UN GIORNO LASCERÀ - Il fulmine a ciel sereno arriva a margine di una conferenza stampa dell'amministratore delegato di Fiat e Chrysler tenutasi ieri a Traverse City nel Michigan (nella foto). Nella sessione di domande e risposte a una domanda sul futuro della casa americana ha detto: “Se ne occuperà chi verrà dopo di me, dopo il 2015 o il 2016... Ci sarà una Chrysler dopo di me”. Marchionne, che nel 2015 avrà 64 anni, ha già iniziato una riorganizzazione della struttura manageriale (qui per saperne di più) delegando molti dei poteri che prima erano esclusivamente nelle sue mani. “Non mi focalizzerei su una data - ha poi aggiunto - ma piuttosto su un processo. Ho sempre pensato che il mio successore dovrebbe venire dall'interno”.
INTEGRAZIONE FATTIBILE - Ma l'amministratore delegato non ha parlato solo di se, ma anche di temi più attuali. Incalzato sulla situazione della Chrysler ha detto che “è una barca forte, che può navigare tranquillamente anche in mezzo alla crisi americana, ancora per molto, moltissimo tempo. Abbiamo scelto di tenere un alto livello di capitalizzazione, una scelta molto costosa ma che dà i suoi frutti. Grazie a queste decisioni - aggiunge Marchionne - siamo pronti ad affrontare senza problemi ancora altri contesti negativi, mettendoci a riparo da altre sberle”. Insieme Fiat e Chrysler, sottolinea Marchionne, “saranno in grado di raggiungere la massa critica necessaria per competere su scala mondiale, con sei milioni di veicoli venduti entro il 2014”. Il raggiungimento di questi obiettivi, rileva, “rappresenta una sfida enorme a tutti i livelli, compreso quello culturale. Stiamo mettendo insieme il meglio dei due gruppi, ma questo non significa eliminare le differenze o annullare l'identità di Fiat o Chrysler. Le differenze tra i due gruppi, fanno la forza della partnership”.
OCCHIO ALLA CINA - Il manager italiano ha affrontato anche un tema molto “scottante”, quella della imminente concorrenza sui mercati internazionali delle auto cinesi: “Non possiamo permetterci di essere impreparati per l'ascesa della Cina, rassicurare noi stessi della nostra invincibilità. Dobbiamo continuare a lavorare - ha affermato - per rendere la nostra base industriale più competitiva perché il giorno della resa dei conti deve inevitabilmente venire. Per la maggior parte delle multinazionali è diventato di moda in questi giorni fare affidamento sempre maggiore sulle prestazioni delle nostre filiali e joint venture asiatiche. La Cina è una grande parte, se non tutto, del nostro futuro. E, non c'è dubbio, le nostre prospettive asiatiche offriranno una grande opportunità economica, una piattaforma di apprendimento inestimabile, richiamando tutte le nostre risorse, soprattutto in termini di cultura e innovazione”.
STOCCATA ALL'EUROPA - Degna di nota anche un'ultima osservazione di Marchionne che, evidentemente, vede nero sul futuro dell'Europa: “Il tempo sta per scadere per tutte le case automobilistiche europee, la leadership industriale e politico dei paesi dell'Europa occidentale - ha affermato - deve trovare insieme la volontà e la determinazione per affrontare la scarsa competitività del sistema complessivo. Non ho dubbi che accadrà, ma purtroppo non so quando”.









































































