NUMERI PESANTI - Questa volta non c'è di mezzo nessuna “spy story”. Ma il danno economico che riceve la Ferrari dalla vendita di gadget contraffatti potrebbe essere più pesante della fuga di informazioni che vide coinvolto nel 2007 il team di F1 McLaren. Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, ogni anno la vendita di portachiavi, magliette, tute e, “chi più ne ha più ne metta”, rappresentano per la Ferrari un introito 1,5 miliardi di dollari, una cifra enorme se si considera che il fatturato della Casa modenese si aggira intorno agli 1,9 miliardi di dollari.
SENTENZA ESEMPLARE - Così, dalle parti di Maranello devono aver accolto con estrema gioia la sentenza del Tribunale di Milano, Sezione specializzata nei diritti di proprietà industriale: l'uso del colore rosso (in tutte le sue sfumature), abbinato allo scudetto con il cavallino rampante è ad uso esclusivo della Ferrari. L'ordinanza, firmata dal giudice Domenico Bonaretti, fa seguito a un ricorso presentato contro la Promotive sporting collection, rea di commercializzare prodotti recanti simboli simili a quelli del Costruttore di Maranello abbinati al colore rosso.
Come riporta il quotidiano economico, il giudice ha stabilito che l'uso combinato del colore rosso costituisce "violazione dei diritti sotto il profilo della contraffazione dei marchi, dei segni distintivi non registrati e della concorrenza sleale per imitazione servile confusoria, appropriazione di pregi, agganciamento sistematico e parassitario, discredito commerciale essendo i prodotti di scarso livello qualitativo nonché offerti a prezzi inferiori a quelli originali".
Con questa sentenza la Ferrari spera di mettere un freno a tutte quelle aziende che fino ad oggi si sono arricchite sfruttando la sua notorietà. Soprattutto perché il danno non è soltanto d'immagine, ma incide parecchio sul fatturato della Casa di Maranello.














