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Slitta la fusione Fiat-Chrysler

20 marzo 2013

La decisione del tribunale del Delaware che dovrà pronunciarsi sul prezzo delle azioni detenute dal fondo Veba potrebbe slittare.

Slitta la fusione Fiat-Chrysler

FUSIONE IN STAND BY - Ennesima puntata della “telenovela” sulla fusione tra Fiat e Chrysler (nella foto la sede centrale di Auburn Hills, Detroit). Se poche settimana fa, durante il Salone di Ginevra, l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne si era detto ottimista sulla possibilità di chiudere l’operazione entro la fine dell’anno, è notizia di ieri il probabile slittamento della decisione del tribunale del Delaware sul prezzo delle azioni Chrysler detenute dal fondo sindacale Veba. La sentenza del tribunale, attesa entro fine marzo, potrebbe arrivare tra giugno e luglio rallentando dunque il processo di fusione. Trapela comunque ottimismo dal commento del presidente Fiat Jhon Elkann, “il percorso è ben avviato e l’integrazione tra Fiat e Chrysler porterà notevoli benefici”. 

PRONTI ALLA SCALATA - Attualmente la Fiat detiene il 58,5% delle azioni Chrysler mentre il restante 41,5% appartiene al Veba. Obiettivo dichiarato della casa italiana è l’acquisizione delle azioni detenute dal fondo dei sindacati sulle quali la Fiat vanta il diritto di opzione. Il punto della discordia è proprio il prezzo delle azioni, troppo alta secondo la Fiat, sul quale dovrà appunto pronunciarsi il tribunale del Delaware. Stando alle ultime notizie, Veba dovrebbe presentare nuovi documenti nei prossimi dieci giorni, occorrerà poi attendere circa 60 giorni per la decisione arbitrale del tribunale.


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Ritratto di Merigo
20 marzo 2013 - 18:58
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Quel 41,5% prima dell'arrivo di FIAT era carta straccia, considerato che Chrysler era prossima al default. Oggi no, e VEBA vuole monetizzare l'aumento di valore del dopo FIAT. FIAT dal canto Suo vuole concedergli solo una parte di quel ricavo, considerato che il merito è Suo e non di VEBA: entrambi hanno ragione, in primis perché, non essendo Chrysler quotata in Borsa (è uno degli obiettivi farlo non appena se ne avrà il controllo) il prezzo non c'è e di conseguenza e in secondo luogo, perché essendo quindi di fatto questa una trattativa privata, ognuno dei contendenti può spararla grossa come vuole. E, da quello che sembra, anche il Tribunale non sa come decidere.

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