165 MILIONI DI EURO IN CASSAFORTE - Si sa, i giapponesi sono costretti più di altri a convivere con la paura di terremoti e tsunami. Dopo il disastro di Fukushima, c’è chi ha preso iniziative per cercare di limitare i danni di questi imprevedibili eventi naturali. Per esempio, la Suzuki ha inserito nel bilancio del terzo trimestre un onere di 17,5 miliardi di yen (165 milioni di euro) da utilizzare soltanto se un terremoto o un maremoto colpiranno il suo più importante sito produttivo: quello di Iwata (prefettura di Shizuoka), vicino alla costa centro-sud del Giappone.
QUASI UNA CERTEZZA - Non pensiate che questo nuovo fondo sia un eccesso di zelo da parte dei dirigenti della casa giapponese. Tutt’altro: secondo gli esperti, le probabilità che nell’area di Iwata si verifichi un violento sisma entro i prossimi trent’anni sono dell’87%. Come se non bastasse, a Hamaoka, non molto distante da Iwata e dove ha sede il quartier generale della Suzuki, sorge un’importante centrale atomica, il cui destino è ancora incerto: da più parti se ne chiede la chiusura, proprio per l’alto rischio sismico della zona; ma la Chubu Electric (che gestisce l’impianto) si oppone e ha intenzione di proteggere la centrale nucleare dall’onda di un eventuale maremoto costruendo un muro alto 18 metri.








