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Lotta antitrust in Cina. A danno degli stranieri?

24 agosto 2014

La Commissione cinese che si occupa di lotta ai monopoli sta elevando pesanti sanzioni ai costruttori di auto stranieri.

Lotta antitrust in Cina. A danno degli stranieri?
INQUIETUDINI CINESI - Per l’industria dell’automobile, quest’anno il mese d’agosto è stato un po’ meno soporoso del solito. A mettere agitazione sono state le notizie provenienti dalla Cina a proposito dell’attività delle autorità competenti in materia di controllo e repressione delle attività di cartello in materia di prezzi. Al centro dell’attenzione ci sono i listini, delle auto e soprattutto dei pezzi di ricambio e dei servizi. 
 
OPERAZIONE A VASTO RAGGIO - La questione è di grande dimensioni e si può dire che investa tutto il settore. Ai primi di agosto la Commissione nazionale per le riforme e lo sviluppo (che tra le altre cose si occupa di vigilanza antimonopoli) ha reso noto di avere in corso da mesi un’ampia indagine in proposito, parlando del coinvolgimento di circa un migliaio di aziende: case costruttrici, concessionarie, aziende della componentistica.
 
CONCESSIONARI - E alle notizie imprecise sono poi seguite quelle concrete relative a pesanti sanzioni economiche. Quattro concessionari BMW della provincia di Hubei si sono visti comminare una sanzione dell’equivalente di 200 mila euro ciascuno; in questo caso la motivazione è stata l’intesa tra le aziende a proposito dei costi delle operazioni di messa in strada e per informazioni al pubblico non veritiere.
 
L’AUDI PAGA - Poi è stata la volta della rete Audi a essere messa sul banco degli imputati, con una sanzione che sarebbe (la notizia è di stampa) di ben 30 milioni di euro per attività contraria alla logica della libera concorrenza, in questo caso appunto in materia di ricambi. Da notare che l’Audi ha diffuso un comunicato con il quale ha già detto che la società Audi China, (joint venture con la cinese FAW) pagherà la sanzione. 
 
COMPONENTISTI “NIPPO” - A metà mese è quindi anche arrivata la notizia di una mega-sanzione (l’equivalente di 151 milioni di euro) a uno stuolo di dieci aziende giapponesi della componentistica, tra cui si può dire che c’è tutto il Gotha del settore. Intanto si è parlato di sanzioni anche per la Mercedes e la Chrysler, mentre tra le case “indagate” ci sarebbe anche la Jaguar-Land Rover. 
 
TUTTI IN DISCUSSIONE, MA… - Visto il rilievo che il mercato cinese sta ricoprendo per l’intera industria automobilistica mondiale (oltre 18 milioni di veicoli venduti nel 2013, con un aumento del 14%), le iniziative antimonopolistiche delle autorità cinesi assumono notevole rilevanza, tanto che non mancano interpretazioni che fanno risalire le indagini e le sanzioni a motivazioni politiche. Perché è vero che l’ente antimonopoli ha detto che a essere sotto indagine sono sia marchi stranieri che cinesi, ma non c’è dubbio che le conseguenze maggiori sono sofferte dai costruttori esteri, che rischiano infatti di veder ridotti i propri business legati alla Cina.
 
RAGIONI DIVERSE - Sul versante giapponese in ballo ci sono i pessimi rapporti Pechino-Tokyo ancora per la questione delle isole del Pacifico contese dai due paesi. Per quanto concerne le case europee il sospetto è invece che si tratti di un tentativo di crear loro qualche difficoltà volta a favorire i costruttori cinesi, che d’altra parte sono decisamente troppo deboli per poter competere. Come dimostrano i dati di mercato, che evidenziano come gli automobilisti cinesi prediligano le auto straniere (solo il 27% delle immatricolazioni riguarda auto di marche cinese).


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Ritratto di NELLO NERO
25 agosto 2014 - 00:38
1
La Cina è' un grande mercato automobilistico. I listini sono palesemente noti. La verità è' che l'industria automobilistica cinese è veramente scadente come lo sono tutti i prodotti cinesi. La Cina è un vero scoglio commerciale. Il vero monopolio è lo Stato cinese che impone sanzioni letteralmente inventate. E' uno stato monopolista ed arretrato alla vera concorrenza internazionale. I mercanti cinesi sono la peggiore feccia in europa ed andrebbero tutti espulsi. I cinesi non rispendono un euro di quello che introitano in europa. Boicottiamo tutti i prodotti cinesi, boicottiamo il governo cinese. Stato vergognoso.
Ritratto di futurismo
25 agosto 2014 - 01:42
In Europa? Sei sicuro? Guarda che i negozi cinesi come li conosciamo noi esistono quasi solo in Italia...grazie alla politica italiana che ha concesso loro spazio. Le autorità cinesi, infine, fanno quello che hanno sempre fatto tutti: anche i governi italiani hanno fatto di tutto per proteggere mamma Fiat...ricordi? Ps... Anche per me i negozi cinesi non hanno alcun senso e, peggio ancora, fare acquisti da loro!
Ritratto di Strige
25 agosto 2014 - 02:20
Per te non hanno senso i negozi cinesi? e nemmeno fare acquisti? Il mio guardaroba è tutto costituito da vestiario comprato dai cinesi. Mi spieghi perchè devo comprare un jeans 50 euro quando da loro posso comprare lo stesso jeans a 10 euro? E non venirmi a parlare che sfruttano la gente, perchè lo sai pure te che è una bufala. Per poter vendere in europa devi rispettare le leggi, se no chiudi, inoltre i loro prodotti sono marchiati in norma con le leggi europei. Non solo, ma ti dico pure che metà del mio vestiario, comprato dai cinesi, è made in italy. Prova a vedere le marche delle tue mutande, che tu li abbia comprate in fiera, mercatino, negozio o allo spaccio, al 99% sono made in china. Adesso io mi chiedo, chi è il pollo? io che compro dai cinesi, ma ho buona parte prodotti made in italy, oppure te che ti fa ribrezzo i cinesi, ma a casa hai solo il made in cina spendendo 80% in più?
Ritratto di mastica771
25 agosto 2014 - 13:04
Il senso ce l'ha andare dai negozi cinesi, ed è lo stesso senso che ha andare al mc donald's invece che al ristorante a mangiare una pizza o un piatto di spaghetti alle vongole: risparmi rinunciando alla qualità. Per carità ognuno spende i propri soldi come gli pare. Io non sono un nababbo, e spendo quel che posso togliendomi lo sfizio ogni tanto, e quando compro il jeans Meltin Pot o Roy Roger's mi dura 10 volte quello dei cinesi; stesso discorso vale con la ciabatta elettrica della BTicino e quella dei cinesi. Poi tu parli di computer e iphone, ma sei impreciso; essi non sono costruiti nella grande grossa Cina da qualche miliardo di abitanti che noi tutti conosciamo, ma nella Repubblica Democratica Cinese, la cosidetta "altra Cina", meglio nota come Taiwan, ossia un'isoletta che si è separata dalla Repubblica Popolare Cinese una sessantina di anni fa. E' li che hanno sede le varie Asus, Acer, HP ecc... e dove viene assemblato(non costruito) l'Iphone.E chi è nei settori del tessile o anche dell'elettronica, dice che le differenze tra i prodotti made in China (quella originale) e quelli made in Taiwan (molto più vicina al Giappone che alla Cina in questo discorso), la noterebbe anche un bambino. Poi hai ragione quando dici che ci sono anche prodotti "di marca" e più costosi che sono comunque made in China, ma li sta alla poca accortezza nel leggere le etichette. Come anche è vero che c'è roba made in Italy che scarseggia in qualità (vedi Fiat, e lo dico da poco felice possessore di una new Delta, acquistata perchè non avevo i soldi per la Bmw - il discorso è sempre quello). Quanto allo sfruttamento lavorativo, forse è un po' sopra la media qualche ditta europea che produce li, ma le condizioni ti assicuro che sono comunque pessime. Per il discorso dei controlli sui mercati europei ti basta guardare i vari servizi di Iene o Striscia, su prodotti fatti con materiali cancerogeni e marchio CE contraffatto - con la C e la E troppo vicine, che in quel caso indica China Export e non Comunità Europea. Se ti informi un po' vedresti come è semplice acquistare per 20000 euro un container di prodotti made in China e farlo arrivare in Italia. Quella dei prodotti made in italy dai cinesi invece la racconterò alla prossima cena di lavoro per divertire un po' i colleghi...
Ritratto di Strige
25 agosto 2014 - 15:13
Taiwan e china sono due cose diverse e concordo, però non diciamo eresie. Il made in china è solo made in china, punto. Quello che dici te è made in taiwan, CHE E' COMPLETAMENTE DIVERSO. Io ho un pc lenovo, che è una marca cinese, ma se apri un iphone, asus o hp, nei chip leggi made in china e non in made in taiwan. Al massimo a taiwan viene fatto l'assemblaggio, ma se un chip è marchiato china poco cambia, da li viene. Sui pantaloni ti dico che a me le cinesate mi durano in media 4-5 anni, poi li cambio perchè mi stufo e voglio cambiarli (e li dono a chi non ha niente), io ho fatto un esempio di un pantalone di jeans di 50 euro, dove il risparmio è esiguo, ma se prendi jeans che costano 100-150 euro, con un jeans chinese che costa 10 euro e lo cambi ogni anno, il risparmio è comunque assicurato. Puoi cambiare ogni anno un jeans e per 15 anni sei a posto. Sul contraffazione è tutto un problema italiano. A padova ha chiuso centro ingrosso cinese che non faceva scontrini. Tutti lo sapevano ma nessuno ha fatto nulla. Non solo, ma i commercianti padovani, compravano dai cinesi a 5-10 euro e rivendevano il medesimo capo a 100-200 euro (sgamati dall'etichetta con P.iva del centro ingrosso.)
Ritratto di mastica771
25 agosto 2014 - 23:53
Se apri davvero il tuo lenovo vedrai che molto probabilmente hai uno schermo samsung prodotto in corea (quasi tutti gli schermi pc sono prodotti da samsung), un processore made in Usa che sia amd o intel (forse l'intel anche made in ireland), una scheda video made in usa che sia ati radeon (quindi amd) o nvidia e un bell'hard disk western digital made in usa tutto economicamente assemblato in cina.inoltre dovresti sapere che il chip come lo chiami tu dell'iphone è made in florida come la maggior parte dei componenti che poi sono assemblati a Taiwan. Del tuo lenovo avrai batteria e scocca made in china, e sicuramente la differenza con le scocche di asus acer e hp ci sarà, anche se poco rilevante. A tal proposito agggiungo di guardare come sono fatte le scocche dei macbook. Quanto ai jeans la durata dipende dall'utilizzo che ognuno ne fa. sarà che sono un gran consumatore di jeans ma a me onestamente un paio di jeans cinesi non sono durati 1 anno usati per lavoro, mentre un vecchio roy Roger's usato prima normalmente e poi riciclato per lavoro perché ormai demodé saranno 10 11 anni che tira avanti. Per 50 euro poi si riesce a trovare diverso materiale fatto in Spagna, Turchia e qualche scarso made in italy(comunque migliore dei prodotti cinesi).Quanto alla confusione del made in china con taiwan sono d'accordo che l'etichetta parla chiaro ma io mi riferisco alle voci di corridoio e ai sentito dire.esempio: viene fuori la notizia che l'iphone viene assemblato(e ribadisco non prodotto) nella repubblica democratica cinese (nome ufficiale di taiwan che compare talvolta nelle famose etichette) e la gente si indigna perché pensa alla cina più grossa. perché non sanno che la DRC è diversa dalla PRC. Se in italia fossimo nazionalisti (a livello politico) e rigidi i negozi cinesi dove compri i jeans a 10 euro chiuderebbero uno dopo l'altro. Ma questa è una cosa che come dimostra l'articolo è in grado di fare un popolo con una storia e un'identità millenaria come i cinesi, non un popolo come noi unito con la forza appena 150 anni fa, e che oggi è l'apoteosi del magna magna, malavita politici corrrotti evasioni e appalti truccati...
Ritratto di lucios
27 agosto 2014 - 12:53
4
.....secondo te non rispettare orari di lavoro, far lavorare gente in condizioni non agevoli, condizionare le loro vite (spesso lavorano dove vivono) è una bufala? Mi chiedo, come succede ad un italiano che apre un'attività che lo controllano ai raggi x (innanzitutto su come ha preso i soldi per aprirla), se lo stesso accade per gli stranieri che operano in italia?
Ritratto di futurismo
25 agosto 2014 - 01:43
In Europa? Sei sicuro? Guarda che i negozi cinesi come li conosciamo noi esistono quasi solo in Italia...grazie alla politica italiana che ha concesso loro spazio. Le autorità cinesi, infine, fanno quello che hanno sempre fatto tutti: anche i governi italiani hanno fatto di tutto per proteggere mamma Fiat...ricordi? Ps... Anche per me i negozi cinesi non hanno alcun senso e, peggio ancora, fare acquisti da loro!
Ritratto di futurismo
25 agosto 2014 - 01:43
In Europa? Sei sicuro? Guarda che i negozi cinesi come li conosciamo noi esistono quasi solo in Italia...grazie alla politica italiana che ha concesso loro spazio. Le autorità cinesi, infine, fanno quello che hanno sempre fatto tutti: anche i governi italiani hanno fatto di tutto per proteggere mamma Fiat...ricordi? Ps... Anche per me i negozi cinesi non hanno alcun senso e, peggio ancora, fare acquisti da loro!
Ritratto di Strige
25 agosto 2014 - 02:22
Ecco bravo boicotta il made in china, poi mi dici cosa ti rimane in casa. Il 90% degli elettrodomestici è cinese. Persino il tuo computer o l'iphone è cinese, i pezzi della tua auto sono cinesi, i tuoi vestiti, il tuo televisore, persino alcuni prodotti per la costruzione della casa sono cinesi. Per non parlare del cibo.....se ci riesci a boicottare la cina, sei un campione.
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