IL “MADE IN CHINA” DELLA VW - La case costruttrici cinesi che vedono il gruppo Volkswagen come co-protagonista con due joint-venture(Shanghai-VW e FAW-Volkswagen) nei primi nove mesi di quest’anno hanno prodotto 2,7 milioni di veicoli, cioè il 15,2% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sono numeri che danno la misura dell’importanza della presenza Volkswagen in Cina, ma che probabilmente sono poca cosa rispetto a quella che sarà in futuro.
PROSPETTIVE DI SVILUPPO - Ieri a Berlino, in presenza della cancelliera tedesca Angela Merkel e del capo del governo cinese Li Keqiang (in piedi nella foto in alto), oltre al top management del gruppo Volkswagen e delle joint venture cinesi, sono stati firmati alcuni accordi che fanno delineare un ulteriore forte sviluppo dell’industria automobilistica cinese sotto l’egida del gruppo Volkswagen, che attraverso il Volkswagen Group China conta nella realtà cinese ben 14 società.
LA PRODUZIONE CINESE VW - In Cina già oggi sono attivi 17 impianti di produzione facenti capo a società in cui il gruppo Volkswagen è presente con ruolo di primo piano. In 8 si producono veicoli e negli altri 9 si fabbricano componenti per auto. Oltre a ciò, nel luglio scorso la FAW-Volkswagen ha deciso la realizzazione di altri due impianti, a Qingdao e a Tianjin. Un’iniziativa analoga, per un nuovo stabilimento nella località di Changsha, è stata decisa dalla Shanghai Volkswagen.
PIÙ CHE UN RADDOPPIO - L’accordo più rilevante firmato ieri a Berlino è quello sottoscritto dal gruppo tedesco con la FAW. Il documento firmato prevede infatti l’ulteriore collaborazione tra i due partner per altri 25 anni, un impegno che fissa la sua scadenza nel lontano 2041. Dunque una prospettiva di lungo respiro, testimonianza di convinzione nella strategia da entrambe le parti.
NUOVO IMPIANTO DI COLLAUDO - Nella stessa cerimonia di Berlino è stato firmato anche un accordo tra il gruppo Volkswagen e quello cinese Saic (Shanghai Automotive Industry Corporation, che comprende la Shanghai Volkswagen Company). Oggetto di questa seconda intesa è la costruzione di un impianto per i collaudi e i test di prova nella località di Xinjiang, nella Cina occidentale, appunto per i veicoli della Shanghai Volkswagen; un’operazione per la quale il gruppo tedesco ha stanziato 100 milioni di euro.
CRESCITA PROFESSIONALE - Forse però il più significativo è il terzo documento di collaborazione firmato a Berlino dalla Volkswagen e le controparti cinesi: quello di un programma di formazione professionale basato sugli standard e i canoni seguiti dal gruppo VW in Germania. Il piano prevede nove centri dedicati all’attività formativa: per gli istruttori che poi dovranno formare gli addetti delle fabbriche cinesi, e alla preparazione dei programmi di formazione.
VOLONTÀ CINESE DI MIGLIORARE - Quest’ultima intesa testimonia la volontà delle autorità cinesi di far crescere il livello professionale della manodopera locale. Che significa la determinazione a far evolvere e migliorare l’industria automotive cinese non solo quantitativamente ma anche sotto il profilo della qualità e della autonomia dal contributo dei partner occidentali, oggi indispensabili.
VANTAGGI DA ENTRAMBE LE PARTI -Se sono evidenti e chiare le motivazioni di fondo che hanno portato e portano la Cina a cercare e a sottoscrivere accordi con la Volkswagen, non meno comprensibili sono quelle per cui la casa tedesca abbraccia una tale politica di collaborazione. Lo ha ben sintetizzato a Berlino Jochem Heizmann, top manager del gruppo VW nonché presidente e amministratore delegato di Volkswagen Group China: «Il nostro successo in Cina non sarebbe stato possibile se non avessimo iniziato a collaborare con i cinesi già tanto tempo fa (i primi contatti della Volkswagen in Cina risalgono al 1979 e la prima joint venture al 1984). Siamo convinti che il prolungamento della collaborazione con la FAW siglato oggi consentirà di migliorare ulteriormente la nostra posizione in Cina».