ANCORA RICHIAMI - Il gruppo Chrysler, controllato alla Fiat, ha il vento in poppa: il mercato lo sta premiando con una crescita sostenuta da diversi mesi. Il trend positivo è però accompagnato da uno stillicidio di notizie relative a problemi che si verificano sulle vetture, a cui la Chrysler deve provvedere con richiami in officina. L’ultimo caso è di mercoledì scorso con l’invio di una “convocazione” in officina per 840 mila proprietari di vetture Chrysler, Jeep, Dodge e Ram.
OBIETTIVO QUALITÀ - L’episodio va ad aggiungersi ad altri verificatisi nell’ultimo anno. Da parte della Chrysler la cosa non viene drammatizzata, anzi si può quasi dire che venga sfruttata per rimarcare la costante e determinata ricerca della qualità, come sottolineato dalle dichiarazioni della casa, che hanno colto l’occasione per ripetere che tutto l’impegno del gruppo Chrysler è su questo terreno.
PROBLEMI DIFFERENTI - Il richiamo non è ascrivibile a un solo problema. Per 490 mila vetture si tratta di un inconveniente agli appoggiatesta, che in caso di tamponamento hanno un comportamento anomalo che può creare danni. La Chrysler ha fatto sapere che il problema è dovuto a un problema delle componenti elettroniche impiegate.
QUESTIONI DI TSUNAMI - In particolare ha affermato che la fornitura veniva da un’azienda che era stata cercata nell’emergenza verificatasi con il blocco della produzioine della azienda fornitrice originaria a causa dello tsunami di tre anni fa. Altre 282 mila auto del gruppo Chrysler invece sono state convocate per sospetti di malfunzionamento degli airbag. Infine, 69 mila unità sono state “richiamate” per verificare l’efficienza del sistema di controllo di stabilità.
MODELLI DIVERSI - Per il problema ai poggiatesta, i modelli interessati sono la Chrysler Sebring degli anni 2012-2013, e la Chrysler 200, Dodge Avenger e Dodge Nitro del periodo 2011-2012. Per l’inconveniente agli airbag si tratta di Dodge Caravan, Chrysler Town&Country e Ram Cargo Van. L’ultimo blocco di richiami riguarda invece 69 mila pick-up Ram 1500 (nella foto), su cui va verificato il sistema di controllo di stabilità.
NESSUNA IN EUROPA - Tutte le vetture coinvolte sono state vendute sui mercati nordamericani, Usa, Canada e Messico.