NESSUNA “COMUNIONE DEI BENI” - Mirafiori resterà totalmente della Fiat. Secondo quanto riportato dal quotidiano il Sole 24 Ore, la proprietà dello stabilimento torinese non sarà conferita a una nuova società frutto della joint venture tra il Lingotto e la sua controllata statunitense Chrysler, come qualcuno aveva supposto in un primo momento. “Credo sia più probabile che la maggior parte degli impianti, sia della Chrysler, sia della Fiat, produca in futuro auto per entrambe”, ha precisato Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa torinese. “Questo non toglie che la proprietà degli impianti resterà separata”. Anche perché, malgrado il controllo sia in mano alla Fiat, la maggioranza della proprietà del capitale di Detroit è detenuta dal governo degli Stati Uniti e dalla Uaw, il sindacato americano dei lavoratori dell’auto.
PIATTAFORME COMUNI - Fabbrica Italia Mirafiori, la nuova società che dovrà riassumere i dipendenti dello stabilimento torinese, in base al nuovo contratto, farebbe così capo interamente alla Fiat. In ogni caso, entro un anno e mezzo a Mirafiori dovrebbe entrare in produzione la nuova piattaforma comune che permetterà di realizzare le Suv targate Jeep e Alfa Romeo. Allora, come sarà gestita l’integrazione? L’ipotesi più accredita è quella di utilizzare un sistema cosiddetto di “contract manufacturing”, come quello usato dalla Fiat per lo stabilimento di Tychy, in Polonia, che realizza la Ka per conto della Ford usando la piattaforma della 500. In poche parole, funziona così: la casa statunitense acquista un determinato numero di auto a un prezzo prefissato. Un sistema, questo, che potrebbe fare al caso di Mirafiori (nella foto in alto la palazzina).
RITORNO ALL’UTILE? - Intanto, giovedì prossimo il gruppo renderà noti i conti relativi al quarto trimestre e all’esercizio 2010. Questi ultimi, secondo le previsioni di un panel d’analisti finanziari riportate dall’agenzia Radiocor de Il Sole 24 Ore, il gruppo Fiat dovrebbe aver chiuso il bilancio dell’anno scorso con qualcosa come 455 milioni di utile, grazie alla domanda in crescita nei paesi in via di sviluppo. Se la stima dovesse essere corretta, si tratterebbe di un risultato davvero niente male, considerato che il 2009 si era chiuso con perdite per 848 milioni.






