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La SsangYong va in amministrazione controllata

Pubblicato 23 dicembre 2020

La casa coreana, a causa di una situazione d'inadempienza con i suoi creditori, ha presentato la domanda presso il tribunale sud coreano.

La SsangYong va in amministrazione controllata

SITUAZIONE PESANTE - La pandemia ha messo a dura prova la tenuta del settore automobilistico. Molte compagnie, già in difficoltà prima dell’emergenza sanitaria, hanno dovuto rivedere i loro piani di sviluppo. Tra di esse rientra la coreana SsangYong, che non avendo più ricevuto finanziamenti dal suo principale azionista, l’indiana Mahindra, che controlla il 74,65% delle quote, è stata costretta a presentare al tribunale di Seul, un’istanza per accedere all’amministrazione controllata.

INSOLVENTE - Quest’azione si è resa necessaria perché la SsangYong è risultata inadempiente al rimborso del prestito di circa 60 miliardi di won (45 milioni di euro) con gli istituti di credito stranieri (30 miliardi dovuti a Bank of America, 20 miliardi a JPMorgan Chase & Co. e 10 miliardi a BNP Paribas). La casa automobilistica coreana, inoltre, presentando un programma di sostegno per la ristrutturazione del debito, che dà alla SsangYong fino a tre mesi di tempo per negoziare con le parti interessate, compresi i creditori, ha la possibilità di ritardare la decisione del tribunale sulla domanda di amministrazione controllata.

LA STORIA SI RIPETE - Una situazione simile a quella verificatosi nel 2009, in seguito alle conseguenze del “crack” della Lehman Brothers. In quel caso ci pensò la Mahindra a sanare la situazione acquisendo la SsangYong dalla cinese Saic, che ne deteneva la proprietà, per una cifra pari a 230 milioni di dollari. Nonostante le iniezioni di capitali della nuova proprietà indiana, la casa coreana non si è mai veramente ripresa, registrando, tra gennaio e novembre 2020, solo 96.825 unità vendute, in calo del 20% rispetto il periodo precedente.

QUALE FUTURO? - Il futuro della SsangYong, con l’indiana Mahindra che ha ormai deciso di vendere la sua quota di maggioranza, resta quindi un rebus. Sullo sfondo l’ipotesi salvifica del Gruppo Hyundai che potrebbe decidere di rilevare dalla compagnia indiana il pacchetto del 75% del capitale. 





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Ritratto di Flynn
23 dicembre 2020 - 10:07
Mancherà a qualcuno? Io non credo
Ritratto di BioHazard
23 dicembre 2020 - 10:56
A Pedrali di sicuro mancherà. Lui è grande amante delle cinesate e la Ssangyong ne è stata l'antesignana.
Ritratto di alex_rm
23 dicembre 2020 - 11:42
La Ssangyong é della Corea del Sud
Ritratto di BioHazard
23 dicembre 2020 - 12:18
Sì, lo so che è coreana. Ma tu non sai invece il significato di cinesata: "In particolare il termine attiene al mercato degli oggetti, manufatti e non, di scarso pregio qualitativo, tanto che viene usato genericamente con tono dispregiativo, per indicare cose di poco valore."
Ritratto di Giuliopedrali
23 dicembre 2020 - 13:31
Che poi tra poco anzi pochissimo : cinese se non cinesata sarà sinonimo di tutto ciò che è irraggiungibile tecnicamente e di qualità...
Ritratto di Meandro78
23 dicembre 2020 - 16:25
Paura di finire in un campo di riabilitazione dello Xinjiang?
Ritratto di Giuliopedrali
23 dicembre 2020 - 17:48
Dai che quando sono arrivate le prime radioline giapponesi o da Hong Kong sembravano solo cose a basso prezzo di scarsa qualità "aaahhaah made in Hong Kong", poi ci siamo resi conto che eravamo noi che non sapevamo più farle...
Ritratto di yw
23 dicembre 2020 - 14:45
Su alcune cose possono vincere su altre perdono. Un cellulare cinese da 150€ farà molte delle cose di un americano da 500€, sull'autonomia anche di più, e lo può tallonare nelle vendite. Le auto cinesi tolta la Cina non hanno nessun mercato e i numeri di Tesla sono fantascientifici per loro. Y
Ritratto di Meandro78
23 dicembre 2020 - 16:26
Sei serio o trolli e basta? Così, per capire se ghignare con te o compatirti...
Ritratto di Giuliopedrali
23 dicembre 2020 - 17:49
yw : ma sei orlak e quindi Marco_Tst97...
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