REALTÀ DOUBLE FACE - Alla Cina si guarda in modi diversi, anche parecchio contraddittori. Fanno scintillare gli occhi le sue enormi possibilità di crescita e quindi di acquisto di automobili, ma al tempo stesso fa paura l’idea che i cinesi possano mettersi a costruire auto e ad esportarle in massa. La cosa non è soltanto un intreccio di timori e speranze, ha anche degli aspetti concreti, già attivi, laddove si constati che l’industria cinese dell’auto si poggia sostanzialmente su un know how e su capacità provenienti dalle case automobilistiche americane ed europee, cioè le stesse che appunto sperano e tremano.
PROGETTO GLOBALE - Un caso emblematico è quello della cinese Qoros (della quale ci siamo già occupati qui). È stata creata soltanto pochi anni fa, nel 2007, come joint venture alla pari dal gruppo automobilistico cinese Chery e dal fondo d’investimento Israel Corporation, con un obiettivo a dir poco ambizioso: arrivare a produrre auto che trovino mercato in Europa. Al salone di Ginevra del marzo prossimo è già stata annunciata la presenza della nuova marca con una proposta appunto per gli automobilisti europei: una crossover, una berlina tradizionale e una suv compatta.
MADE IN CINA? - L’aspetto apparentemente contraddittorio è che nei posti chiave della nuova casa costruttrice ci sono numerosi tecnici e manager europei, tra cui anche degli italiani. Per esempio il responsabile vendite e marketing della Qoros è Stefano Villanti, italiano che non ha trascorsi nel settore auto ma proviene dall’agenzia di consulenza McKinsey. Poi c’è Cristiano Carlutti, ex manager Fiat. Quanto alla sostanza del progetto, il design ha un padre di tutto rispetto: Gert Hildebrand, che ha lavorato per la BMW ed è considerato il padre della Mini. E oltre a loro una moltitudine di tecnici specializzati nell’auto provenienti da Land Rover, Opel, BMW.
MAESTRI RICONOSCIUTI - Del resto, che in Cina ci sia la voglia di provarci è confermato anche dal fatto che dall’Italia è partito e ha impiantato una propria base di attività in Cina proprio per “fare scuola” nel mondo della progettazione e nell’ingegnerizzazione: è Leonardo Fioravanti, un designer che è stato capo del design alla Pininfarina - disegnando niente meno che la Ferrari 365 GTB “Daytona” e la Ferrari 308 - e che da parecchi anni è titolare di una società di design a Moncalieri. Un importante “braccio” della sua azienda è appunto in Cina dove fornisce consulenza su come si fanno le automobili.
INELUTTABILE - A parte i casi singoli, in generale questo indubbio riconoscimento di capacità fa sorgere l’interrogativo se debba essere motivo per inorgoglirsi o se piuttosto non sia da considerarsi come questi casi in cui si vende la corda al proprio boia. Ma non c’è niente fare: è la globalizzazione.














