DOPO 7 ANNI, IL TRIBUNALE - L’istruttoria è conclusa e ora la parola è ai magistrati giudicanti: Wendelin Wiedeking (
sopra, in una foto di repertorio) e Holger Haerter (amministratore delegato e responsabile della finanza della
Porsche al momento dei fatti) saranno giudicati in Tribunale per il comportamento tenuto durante il tentativo di “scalata” al gruppo Volkswagen, compiuto nel 2008.
LE NEGAZIONI E LA SORPRESA - Secondo l’accusa avanzata dalla procura di Francoforte, i due top manager avevano negato che la Porsche fosse interessata all’acquisto della Volkswagen. Le affermazioni prese a prova del comportamento illegale sono contenute in cinque comunicati stampa emessi all’epoca dalla casa di Stoccarda. In realtà a fine ottobre del 2008, la stessa Porsche aveva annunciato di detenere del 74,1% delle azioni Volkswagen e di puntare ormai il al 75% e quindi al controllo della società.
LA RABBIA DEGLI INVESTITORI - A quel punto le azioni Volkswagen aumentarono di valore in maniera smisurata. A quel punto molti azionisti si sentirono ingannati, perché avendo creduto alle affermazioni della Porsche avevano ceduto i titoli Volkswagen, convinti che avrebbero perso valore. Tutta l’operazione costò alla Porsche moltissimo, avendo dovuto indebitarsi pesantemente per finanziare l’acquisto delle azioni Volkswagen, e quando la situazione divenne insostenibile, le parti si rovesciarono e fu la Volkswagen ad acquisire definitivamente la Porsche.
VICENDA UN PO’ DIMENTICATA - Oggi la vicenda è scivolata un po’ in secondo piano; un po’ per il tempo trascorso, un po’ per l’incombenza dello scandalo “Dieselgate” che ha posto sotto una luce negativa la Volkswagen, per di più in una vicenda che appare molto più grande di quella della tentata scalata di Wiedeking. C’è però da tenere conto del fatto che se dalla vicenda uscisse un orientamento favorevole all’indennizzo degli azionisti Porsche che si sentirono ingannati, allora per il gruppo VW (che include Porsche) ci sarebbe il problema di prevedere ulteriori esborsi per vicende giudiziarie, oltre a quelli relativi al “Dieselgate”.