CERIMONIA TURBATA - La Fiat ha presentato il nuovo programma industriale per lo stabilimento di Atessa (al quale si riferiscono le foto), dove la SevelSud, joint venture Fiat-PSA, produce i veicoli commerciali Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroën Jumper. Si è parlato della produzione di un nuovo modello leggero, di cui peraltro non si conosce il profilo e le caratteristiche. Si sa invece che l’investimento complessivo ammonta a 700 milioni di euro, 550 messi dalla Fiat e 150 dal gruppo PSA. Notizie positive, ma giornata però non ha avuto i toni della festa come forse ci si poteva aspettare.
AVVERTIMENTO - Nonostante l’indubbio interesse economico, industriale e occupazionale dell’evento, la notizia ha guadagnato le prime pagine dei giornali per altre ragioni, apparentemente meno concrete, ma in realtà concretissime. Parlando ad Atessa, l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha infatti affermato che l’intervento in Abruzzo sarà l’ultimo se in Italia non si farà chiarezza sui rapporti sindacali e sulle regole da rispettare in fabbrica, citando anche “autorevoli Istituzioni” che non aiutano a fare chiarezza.
FUOCHI INCROCIATI - A ispirare le parole e in genere l’atteggiamento di Marchionne sono stati due episodi: la sentenza della Corte Costituzionale - “una sentenza che che aggiunge incertezza” ha detto Marchionne alle agenzie di stampa - che in sostanza ha dato ragione alla Fiom sulla vicenda relativa alle rappresentanze sindacali in azienda, e a una dichiarazione del presidente della Camera Laura Boldrini, che ha declinato l’invito a partecipare alla cerimonia di Atessa in pratica accusando la Fiat di svendere i diritti dei lavoratori. “Un paese dove ogni certezza viene messa in dubbio, dove una norma può essere letta in un modo ma anche nel suo contrario, dove la volontà di una maggioranza è negata da un’esigua minoranza… Tutto ciò è un caso tristemente unico al mondo ed è un deterrente per chiunque voglia venire a investire in Italia” ha affermato Marchionne.
SECONDO ROUND - Poche ore dopo, nella conferenza stampa successiva all’assemblea per la fusione della Fiat Industriale con la Cnh, Marchionne ha sollecitato il governo a prendere iniziative per fare chiarezza sulle normative in materia, in particolare con quale norma intende sostituire l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, che la presa di posizione della Corte Costituzionale ha in pratica dichiarato illegittimo, sostenendo che tutti i lavoratori hanno diritto a una loro rappresentanza sindacale, anche se non firmano gli accordi con l’azienda. “È importante che questo governo proponga qualche soluzione, ci dica quali sono le nuove norme che vanno a rimpiazzare l'articolo 19” sono state le parole di Marchionne.
IPOTESI DELOCALIZZAZIONE - E a proposito dei piani futuri ha anche affermato: “I piani per il rilancio dell’Alfa Romeo proseguono certamente. È l’Italia che deve decidere se ciò deve avvenire qui o no. Fiat e Chrysler hanno varie alternative in proposito”. Le parole di Marchionne siano state interpretate come un preavviso di possibili cambiamenti di programmi industriali, che vedrebbero piani produttivi previsti in stabilimenti italiani prendere la strada di altri stabilimenti esteri, in Serbia o negli Usa. Insomma un vero e proprio avvertimento.
SINDACATO E GOVERNO - Ne hanno parlato esplicitamente l’agenzia Bloomberg e la testata specializzata Automotive News Europe, sia pure aggiungendo che l’ipotesi potrebbe essere un modo di fare pressione in vista anche dell’annunciato incontro con la Fiom, il sindacato escluso, dalle rappresentanze aziendali. Ma forse la pressione maggiore è nei confronti del governo, appunto chiamato esplicitamente in causa da Marchionne.