TRE MODELLI CONTESI - In casa Opel si apre il toto-stabilimenti. Il gruppo tedesco, controllato dalla statunitense General Motors, dovrà presto decidere a quali delle proprie fabbriche affidare la produzione di almeno tre modelli: la crossover Antara, la citycar Agila e la nuova piccola suv che uscirà l’anno prossimo (leggi qui la news). Forse la questione sarà sul tavolo del consiglio di sorveglianza già oggi. “Una semplice riunione di routine”, secondo fonti ufficiali riportata da il Sole 24 Ore. Non così per i sindacati, che premono sull’amministratore delegato Klaus-Friedrich Stracke affinché prenda presto una decisione.
POSTI DI LAVORO A RISCHIO - Il fatto è che non si tratta di una questione di semplice politica industriale. In ballo c’è il mantenimento degli attuali livelli d’occupazione, tanto più vitali, quanto più la crisi economica morde l’Europa. Qui sta il problema: secondo alcuni, ci sarebbe il pericolo che alcune produzioni siano spostate fuori dal Vecchio Continente, così da contenerne i costi. Il quotidiano di Confindustria fa l’esempio del braccio di ferro per l’affido dell’Antara tra lo stabilimento tedesco di Bochum, che già si occupa della Zafira, e una fabbrica messicana di proprietà della General Motors.
QUALI SARANNO LE MOSSE DELLA GM? - La questione è delicata: una volta uscito dall’amministrazione controllata, il colosso di Detroit decise di non vendere la Opel, come inizialmente annunciato, bensì di risanarla. Un intervento “lacrime e sangue” che, l’anno scorso, ha comportato il licenziamento di circa ottomila dipendenti, oltre al taglio dei salari e alla chiusura dello stabilimento belga di Anversa, in cambio della promessa da parte della Opel di conservare in patria i posti di lavoro superstiti sino alla fine del 2014. Sarà tuttavia difficile mantenere l’impegno senza un numero adeguato di modelli da produrre. Molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese dal management di una General Motors che ha ancora molta strada da fare sulla via del risanamento dei conti: pur avendo dimezzato le perdite nei primi nove mesi del 2011, infatti, probabilmente il colosso di Detroit non raggiungerà l’obiettivo d’arrivare al pareggio di bilancio entro fine anno.
PRECISAZIONE - Gli ottomila dipendenti a cui si fa riferimento non sono stati “licenziati”. Si è trattato di un piano di riduzione della forza lavoro realizzato in accordo con i sindacati. Ci scusiamo per l’errore.








