NON È DETTA L’ULTIMA PAROLA - La Saab vende cara la pelle. La corte d’appello di Göteborg, in Svezia, ha accolto il ricorso contro la decisione del tribunale distrettuale di negare alla casa la possibilità di avviare la procedura di riorganizzazione volontaria, uno speciale istituto previsto dalla legge locale che le avrebbe permesso di “prendere tempo” nei confronti dei creditori, in attesa dell’arrivo dei rinforzi costituiti dai nuovi soci cinesi (leggi qui la news). Insomma, per il gruppo di Trollhättan c’è ancora speranza. Ora bisogna aspettare che i giudici entrino nel merito della questione. La sentenza potrebbe arrivare già nei prossimi giorni.
ASPETTANDO I CINESI - Oltre che dai giudici svedesi, il destino della Saab, che da mesi si è vista costretta a fermare la produzione per l’impossibilità di pagare stipendi e fornitori, dipende da Pechino. L’accordo firmato con le cinesi PangDa Automobile Trade e Zhejiang Youngman Lotus Automobile prevede la cessione di una quota complessiva del 53,9% per 245 milioni di euro, ma è subordinato al benestare del governo cinese, che ancora non si è pronunciato.
















