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Mercato auto: ride solo la Gran Bretagna

05 settembre 2013

Quasi tutti i principali mercati europei ad agosto 2013 hanno accusato un calo. La Germania limita comunque l’arretramento.

Mercato auto: ride solo la Gran Bretagna
ISOLA ANCHE PER L’AUTO - Anche ad agosto 2013 la Gran Bretagna ha continuato a essere la Cenerentola tra i grandi mercati nazionali europei. Di là della Manica sono state infatti immatricolate  65.937 vetture, che significano un incremento del 10,9% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Una percentuale appena superiore a quella della crescita dei veicoli immatricolati da gennaio ad agosto, che quest’anno sono stati 1.391.788 con un aumento del 10,4%. Con agosto è il diciottesimo mese consecutivo che il mercato britannico aumenta i suoi volumi di vendita. Leader della scena è la Ford, con il 13,56% del mercato ad agosto e il 14,22% negli otto mesi, in cui la Ford ha immatricolato 197.933 vetture. Dietro alla Ford c’è la Vauxhall (Opel) con il 12,5% del totale (e in crescita del 19,4%). Al terzo posto è la Volkswagen con il 9,23%. Detto dell’eccezione inglese, gli altri top market accusano il segno meno anche se con andamenti difformi da paese a paese.
 
GERMANIA - Il mercato più grande della scena europea ad agosto ha registrato 214.044 immatricolazioni di auto, con un calo del 5,5% nei confronti dello stesso mese del 2012. Negli otto mesi da gennaio, il consuntivo arriva a ridosso dei due milioni, con 1.969.820 unità, che significano un calo del 6,6% rispetto all’anno scorso. Leader incontrastata è la Volkswagen con 39.923 immatricolazioni ad agosto (18,7% del totale nazionale), pari a una diminuzione del 16,7%. Impressionanti le posizioni subito dietro: al secondo posto c’è la Mercedes (22.391 immatricolazioni, cioè il 10,5% del mercato e con una crescita del 6,5%), seguita a ruota dall’Audi con 21.623 unità (ma in calo del 4,1%). E il panorama si completa con il quarto posto della Bmw, con 17.571 vetture immatricolate in agosto. Negli otto mesi la Volkswagen ha sommato 420.396 immatricolazioni, pari al 21,3% del mercato e con una calo del 9,3%. 
 
FRANCIA - È del 10,5% il calo registrato ad agosto dal mercato francese dell’auto. 85.953 le vetture immatricolate, con la Renault nel ruolo di leader grazie a 16.253 immatricolazioni. Oltre a occupare il primo posto nella graduatoria delle auto nuove registrate, la Renault vanta anche una percentuale di crescita rispetto all’agosto dell’anno scorso: del 4,6%. Segno che le novità Clio e Captur stanno funzionando, dato che il consuntivo da gennaio ad agosto registra per la Renault un calo dell’8,9%. Nel quadro generale si fa notare il dato anomalo della Chevrolet, che ad agosto ha registrato un incremento del 60% (arrivando a 2.457 unità registrate), mentre da gennaio ad agosto è in calo del 17,2%. Da registrare anche il dato positivo della Fiat, che ad agosto è cresciuta del 17,2%, totalizzando 1.869 immatricolazioni. Con 31.574 auto registrate la Fiat è in aumento anche per il periodo da gennaio ad agosto, per una percentuale del 9,8%. Leader delle case straniere resta comunque abbondantemente la Volkswagen, con 5.917 unità (6,9% di quota del mercato) nonostante il forte calo di agosto: 27% in meno. 
 
SPAGNA - Dati da spiegare per quanto riguarda il mercato spagnolo. Le statistiche riportano un mese di agosto in calo del 18,3% rispetto allo stesso mese del 2012, con 39.872 immatricolazioni. Ciò mentre a luglio c’era stato un incremento del 14,9%. Questa apparente schizofrenia dipende dal fatto che l’agosto 2012 risentì sensibilmente dell’imminente entrata in vigore dell’aumento dell’Iva, cosa che avvenne il primo settembre. Ciò provocò un’accelerazione delle immatricolazioni che portarono le statistiche di agosto a “gonfiarsi” oltre l’andamento reale. In realtà, grazie al piano di incentivi varato e rinnovato dal governo di Madrid la domanda di auto sta leggermente riprendendosi e comunque ha fermato la caduta libera che ha vissuto per un lungo periodo. Marca leader è sempre la Seat, che ad agosto ha immatricolato 2.812 vetture, e da gennaio ad agosto è in aumento del 6,7%, con 43.946 immatricolazioni. Dietro al marchio nazionale c’è la Renault che ad agosto ha totalizzato 2.449 immatricolazioni, con un sensibile calo del 20,6%. Negli otto mesi da gennaio la Renault è invece in calo del 4,3%, con 36.332 unità.


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Ritratto di xspray
5 settembre 2013 - 23:53
Finalmente la gente se ne inizia ad accorgere,allora!!! Lo sanno tutti che la crisi è nata dal fallimento Lehman americano,ma in america sono in crescita già da almeno 4-5 anni.La verità è che questa crisi tutta europea è dettata dalla rigidità dell'€,che ci porterà a scatafascio.E purtroppo(anzi,per fortuna),studiando la situazione,l'unica soluzione per uscire dalla crisi è l'uscita dall' euro.Tutti i più grandi economisti sono concordi nell'affermare che la domanda non è SE,ma QUANDO. Ma purtroppo la gente si fa infinocchiare dai media,che li convince che l'Italia è in crisi per gli sprechi e per gli stipendi troppo alti ai politici.Peccato che questi c'erano anche ai tempi della lira. Inoltre,se la crisi fosse generata solo da questo,allora gli altri stati che sono tutti BRAVI E BELLI,com'è che sono in crisi anche loro?
Ritratto di Erdadda
7 settembre 2013 - 11:05
1
Condivido tutto quello che hai detto. Se con 1000 lire prendevo sei rosette, oggi le prendi ad un euro. Se prima prendevo un milione di lire adesso non prendo 1000 euro ma 600. Ecco perché c'è crisi.
Ritratto di simopente
5 settembre 2013 - 17:30
3
no... :(
Ritratto di yeu
5 settembre 2013 - 22:09
Gli inglesi sono stati sempre i più dritti di tutti, niente Euro e nonostante questo, Cameron ha ipotizzato anche l'uscita dall' Eurozona per via delle regole folli che ci sono.
Ritratto di Merigo
5 settembre 2013 - 23:58
1
Troppo spesso ci dimentichiamo che la Gran Bretagna, a differenza di tutta la "verde Europa", Francia e Germania compresa, estrae dagli anni '70 del secolo scorso il petrolio dal Mare del Nord, suo territorio di "pesca" che non deve condividere con l'UE. Tuttavia, personalmente non avrei scommesso 1 centesimo che dopo 11 anni dall'introduzione dell'Euro la Sterlina Inglese fosse ancora lì solidissima mentre, come sappiamo, se allora ci volevano 1,3 € per comprarsi 1 $, oggi ci vogliono 1,3 $ per comprarsi 1 €. Mi sono antipaticissimi ma sono bravissimi, ed è forse anche per questo che mi sono antipaticissimi. Saluti.
Ritratto di LucaPozzo
6 settembre 2013 - 11:22
Beh da questi dati mi sembra evidente la soluzione per migliorare le prestazioni economiche del nostro continente: dal momento che il paese dell'area che sta performando meglio ha la guida a sinistra, dobbiamo cambiare senso di marcia. E se pensate che sia una follia, allora rileggete quanto commentato sopra: se sul serio pensate che sia credibile la storia della valuta, la mia teoria é ancora piú solida, in quanto esistono paesi che pur non avendo l'euro stanno per formando male, mentre l'unico elemento esclusivo del regno unito é proprio la guida. Oppure potremmo dire che bisognerebbe passare a fare la colazione con uova e pancetta, o bere il té alle cinque. Fate voi, dal punto di vista della dimostrazione hanno tutte lo stesso percorso logico
Ritratto di SuperKarma
6 settembre 2013 - 17:36
Ahahahah!
Ritratto di xspray
9 settembre 2013 - 11:03
abbia pazienza,lei sta all'economia quanto i cavoli a merenda.Abbia almeno la facoltà di stare zitto. mentre illustri economisti affermano che la causa della crisi è l'euro,e che la fine della crisi potrà avvenire solo tramite la sua rottura;e lei mi parla di "paesi che pur non avendo l'euro stanno per formando male". Guardi,un po',se mi permette,ne capisco.Quando ci sono crisi come quella che stiamo vivendo.si creano problemi macroeconomici che si possono risolvere con sole due armi:-svalutazione della moneta , -svalutazione del costo del lavoro. Se,causa una moneta unica,non puoi praticare la svalutazione della moneta,l'unica arma che hai a disposizione è la la svalutazione del costo del lavoro,questo SE VUOI RIMANERE NELLA MONETA UNICA. Svalutazione del costo del lavoro,ti dicono niente tutte le manovre lacrime e sangue promosse in italia?Sarebbe troppo lungo continuare a spiegarle perchè ciò accade a causa dell'€,ma se vuole,si informi su cosa sia il ciclo di Frenkel e come la pensano gli economisti non allineati (es.Alberto Bagnai).
Ritratto di LucaPozzo
9 settembre 2013 - 13:04
Benissimo, allora, dal momento che non capisco nulla dell'argomento, mi spieghi. Quale é l'effetto immediato di una svalutazione? Facciamo il caso della produzione automotive. Quale sarebbe il vantaggio concreto che si crea, per sempio, per gli impianti di produzione di prodotti finiti e componenti in Italia, nel momento di una svalutazione di una ipotetica lira italiana? E mi spieghi anche bene nel dettaglio il modello di Frenkel (dal momento che l'ha citato, sarà sicuramente calzante col caso specifico, ovvero con paesi che per la maggior parte sono entrati in un'unione monetaria contemporaneamente)
Ritratto di xspray
9 settembre 2013 - 13:47
Per oggi ho concluso di parlare con gente non competente in materia,per altro anche saccente.Se era davvero interessato,leggeva su internet cosa fosse il ciclo di Frankel,l'ho invitata a farlo.L'effetto immediato di una svalutazione lo avrebbe potuto notare da quelle effettuate gli anni addietro dall'italia(vedi 1992) e da altri paesi come conseguenza a shock economici esterni. E se guarda bene i dati,svalutazione e inflazione non sono direttamente proporzionali,la svalutazione aiuta a comprare i beni prodotti nel proprio paese e aiuta nelle esportazioni.Buona giornata.
Ritratto di LucaPozzo
9 settembre 2013 - 15:51
Per quanto riguarda il modello di Frenkel (che personalmente mi rifiuto di definire ciclo), mi dispiace che non mi abbia potuto spiegare come esso si adatterebbe al caso dell'euro (anche perché la realtá per cui è stato formulato é purtroppo ben diversa da quella che viviamo in Europa). Per il resto la ringrazio per aver appunto spiegato, con questa ultima risposta, che un'Europa con paesi che si mettono autonomamente a svalutare la propria moneta é una potenziale fonte di paduli enormi per il nostro settore. A meno che i "beni" di cui parla non nascano autonomamente sugli scaffali della Coop, compreso l'alluminio placcato da brasatura, o anche solo il piú banale dei chipset. E visto che oltretutto gli impianti europei di assemblaggio finale che producono modelli esportabili sono giá ampiamente a tappo, direi che questa ricetta, universalmente riconosciuta come panacea per i mali d'Europa da "illustri economisti" (tipo quelli dell'universitá di Chieti che alle spalle hanno ben una decina di pubblicazioni), si rivela una maledizione per un piccolissimo settore da poche centinaia di miliardi di euro l'anno. Ma naturalmente immagino che funzionerá benissimo per tutti gli altri settori, tipo quelli che non hanno bisogno di materie prime per funzionare. In sintesi, finisci la triennale, poi ne riparliamo.
Ritratto di xspray
9 settembre 2013 - 23:28
Il ciclo di Frenkel descrive semplicemente quello che avviene quando uno o più paesi economicamente meno sviluppati ad uno più forte.E' quello che è successo in argentina ed è quello che sta succedendo in Europa.Vabbè,ma lei lo ritiene fuori luogo,quindi sarà sicuramente come dice lei. Eppure a me avevano detto che una svalutazione vista da fuori è una rivalutazione,similmente a come una salita vista dall'alto è una discesa.Ma stasera un utente di alvolante mi ha contraddetto,sarà certamente come dice lui. Poi tra gli "economisti dell'università di Chieti" che dicono che l'euro è un fallimento,c'è anche qualche premio nobel come Amartya Sen o Krugman,o qualcuno che l'aveva previsto nel 1971 di nome Kaldor,o qualche Claudio Borghi o Alberto Bagnai di turno(di cui c'è un intervista che chiarisce bene i punti anche ai non esperti in materia http://www.scenarieconomici.it/esclusiva-lintervista-in-forma-integrale-alleconomista-alberto-bagnai-euro-e-crisi-2/ ) Ma no,si sbagliano tutti,c'è un certo Luca Pozzo che mi dice il contrario,per altro su un forum di automobili,anzi "passenger car",che non sa fare un discorso senza inserire coop,greatwall e inglesismi vari per rendere più "professionale"(o meglio,ridicolo) l'intervento.Non commenti più per cortesia,che ne ho abbastanza di discutere con gente ignorante in materia,presuntuosa e pseudo-dotta nel linguaggio.Buona serata.
Ritratto di LucaPozzo
10 settembre 2013 - 00:24
Sinceramente ho i miei forti dubbi che Krugman abbia mai proposto la svalutazione come una soluzione di lungo periodo per una qualsiasi forma di crisi, in particolar modo industriale. Non posso escluderlo ovviamente anche perchè io qui vedo appunto solo link ad un'intervista a un docente dell'università di Chieti e di Pescara, la cui pubblicazione di maggior successo ha ben 30 citazioni (una qundicina fatte da se stesso o da suoi assistenti). Se mai Krugman ha scritto una cosa simile, significa che ha scritto una cosa insensata. Perchè ripeto, finchè per produrre beni, siano essi da esportare o meno, devi importare componenti e materie prime, il gioco non funziona oltre il tuo giro di magazzino. Perfino uno studente di ingegneria gestionale al secondo anno ci arriva. E come appunto ha sottolineato lei, una svalutazione che ti aiuta ad esportare, ti si ripropone dove non batte il sole appena si tratta di rifare lo stock (pardon, scorta di magazzino) di materie che non sono presenti sul tuo mercato nazionale. Ad ogni modo, se vuole sapere il perchè di un andamento delle immatricolazioni così roseo delle immatricolazioni nel Regno Unito, sotto c'è una possibile spiegazione che ha una base nelle serie storiche degli ultimi decenni; perchè purtroppo i modellini che ti insegnano su banchi di economia sono bellissimi, ma col difetto che la realtà si ostina a non seguirli alla lettera. Dunque nella realtà purtroppo o ci vivi (ma è una vita molto più scomoda di quella dello studente), o provi a osservarla alzando il naso dai blog dei docenti universitari (soprattutto quelli che vengono citati giusto da loro stessi e in qualche sito che ospita anche deliri su rettiliani e scie chimiche).
Ritratto di Laphroaig1992
10 settembre 2013 - 09:18
Scusa Luca ma non ho capito alcune cose. Primo, perché "perfino" uno studente di ingegneria gestionale dovrebbe capirlo. Cosa vuoi dire, che sono piú tardi degli altri? A parte quello, che l'ho preso un po' sul personale, non capisco un passaggio di quello che scrivi. Marchionne non parla sempre di esportazioni e del fatto che il nostro paese dovrebbe fare in maniera da incentivarle? Allora se, in un mondo teorico, potessimo svalutare la nostra moneta lui non potrebbe che esserne contento. Per quanto riguarda l'acquisto di materie prime, se si mantengono i fornitori in Italia non dovrebbe cambiare nulla, dato che tanto la stessa valuta.
Ritratto di LucaPozzo
11 settembre 2013 - 00:20
No Laphroaig, assolutamente, non intendevo quello a proposito dei gestionali. Anche perché, di formazione, lo sono io stesso. Era per dare un esempio di un concetto che, applicato alla realtà industriale, capisce in generale anche uno studente. Per arrivare alla tua domanda: Marchionne in effetti ha parlato di sviluppo delle esportazioni, ma non ha mai spiegato chiaramente cosa intende con questo. In ogni caso, ammesso e non concesso che ciò che fa contento lui sia anche un bene per il paese, rimangono alcuni bachi notevoli nella teoria secondo cui le crisi si risolvono svalutando. Tu hai usato il termine corretto: "incentivare". Perché la svalutazione non é altro che un incentivo. L'effetto che ottieni dal lasciar svalutare la tua moneta non é diverso da quello che otterresti erogando premi per ogni singolo bene esportato. Di fatto tu stai dando denaro (o più in generale valore) alle imprese togliendolo ai tuoi cittadini. Perché puoi girarla come ti pare, ma alla fine il risultato é sempre quello: o gli togli servizi o alzi le tasse, per finanziare gli incentivi, o fai in modo che si ritrovino con una busta paga più leggera a parità di nominale percepito. La differenza, rispetto ad un incentivo, é che non puoi svalutare all'infinito, inoltre, diversamente da un incentivo, hai l'effetto combinato di danneggiare chi deve importare per vivere. Un po' come se mettessi contemporaneamente un incentivo all'export e dazi doganali su ciò che invece importi. Più in generale, come ogni forma di intervento a pioggia dello stato (perché questo é), la svalutazione non muta le condizioni strutturali di competitività di una azienda né la incentiva in tal senso. Essa é sempre la stessa, ha solo preso una dose di metadone che domani avrà esaurito il suo effetto. Aggiungici che é inevitabile, in un processo simile, danneggiare il proprio mercato interno. Perché come si diceva i consumatori non possono non trovarsi con un potere di acquisto minore in un mercato non autarchico. A meno che la proposta non sia il ritorno alla scala mobile (ma se la ricetta per il futuro è tornare alle soluzioni degli anni ’70 o '80...). Contemporaneamente danneggi anche i creditori (immagina l'effetto anche solo su tutte le piccole imprese che vantano crediti verso lo stato). Per quanto riguarda il secondo punto che poni, é corretto quanto dici: i danni sono limitati se l'azienda vive senza necessità di importare materie prime e componenti. Se. Ma purtroppo in moltissimi casi non é così. Prima ho fatto l'esempio dell'alluminio da saldobrasatura. Non è rilevante sapere di cosa si tratta, lo studierai se nel percorso di studi avrai qualche esame di metodi di produzione. Quello che conta é che i semilavorati arrivano sostanzialmente da tre aree del pianeta e con una variabilità nelle caratteristiche chimiche e fisiche tale da non renderli pienamente fungibili. Stringendo: se vuoi produrre un radiatore in Europa devi importare alluminio. E se pensi di cambiare fornitore devi pure considerare costi consistenti nel passaggio. Non c'è santo che tenga. E si tratta giusto di un esempio. Ovviamente tutto questo ti si ribalta sui costi finali di prodotto. Quindi per sostituire quanto hai venduto più velocemente del solito grazie all'aiutino, dovrai spendere di più del solito per rimpiazzarlo (non l'anno prossimo, ora, subito). [continua]
Ritratto di LucaPozzo
11 settembre 2013 - 00:21
Poi aggiungi un ulteriore fattore: il modellino che puoi costruire per spiegare l'utilità della svalutazione non terrà mai conto dell'incertezza. É caratteristica comune dei primi corsi di economia: ogni modello didattico é sempre deterministico. Ma l'incertezza dovuta ad una maggiore volatilità, una azienda, spesso anche solo inconsciamente, la traduce in un unico modo: costo. Se non fosse così probabilmente i vantaggi immediati di una svalutazione sarebbero considerabili per intero, ma così non é. E questo é solo il costo legato al rischio valutario, non abbiamo nemmeno messo dentro i costi amministrativi indotti dal cambio e dalla volatilità. Un altro punto su cui si sorvola sempre è che il contesto non é passivo. Ovvero: abbandoniamo tutti l'euro, io lascio svalutare la mia moneta e divento più competitivo. Se tutti gli altri giocatori sono appena scesi dalla montagna del sapone funziona. Ma chi dice che la reazione degli altri giocatori non sará la stessa? E ancora: io svaluto e divento più competitivo sull'export. Ok, verso chi? Prendiamo un esempio dal settore: oggi Grugliasco fa fatica a stare dietro agli ordini, stesso discorso per gli impianti di VW che producono vetture di gamma alta o di lusso. Potremmo pensare: "bene, svalutando faremo lavorare così anche chi produce i segmenti generalisti dal C in giù, giusto?". Sbagliato, la maggior parte di quelle vetture o non sono vendute negli unici mercati che oggi consentono di generare targhe, oppure sono già prodotte in loco. Se oltre oceano ci fosse qualcuno che vuole disperatamente una Panda ma non può permettersela perché il cambio é sconveniente, al limite ci sarebbe una logica (sempre per i famosi 6 mesi). Ma non é così. Per cui puoi provare a contare i "se" contenuti in questo commento che giustificherebbero una svalutazione come una soluzione (strutturale e di lungo periodo) ai nostri mali, sommandoli probabilmente arrivi alla famosa versione tranviaria della nonna. Perché il modello che ti viene proposto é appunto un modello. E ogni volta che, ad esempio nel nostro paese, é stata applicata, non è stata mai la soluzione, al massimo l’antipasto ad un’altra svalutazione. Su qualche blog troverai probabilmente chi ti spiega che il modello é giusto ma non funziona perché sabotato da oscure forze del male, massoni, rettiliani, il malvagio Bilderberg, i gremlins, ecc. Non si sa mai come e perché, ma non importa: le spiegazioni non servono a chi non vuole rinunciare all'idea che esista una panacea semplicistica per ogni cosa. Spesso ti verrà detto che la dimostrazione che la moneta unica (o il vecchio SME) é il male risiede nel fatto che certi paesi faticano a competere con l'euro senza svalutazioni, mentre la Germania ad esempio sta bene. Anche io se corro i centro metri con Usain Bolt non riesco a competere. Ma é perché non ho il suo fisico, non per colpa del fatto che non posso doparmi.
Ritratto di Laphroaig1992
8 ottobre 2013 - 09:38
Ciao Luca, grazie per la spiegazione. Credo di averne colto gli elementi cardine. Solo una cosa non ho ancora ben capito: per quale meccanismo i creditori vengono automaticamente danneggiati?
Ritratto di xspray
10 settembre 2013 - 10:08
MI sono fermato a "Krugman ha scritto una cosa insensata".Buona giornata e mi saluti i suoi premi Nobel affilati sulla sua scrivania.
Ritratto di Merigo
6 settembre 2013 - 17:34
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Lei Signor LucaPozzo, non capisco mai se ci fa o se ci è. Scrive in modo lezioso citando e abusando di acronimi che solo Lei capisce, gigioneggia come se avesse accesso alla stanza dei bottoni di FIAT, usa inglesismi traducibilissimi in italiano (l'ultimo, che mi ha fatto fare una grassa risata, è passenger car) e oggi sentenzia pure di finanza. Certamente ci sono Paesi che non hanno adottato l'Euro eppure "performano" male: sono la maggior parte dei Paesi del Mondo, a cominciare da Mozambico e Ethiopia a salire. Viceversa, si contano sulle dita di una mano i Paesi che non hanno adottato l'Euro ma performano bene: la Gran Bretagna è uno di questi. Come ho già detto sopra, il cambio €/US$ si è invertito a vantaggio della nostra valuta da quando è nato l'€: oggi bastano 0,75 € per comprarsi 1 US$, mentre allora bastavano 0,75 US$ per comprarsi 1 €, e quindi abbiamo straguadagnato terreno sulla locomotiva USA. Ma lo stesso non è successo nei confronti della Sterlina inglese e, infatti, i britannici sono oggi molto più ricchi di noi. E uno dei motivi per cui la Gran Bretagna lo è, è perché, come ho scritto nel mio post precedente, dalla fine degli anni '70 si estrae petrolio nel Mare del Nord, e l'area in territorio britannico è quella più perforata. Poi, ovviamente, c'è stata Margaret Thatcher che ha potuto applicare per anni il severo rigore lacrime e sangue, mentre da noi Mario Monti solo per averci provato ad applicare, è stato cacciato. Ma il petrolio del Mare del Nord è una delle ragioni, se non la principale, per cui la GB si permise di snobbare l'Eurozona: e Lei mi prende per il fondoschiena con la guida a sinistra ed il bacon? Ascolti Lei il mio percorso logico o, meglio, tra un acronimo e l'altro impari ad ascoltare!
Ritratto di LucaPozzo
7 settembre 2013 - 00:27
Merigo, mi dispiace che il mio commento sia stato preso così male. Anche perchè in verità era riferito più che altro ai primi due commenti lasciati su questa pagina (e mi spiace se non sono stato chiaro a tal proposito). Ad ogni modo, non so se il mio linguaggio sia lezioso o meno. Per quel poco che ne sono capace, avendo avuto la fortuna di nascere con una lingua madre più articolata di altre, mi piace usarla il più possibile, utilizzando comunque per un settore specifico come l'automotive il linguaggio proprio di quell'ambito. Ad esempio, un termine come "passenger car" oltre ad essere normalmente utilizzato anche dall'ultimo dei concessionari Great Wall, è molto più semplice e immediato di un equivalente termine italiano (tipo "veicolo trasporto persone") e allo stesso tempo fa capire immediatamente che non stiamo parlando di mezzi immatricolati per il trasporto merci. Per quanto riguarda il mio approccio ai temi che riguardano il gruppo Fiat: se ci lavori per anni finisci per essere costretto ad avere a che fare con centinaia di persone. E' inevitabile che con qualche decina di queste si rimanga amici e, a meno che non si sia passati alla concorrenza, lo scambio di informazioni è abbastanza normale. Per cui quando leggo una notizia o un commento di un utente, non posso che farlo attraverso il filtro di queste informazioni (e del tempo passato a contatto con la realtà di cui si sta discutendo). Purtroppo non esiste nessuna stanza dei bottoni, in Fiat come in qualsiasi altre azienda del settore. Ci sono culture aziendali, più o meno eterogenee a seconda del costruttore, modi di pensare, percorsi decisionali, scale di valori o priorità. A volte le ipotesi di chi vede quel mondo da fuori collimano con tutti questi fattori, a volte sono in totale contrasto o comunque infondate. Se vedo il Palio di Siena in televisione, riesco a scorgere una gran confusione prima della partenza, agitazione, poi cavalli che corrono e polvere. Ad un contradaiolo probabilmente basta vedere solo gli spintoni prima della mossa per leggervi la spiegazione della visita di quella certa persona alla cena della contrada la sera prima, la rottura di un’alleanza storiaca piuttosto che i tradimenti di breve periodo. Perchè ci è cresciuto, e magari a volte nemmeno sa con assoluta certezza che cosa sta accadendo, ma lo capisce perchè sa quali sono le domande da porsi per arrivare a capirlo. Tornando ora al tema: quando leggo commenti come i primi a questo articolo, mi viene spesso da sorridere, perché ricordano certi meme che girano in rete. Ve ne è uno abbastanza diffuso che pretenderebbe di dimostrare come la Germania, rispetto all’Italia abbia tratto vantaggio dall’introduzione dell’euro. Il tutto con un paio di linee, a rappresentare il PIL, che paiono separarsi in un periodo tra il 2001 e il 2004. Ora, in quel periodo in Italia e in Germania sono successe un sacco di cose, alcune probabilmente fondamentali per la produzione di ricchezza nei rispettivi paesi, altre che hanno avuto un impatto, moltissime altre che non sono state minimamente influenti. Ma quel grafico non dimostra alcuna correlazione di per se stesso. Analogamente, il fatto che oggi il mercato automotive inglese tiri più del resto d’Europa di per sé dimostra poco dell’impatto dell’euro sul settore. Senza necessità di andare in Mozambico o in Burkina Faso, guardiamo cosa accade nelle repubbliche baltiche. L’Estonia è l’unico dei tre paesi ad avere l’euro, eppure il suo mercato cresce a doppia cifra, mentre le confinanti Lettonia e Lituania, che non sono entrate nell’unione monetaria, sono in calo. Così come la Repubblica Ceca, che nel primo semestre è crollata al doppio della velocità della Slovacchia. Eppure la prima è rimasta alla corona, mentre gli slovacchi sono passati all’euro. Possiamo ragionevolmente dire che in entrambi i casi si parla di realtà discretamente omogenee. E con questo non voglio assolutamente dire di sapere la spiegazione del perché un mercato performa peggio dell’altro. Sto solo dicendo che vi sono dati alquanto strani per poter dire con inamovibile sicurezza, come fanno alcuni, che abbandonare l’unione monetaria sia una soluzione ai nostri mali. E al contempo trovo perfettamente plausibile che la disponibilità di risorse energetiche possa spiegare il differenziale con il resto d'Europa (d'altra parte sarebbero in compagnia dei Norvegesi da questo punto di vista). Così come la presenza di uno dei più grandi, se non il più grande mercato finanziario del pianeta può avere ricadute anche sui consumi. Anche perché effettivamente è vero, di macroeconomia so ben poco, quasi nulla oltre le basi. Quello che però so per certo è che da sempre l’andamento delle immatricolazioni nel Regno Unito su perimetri semestrali è correlato con l’andamento delle immatricolazione negli Stati Uniti più che con la media delle immatricolazioni in Europa. Con questo, ripeto, non voglio dire che questa sia l'unica spiegazione o di sapere esattamente tutti i perché dei numeri che stanno venendo fuori in UK. Diciamo che se so che il mio vicino ha un cavallo dietro casa e tornando dal lavoro sento rumore di zoccoli, per condizionalmento per prima cosa non penso che sia stato un asino. Chi ha scritto i primi commenti probabilmente penserebbe subito ad una zebra.
Ritratto di Merigo
7 settembre 2013 - 21:19
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Mi sono fermato lì, glielo ho detto che è troppo lezioso, usa inutili inglesismi e, oggi, è pure logorroico. Non me ne voglia ma mi sono fermato davvero a Great Wall. Saluti.
Ritratto di LucaPozzo
9 settembre 2013 - 12:51
É uno dei principali costruttori cinesi. Esiste da poco meno di 40 ma ha iniziato a esportare in maniera significativa da una decina di anni. L'anno scorso ha immatricolato poco meno di 700 mila pezzi ("pezzi" va bene?), poco piú di Jeep. Ovviamente tutti concentrati in Asia. Qui in Europa esiste qualche rivenditore. Piú che altro vendono un suv economico e un po' precario stile Dr5. Per il resto, mi dispiace tu non abbia la voglia di capire cosa intendevo. Ma d'altra parte é un paese libero. Non é obbligatorio argomentare necessariamente sulla base dati certi e/o condivisi
Ritratto di Merigo
9 settembre 2013 - 15:03
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Non c'era bisogno di rispondermi, accademicamente oltretutto, perché ormai ho capito che Lei non ci fa ma ci è proprio. Mi ha tirato in ballo Great Wall, cioè un produttore che deve spiegare chi sia, per controspiegare una banalità che non vuole capire, cioè che "passenger car" in tutti i Paesi civili ed industrializzati si chiama semplicemente "automobile" (o comunemente "macchina"), così come il Salone di Ginevra si chiama Salon de l'Auto de Gèneve e quello che apre a Francoforte tra 3 giorni si chiama Internationale Automobil-Ausstellung, e se i precisi svizzeri e tedeschi non si pongono il problema di specificare se l'Auto in questione sia per il trasporto di umani o di provoloni, se lo deve porre Lei? E non si rende conto che lo fa citando un mondo dove devono copiare e per farlo devono specificare, perché non possono lasciare spazio alla fantasia e, infatti, la "Grande Muraglia", andando a curiosare su Wikipedia mi sono ricordato chi sia, cioè quella del plagio della Panda. Ma noi siamo in grado di capire e quindi ci basta e ci avanza il termine auto o automobile. E sono convinto che in famiglia anche Lei usi il termine "macchina": "Cara, vado a lavare la "macchina"", oppure "Cara, hai visto le chiavi della "macchina"?", e non che debba precisare alla Sua Signora: "Cara, vado a lavare la "passenger car"", oppure: "Hai visto le chiavi del'"veicolo trasporto persone"?" altrimenti la sua Signora non capisce di cosa stia parlando. Non voglio offenderla ma chi abusa di acronimi ed inglesismi, è perché non ha capacità di analisi e di sintesi e li usa come usa la punteggiatura chi c'è l'ha (e non pretendo di essere io ad avercela). Quindi, non è che io non abbia voglia di capirLa, ma proprio non ci riesco e, comunque, anche se polemicamente punzecchio un po' tutti nel blog, credo di farlo sempre civilmente mentre aggredisco solo chi, e non è certo Lei, si permette maleducazione insultando chicchessia. Quindi passo e chiudo, e ci mancherebbe altro non possa continuare a scrivere come meglio crede, perché è fuori di dubbio che uno possa farlo oltretutto scrivendo tutte le gavate che crede (io lo faccio spessissimo), e sta agli altri blogger scoprirlo e correggerlo.
Ritratto di LucaPozzo
9 settembre 2013 - 23:38
Beh, a dire il vero il mio punto su Great Wall era proprio quello, persino i concessionari di un marchio cosí poco conosciuto in Italia da chi non lavora nel settore usano la terminologia tecnica. Poi, solo per chiarezza, io non penso, copie o non copie, che una realtá simile non sia degna di considerazione (qualunque azienda cresca del 180% in tre anni avrà sempre e comunque il mio rispetto). Per quanto riguarda la terminologia, capisco e rispetto la sua posizione, ma personalmente continuo a pensare che ogni ambiente abbia il suo linguaggio. Questo é un sito in cui si parla di auto, e usare il glossario del settore su una spazio dedicato al settore non é, a mio parere, peccato grave. Se da qualche parte ho scritto "passenger car" è possibile/probabile che l'abbia fatto perché non volevo che si confondesse con un veicolo immatricolato diversamente (ad esempio se qualcuno mi dice che una Panda Van, una Punto Van o una Mini Clubvan sono "macchine" io non ho nulla da ridire, é vero in fondo, ma non sono certo passenger car). Poi quando parlo con la mia compagna ovviamente uso termini adatti a chi non distingue una Panda da uno Stralis, cosí come le mi parla di intervento al cuore e non di angioplastica. Ma se mai un giorno mi appassionassi alla medicina, mi farebbe piacere leggerne con i termini propri. Male che vada, se non capisco una parola posso sempre chiedere un chiarimento a chi l'ha usata; lo prenderei comunque come un arricchimento, non toglie nulla al mio bagaglio. Per cui in ogni caso userò qui sempre i termini che ho usato per anni con concessionari e capi officina, chiunque non ritenga chiaro il significato può sempre chiedere.

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