L’ATTIVITÀ SI FERMA - Dal 25 ottobre all’1 novembre i lavoratori della raffineria Eni di Marghera bloccheranno la produzione e la distribuzione dei carburanti. Protestano perché la multinazionale del cane a sei zampe, per via della crisi, vuole fermare la lavorazione del greggio per sei mesi, mettendo in cassa integrazione (da novembre) circa 200 dipendenti su 352. Si teme, però, che lo stop preluda alla chiusura e che l’azienda faccia arrivare ai terminali di scarico navi con prodotti già raffinati, per continuare a utilizzare l’organizzazione logistica che provvede alla distribuzione dei carburanti.
RUBINETTI CHIUSI - Così, dopo settimane di mobilitazione, culminate in due manifestazioni che hanno paralizzato la viabilità di Mestre e il traffico verso Venezia, i raffinatori hanno optato per la linea dura: lasciare a secco il Nordest. Nell’impianto, infatti, vengono lavorati 80.000 barili di greggio al giorno, che assicurano il 50% del fabbisogno di carburanti dell’Italia nord orientale (una parte viene inviata in Austria e in Slovenia).
A SECCO IN DUE GIORNI - L’obiettivo della protesta è far restare a secco le pompe venete nel giro di 48 ore, e di chiudere l’oleodotto che porta il greggio alla raffineria Ies di Mantova, estendendo, così, i disagi. Non è detto, comunque, che l’iniziativa abbia successo: le attività di raffinazione sono un servizio di pubblica utilità e potrebbe intervenire il prefetto, sospendendo l’agitazione. I lavoratori possono contare sul sostegno dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che qualche giorno fa ha incontrato i manifestanti promettendo di non lasciarli soli.















