RICHIESTA DI RIORGANIZZAZIONE - La Saab chiede l’intervento dello stato per proteggersi dai creditori. La casa automobilistica svedese ha fatto richiesta alla corte distrettuale competente di attivare la procedura di “riorganizzazione”. Si tratta, come spiega il costruttore in una nota diramata per smentire le voci di un imminente fallimento, “della facoltà concessa dalla legislazione svedese per fare in modo di consentire ad un’azienda che ha concluso contratti importanti e che necessitano di un benestare di tipo politico per la loro attuazione, di avere il tempo per ottenere questa approvazione”.
IN ATTESA DEI CINESI - Detto altrimenti, la Saab prende tempo in attesa che i nuovi “partner-padroni” cinesi immettano nel gruppo la liquidità necessaria per pagare i fornitori, riprendere la produzione (ferma da marzo) e attuare il più volte annunciato, e mai partito, piano di rilancio (leggi qui la news). L’acquisto da parte della Pang Da e della Zhejiang Youngman di una quota complessiva del 53,9% della Saab per 245 milioni di euro, infatti, è subordinata al via libera delle autorità di Pechino. Se la corte distrettuale svedese dovesse accogliere la domanda, la Saab potrebbe guadagnare fino a un massimo di 12 mesi di tempo per ultimare il processo di riorganizzazione.














