NUOVE SFIDE EPOCALI - In carica da luglio 2018, dopo la scomparsa di Sergio Marchionne, il manager inglese Mike Manley (nella foto) ha assunto la guida della FCA e si è trovato subito ad affrontare una serie di questioni non facili, prima fra tutte quella di mettere mano al piano industriale fino al 2022. Fra gli obiettivi c’è anche quello di prepararsi ad affrontare il cambiamento epocale del settore dell’automobile, che nel giro di pochi anni è chiamato a reinventarsi completamente: i motori tradizionali lasceranno il posto a quelli elettrici, la guida autonoma contribuirà ad azzerare gli incidenti e salvare molte vite e le auto saranno sempre più degli oggetti condivisi di cui si paga l’uso e non più la proprietà. Rivoluzioni che potrebbero creare enormi difficoltà ai costruttori tradizionali chiamati a investire somme sropositate.
COSÌ PARLÒ MARCHIONNE - La questione era stata sollevata dallo stesso Sergio Marchionne all’inizio del 2018 quando, in occasione di un’intervista, aveva esposto la sua teoria: i costruttori avrebbero circa un decennio per reinventare se stessi, pena il diventare produttori di commodities, anonimi prodotti di consumo che vengono acquistati senza “passione”. Secondo Marchionne i costruttori si divideranno in due categorie, quelli cosiddetti premium riusciranno a distinguersi, tutti gli altri rischiamo di essere travolti dalle nuove realtà pronte a lanciarsi nel mondo dell’automobile, come Tesla, Waymo, Uber, Dyson e altre.
ANCHE LA FIAT CE LA FARÀ - Incalzato sulla questione, Manley infatti ha spiegato nel corso di un’intervista a Bloomberg che la FCA è una “casa di marchi”, ovvero un gruppo con nove case automobilistiche ognuna in possesso di una personalità ben marcata: Alfa Romeo e Maserati sono case gloriose dalla vocazione sportiva, la Jeep è specializzata nelle fuoristrada e la RAM ha poche rivali fra i produttori di pick-up. La FCA quindi è un gruppo assai variegato, che secondo Manley sarà in grado di rispondere alle nuove sfide in modo migliore rispetto ai gruppi di minor tradizione. Anche la Fiat può dire la sua e, secondo il ceo della FCA, non rientra tra quei costruttori che rischiano di divenire anonimi produttori di commodities. E a questo proposito Manley cita l’esempio della Fiat 500, che l’anno scorso ha realizzato il suo migliore anno di vendite, nonostante sia stata presentata nel 2007 (e non mancino le rivali più moderne). E il prototipo Centoventi, presentato a marzo 2019, lascia ben sperare in questo senso, visto che contiene molte idee innovative che, se applicate ad un modello di serie, potrebbero portare la Fiat a distinguersi nettamente dalla concorrenza.











































