QUESTIONE GUARDRAIL - La procura di Avellino ha chiuso le indagini sulla tragedia avvenuta nel tratto autostradale compreso tra Monteforte e Baiano, in provincia di Avellino, il 28 luglio 2013, quando un
pullman turistico a causa della rottura dei freni sfondò il guardrail e precipitò dal viadotto
Acqualonga (
nella foto di
Irpinia 24) su un tratto della A14 gestita da Autostrade per l’Italia. Fra gli
indagati figurano Giovanni Castellucci, amministratore delegato della società Autostrade, e Riccardo Mollo, allora direttore generale della stessa azienda. In più, per i reati di disastro colposo e omicidio plurimo colposo sono indagati altri dirigenti e funzionari della società Autostrade: avevano l’obbligo giuridico di prevenire il gravissimo incidente stradale. Tutto ruota attorno al guardrail: svolse appieno la sua funzione, quella cioè di opporsi all’uscita di strada del veicolo? Amministratore delegato e dirigenti sono indagati “per aver omesso di provvedere, in occasione dell’adeguamento di tratti significativi di tronchi stradali, alla riqualificazione dell’intero viadotto Acqualonga con la necessaria sostituzione delle
barriere di sicurezza con quelle marcate CE, trattandosi peraltro di viadotto autostradale connotato da particolare pericolosità essendo stato progettato e realizzato con geometrie non adeguate a una infrastruttura autostradale”.
QUELLA REVISIONE “FANTASMA” - Il secondo filone riguarda il bus. Tre gli indagati: il proprietario del veicolo precipitato del viadotto (e titolare dell’agenzia di viaggi Mondo Travel), Gennaro Lametta; Vincenzo Saulino, un funzionario della Motorizzazione incaricato delle operazioni di revisione; e Antonietta Cerinola, assistente amministrativa alla Motorizzazione. Tutti e tre già arrestati nel luglio del 2014, accusati dei reati di omicidio plurimo colposo e disastro colposo, oltre che di falso in atto pubblico per aver falsificato il documento della revisione del bus che provocò la strage. Il pullman aveva alle spalle 800.000 chilometri: il proprietario non aveva fatto una corretta manutenzione del mezzo né la relativa revisione annuale. I due dipendenti della Motorizzazione non avevano tuttavia impedito la circolazione del veicolo, che non avrebbe mai potuto superare con esito regolare i test prescritti.