TEMPO DI BILANCI - Le case automobilistiche hanno cominciato a pubblicare i rispettivi risultati conseguiti nell’intero 2015 e in generale si può dire i bilanci sono più che rosei. Chi non ha ancora reso noto i consuntivi economico-finanziari, ha comunque diffuso i numeri delle vendite, anch’esse generalmente molto buoni.
STELLA BRILLANTE - Ultime in ordine di tempo sono arrivate oggi le notizie della Daimler (Mercedes), con corposi aumenti sia del fatturato che degli utili. Il gruppo della Mercedes (auto e camion) ha chiuso il 2015 con un fatturato di 149,5 miliardi, in crescita del 15% nei confronti del 2014. L’utile netto è stato di 8,9 miliardi, anche questo in robusto aumento del 21,9% sul 2014, quando l’utile fu di 7,3 miliardi. Per rimanere in Germania, la BMW dal canto suo ha già comunicato che nel 2015 ha realizzato un aumento del 6,1% delle vendite, con generose aspettative per quel che riguarda fatturato e utili, che saranno comunicati più avanti.
LE AMERICANE - Trend positivo anche per le case americane. Il 3 febbraio la General Motors ha reso noto un risultato 2015 decisamente favorevole, con un fatturato di 152,4 miliardi di dollari (in calo del 2,3% rispetto al 2014) e un utile netto di 9,7 miliardi (contro 2,3 miliardi nel 2014). Quadro analogo era stato quello della Ford, con 149,6 miliardi di dollari di fatturato e 7,4 miliardi di utili netti. Il gruppo FCA dal canto suo ha ufficializzato un fatturato 2015 di 113,19 miliardi di euro contro i 96,1 del 2014. L’utile è stato di 2 miliardi (compresa la Ferrari).
FRECCIA IN GIÙ PER MOLTI - Di fronte a un quadro di questo genere, ci sarebbe da aspettarsi che le borse “festeggiassero” con una tendenza alla crescita per le quotazioni delle case automobilistiche, invece sta avvenendo proprio il contrario. Il gruppo Daimler nello stesso momento che comunicava i suoi buoni risultati per il 2015, ha dovuto registrare un calo del 3,5%, in contemporanea a una tendenza negativa per la BMW, arrivata sino al -2,5% poi risalita al -1%. Stessa musica in Francia, dove a convincenti sia per Renault che PSA Peugeto Citroën, si contrappongono esiti borsistici negarvi (oggi la Renault ha perso il 3,3%) e la PSA il 2,31%).
NEW YORK IDEM - La Borsa di New York ha avuto sostanzialmente lo stesso comportamento con la General Motors, che lamenta un trend negativo tra l’1 e il 2% di perdita e che rispetto all’anno scorso ha perso il 15,68%. Ford il 2 febbraio ha perso il 4,6% ma rispetto all’anno scorso il calo è del19%. E una situazione analoga è quella del gruppo Fiat Chrysler, che tende a perdere e che mentre ad aprile alla borsa di New York aveva raggiunto un valore di oltre 10 dollari ora non arriva a 6 dollari, con l’erosione che continua sia pure con percentuali attorno all’1%.
TANTI INTERROGATIVI - Da questo pur sommario e superficiale panorama viene da chiedersi quale sia la ragione di questa sfiducia nell’industria dell’automobile manifestata dal mondo degli investitori. Come si aspettassero che le cose vadano a cambiare in breve tempo. Se è una cosa legata allo specifico dell’attività automotive o se invece dipende dalle inquietudini derivanti dal quadro economico-politico più generale. Per esempio, per le prospettive del prezzo del petrolio (c’è chi lo dà di nuovo in crescita nei prossimi mesi, addirittura del 50%), oppure per le incertezze originate dall’andamento non pimpante dell’economia cinese, a cui buona parte dell’industria automobilistica ha legato i suoi destini a filo doppio. Per non dire degli scenari possibili legati alle problematiche ambientaliste. O chissà cos’altro ancora.