GIORNI DECISIVI - La Saab sarebbe sul punto d’arrendersi. Questo, almeno, è quello che sostiene un quotidiano di Stoccolma, secondo cui, arrivati a questo punto, le possibilità che la casa svedese possa rimettersi in carreggiata sono scarse. Sarà davvero così? Più di una volta, nel recente passato, il gruppo di Trollhättan è stato dato per spacciato; eppure, in modo o nell’altro, è riuscito a cavarsela. Adesso, tuttavia, la corda si starebbe per spezzare, malgrado la speciale protezione dai creditori concessa in appello dal tribunale di Göteborg (leggi qui la notizia). Tanto più che sono circa sei mesi che la produzione è ferma (nella foto una linea di montaggio), con i dipendenti che non ricevono lo stipendio da agosto.
QUALCUNO HA VISTO I CINESI? - I “salvatori” cinesi Pang Da e Youngman pare che abbiano deciso di posticipare il loro ingresso nel capitale Saab, malgrado gli accordi presi a maggio per rilevare una quota del 54% per 245 milioni di euro. Una parte di questi soldi sarebbe dovuta arrivare già alla fine del mese scorso. Interpellata dal quotidiano svedese Dagens Nyheter, una portavoce della Saab sminuisce: “Dev’essere colpa di un malinteso”. Fatto sta che la situazione è seria. È possibile che la decisione di prendere tempo indichi un calo d’interesse da parte dei cinesi. Ma il clima d’incertezza sta mettendo in forse il prestito-ponte che l’azienda Trollhättan potrebbe ottenere in virtù delle garanzie offerte dai partner d’Oriente, così da essere in grado di appianare i debiti con i fornitori (circa 150 milioni di euro).
NESSUN INTERESSE DA PARTE DELLA GEELY - In questa ridda di voci in parte contrastanti, una sola cosa sembra certa: al contrario di quanto scritto nei giorni scorsi sempre da Dagens Nyheter, che aveva raccolto le dichiarazioni d’imprecisate fonti interne, la cinese Geely Automobile Holdings, già proprietaria della Volvo, non è interessata ad acquistare anche la Saab.

















