IL PRIMO “DOPPIA FRIZIONE” - Al posto dei precedenti cambi (per la Gallardo c’erano un robotizzato o un manuale), la Lamborghini Huracán auto della casa con un’unità a doppia frizione. Montata nella parte posteriore dell’auto, all’altezza del retrotreno per ripartire al meglio il peso fra i due assi, è dotata di launch control. Il sistema, attivabile con un tasto, permette accelerazioni fulminee dosando automaticamente la coppia motrice per non far slittare i pneumatici. Naturalmente, è prevista anche la modalità manuale per inserire le sette marce con le lunghe leve dietro il volante. A proposito, quest’ultimo raggruppa tutti quei comandi (indicatori di direzione, accensione dei fari e del tergicristallo) di solito concentrati nelle levette sul piantone dello sterzo. Inoltre, con la levetta rossa nella razza inferiore del volante, il guidatore può selezionare una delle tre modalità di guida (Strada, Sport e Corsa). Cambiano la risposta del motore (compreso il rombo), del cambio, dello sterzo, delle sospensioni e degli aiuti elettronici, oltre alla ripartizione della coppia fra i due assi. 
 
 
QUATTRO RUOTE MOTRICI - La Lamborghini Huracán LP 610-4 è a trazione integrale (come ricorda il 4 nella sigla), una soluzione che ormai contraddistingue le GT di Sant’Agata Bolognese e introdotta per la prima volta nella Diablo VT nel 1993. Cuore del sistema è la frizione a controllo elettronico, che normalmente ripartisce la coppia motrice per il 30% all’avantreno e per il restante 70% al retrotreno. A seconda delle condizioni di guida, questo valore può cambiare fino a trasmettere un massimo del 50% della trazione alle ruote anteriori oppure il totale (cioè il 100%) a quelle posteriori.
 
ANCHE IN FIBRA DI CARBONIO - La carrozzeria e la scocca sono in gran parte in alluminio, una soluzione ereditata dalla Gallardo, che fa risparmiare sul peso dell’auto (la casa dichiara 1422 kg a secco). Ma la Lamborghini Huracán LP 610-4 introduce una novità: nella scocca, i brancardi, i montanti centrali del tetto, il tunnel della trasmissione (che divide a metà l’abitacolo e la parte posteriore di quest’ultimo) sono in fibra di carbonio, rivettata e incollata al resto della struttura in alluminio. Una scelta innovativa per un’auto di serie e che, secondo la casa, ha contribuito a diminuire il peso della scocca di 38 kg (200 in tutto) e di aumentarne del 50% la rigidezza, rispetto a quella della Gallardo.
 
 
STERZO E SOSPENSIONI - Altre “chicche” tecnologiche della Lamborghini Huracán LP 610-4 sono l’LDS (Lamborghini Dynamic Steering), le sospensioni magnetoreologiche e i freni. Il primo, è il servosterzo a rapporto variabile che, oltre a cambiare risposta a seconda della modalità di guida inserita, ha il vantaggio di richiedere minime rotazioni del volante per ottenere ampi movimenti delle ruote quando si marcia a bassa velocità (utile, per esempio, nel parcheggi). Al contrario, ad alta velocità (per esempio, in autostrada) per avere lo stesso angolo di sterzata delle ruote, il volante va ruotato di più (a vantaggio della stabilità). Come tutte le sportive doc, anche la Lamborghini Huracán LP 610-4 ha sospensioni a doppi triangoli in alluminio, cui si aggiungono gli ammortizzatori magnetoreologici. A seconda delle condizioni di guida, cambiano taratura, grazie al fluido al loro interno che contiene particelle sensibili al campo magnetico generato da bobine specifiche. Se disposte trasversalmente rispetto alla direzione dell’olio nei condotti dei pistoni, queste particelle “frenano” il flusso del fluido, rendendo l’assetto più duro; in caso contrario, sarà più morbido. Infine, l’impianto frenante prevede dischi carboceramici (leggeri e resistenti al calore). Quelli anteriori hanno un diametro di ben 380 mm e vengono “morsi” da pinze a sei pistoncini; quelli posteriori, di 356 mm (con pinze a quattro pompanti). Secondo la casa, bastano soltanto 31,9 metri per arrestare l’auto lanciata a 100 km/h. 
 
 
SINERGIE DI GRUPPO - La scocca e la carrozzeria della Lamborghini Huracán LP 610-4 sono costruite negli stabilimenti Audi in Germania; il 10 cilindri, nella fabbrica del gruppo Volkswagen in Ungheria (specializzata nella produzione di motori). Per il montaggio finale della vettura, queste parti vengono inviate nello storico stabilimento della Lamborghini a Sant’Agata Bolognese. La linea di produzione, capace di sfornare 13 vetture al giorno, occupa 80 persone, che lavorano in un unico turno.
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Ritratto di PariTheBest93
28 febbraio 2014 - 21:42
3
Grandissima auto la Hurracan, ancora prima di uscire hanno venduto già 1000 unità... Nonostante all'Audi non gli andasse a genio che la Gallardo oscurasse la R8, questa Hurracan continuerà a farlo lo stesso...
Ritratto di wesker8719
28 febbraio 2014 - 21:59
da quello che vedo hanno vissuto insieme tranquillamente anche perchè l'r8 è più da grandi numeri e posizionata più in basso quindi non vedo come ad Audi debba dare fastidio la loro stessa creatura !!
Ritratto di PariTheBest93
2 marzo 2014 - 19:49
3
E' vero che la R8 ha venduto di più (oltre 11mila unità solo in europa), merito anche di una gamma molto più completa: coupé o spider, manuale o automatica e diverse scelte di potenza... Tuttavia vuoi mettere una Lambo contro un'Audi a livello di blasone? Anche sotto il profilo delle prestazioni è stata trattata meglio, vedi Gallardo superleggera/squadra corse
Ritratto di MAXTONE
28 febbraio 2014 - 22:05
L'ultimo incidente gravissimo è accaduto a dicembre: Una Lamborghini Aventador, con a bordo Flavio Pierleoni, pilota del Lamborghini Super Trofeo, in seguito ad un incidente ha preso fuoco improvvisamente, imprigionando in una palla di fuoco il pilota di Monte San Pietro e Daniele Valestri, che si trovava al volante. Le condizioni erano gravissime per entrambi, il pilota aveva ustioni per il 50% del corpo e non è morto solo perché è stato soccorso da un altro automobilista che l'ha tirato fuori dall'abitacolo il quale ha raccontato".Andavo circa ai 70 e la Lamborghini mi ha sorpassato a una velocità di poco superiore, non più dei 100. Poi davanti a me l’ho vista accelerare, ma ha perso subito il controllo ed è andata in testacoda. Infine è finita nel fosso su un fianco, ha rotolato in verticale un’altra volta e quando si è fermata ha subito preso fuoco». E lei cosa ha fatto? «Ho inchiodato e sono corso là. Non ho riflettuto sul pericolo, è stata una cosa naturale. L’unica pensiero che mi girava in testa, chissà perché, è che prima dell’esplosione del serbatoio non avevo più di 2-3 minuti. Non mi sono sbagliato di molto...». Quindi si è gettato in un’auto in fiamme? «Il fuoco già avvolgeva tutta la vettura, sono sceso nel fosso e ho visto lo sportello del conducente aprirsi. Era un ragazzo, con i vestiti completamente incendiati. Allora l’ho afferrato e l’ho buttato nell’erba tre metri più in là, mentre gli urlavo di rotolarsi per spegnere le fiamme. Poi è venuto il difficile: nell’auto c’era un altro uomo, gridava aiuto, ma era ancora incastrato nella parte alta dell’abitacolo inclinato: tirarlo fuori è stata una fatica immane. Anch’io mi sono bruciato un po’ le mani (e mostra le vesciche spuntate sui palmi e tra la dita, ndr) ma ce l’ho fatta. A quel punto è arrivato un altro passante, e mi ha aiutato a spostare i feriti di qualche metro. E in quel preciso istante l’auto è esplosa, verso l’alto: siamo stati investiti da una vampata di calore impressionante. Tipo quando si va a Mirabilandia e si assiste a uno di quegli spettacoli con stuntman ed esplosioni».
Ritratto di MAXTONE
28 febbraio 2014 - 22:11
E questo è dovuto al fatto che sono piene di benzina e soprattutto di condotte benzina di grande diametro e con pompe benzina dalle portate enormi, i vani motore sono piccoli rispetto al volume del motore e dei catalizzatori. L'unica supercar (che io conosco) che è stata studiata per evitare questi problemi è la Huayra, che non ha i condotti di ritorno benzina dal motore (che sono quelli che rimangono pieni di benzina anche quando l'interruttore inerziale spegne la pompa benzina in un incidente) e che spesso sono la fonte da cui si origina la perdita di benzina che poi innesca l'incendio. La Huayra ha una pompa benzina a portata variabile che non richiede il condotto di ritorno perchè modula la portata benzina necessaria (c'è solo una seconda pompa booster che si attiva oltre i 320 km/h con il motore in piena ammissione) . Inoltre gli speciali iniettori (Mercedes by Bosch) in caso di crash si aprono in modalità totale facendo inghiottire al motore tutta la benzina rimasta del flauto di iniezione e nei condotti: fa una gran fiammata allo scarico e distrugge il catalizzatore ma non incendia l'auto. Se a questo ci aggiungete che la Huayra ha il serbatoio in Kevlar balistco, capite cosa vuol dire una macchina progettata per non prendere fuoco in seguito ad un incidente, fonte: Horacio Pagani, lui non sopporta l'idea che qualcuno possa morire bruciato dentro una sua vettura per cui ha studiato ed impiegato tutto quel che poteva per evitarlo: credo abbia fatto un bel lavoro. Ha detto testualmente "potevo usare un serbatoio più leggero, ma invece ho usato del kevlar balistico da 1 cm di spessore che si usa per le blindature dei veicoli. Non voglio che qualcuno muoia dentro le mie auto".
Ritratto di osmica
1 marzo 2014 - 16:42
Pessima notizia per iLoveDr...
Ritratto di Gianfranco84
28 febbraio 2014 - 21:49
Come può fregiarsi del logo Made in Italy questa Lamborghini visto che tutti i componenti vengono costruiti in posti diversi dall'Italia e poi alla fine finiti assemblare in Italia,giusto per fregiarsi del logo Made in Italy?mi ricorda certi prodotti fatti in Cina"anche marche famose della moda italiana" e poi alla fine in Italia attaccano un bottone e come per magia diventa Made in Italy..Basta fregare il consumatore,basta scrivere ideata,progettata,disegnata in Italia,ma costruita in Cina o altri paesi,basta fregiarsi del tricolore.Comunque la macchina non sembra male,ma molto lontana dalla sua rivale di sempre la Ferrari 458 Italia,un'autentico purosangue ITALIANO,non un toro con cittadinanza tedesca,residenza italiana e parenti ungheresi(questi ultimi il cuore dell'auto)..Tutta la vita Ferrari,Maserati,Pagani autentici purosangue italiani.
Ritratto di Fojone
1 marzo 2014 - 00:37
a Sant'Agata?
Ritratto di Highway_To_Hell
1 marzo 2014 - 00:45
questa "supercar" non ha nulla di Made in Italy, è una pura operazione commerciale: fare tutto all'estero e mettere un marchietto del toro per far pagare qualche migliaio di euro in più su una R8 ricarrozzata con la scusa di un "blasone italiano" fa solo ridere... E la cosa peggiore e che a Sant'Agata non contano più nulla mischiato con niente... Non hanno potuto dire nulla (e non potranno dire nulla sulle future Lamborghini) nemmeno a livello di ptogetto tecnico e di design...
Ritratto di Fojone
1 marzo 2014 - 01:02
ora che (tu dici) è un R8 ricarrozzata è un auto adoperabile.... quando erano Lamborghini 100% dopo un ora di macchina l'avresti scambiata volentieri con una 2CV Citroen! quello che importa è che un marchio italiano(che agonizzava) è ancora vivo, che vende bene come non mai, che l'auto è molto bella e valida e soprattutto che a Sant'Agata si lavora!
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