PAROLA DI ELON - Ha scelto la via della chiarezza l'amministratore delegato della
Tesla, Elon Musk (
qui sotto), parlando delle prospettive finanziarie legate alla propria azienda nel bel mezzo del salone di Detroit: non vi saranno profitti, inclusi compensi e oneri, fino al 2020. Wall Street non ha reagito bene: il giorno dell'annuncio, il titolo ha lasciato sul piatto più del 7%, con una punta negativa di 185,50 dollari per azione che rappresenta il minimo degli ultimi otto mesi. Al momento in cui scriviamo, il titolo ha chiuso poco sotto i 193 dollari (-5,66%).
HA TRADITO LA CINA - Musk ha sottolineato come, nell'ultimo trimestre del 2014, siano mancate all'appello le vendite sul cruciale mercato cinese. Nell'anno appena chiuso, la Tesla ha prodotto poco più di 30.000 vetture Model S (foto sopra), risultato in ogni modo da non sottovalutare, visto che si tratta di auto solo elettriche, tecnologicamente avanzate (l'autonomia arriva, nei casi più favorevoli, a sfiorare 500 km) e dal listino impegnativo (in Italia la Model S costa più di 70.000 euro per il modello base).
SCORDIAMOCI IL PASSATO - Quella di Musk su Tesla è una via obbligata: dopo la gigantesca bolla speculativa di fine anni Novanta sui tecnologici, una start-up che punta su una frattura tecnologica con il passato attira sì investitori (nel caso specifico, la percentuale di azioni possedute da investitori istituzionali e fondi comuni è pari al 57% - un valore-tipo per una start-up), ma richiede trasparenza cristallina. Perché è nella stessa natura dell'investimento quello di dovere aspettare tempo per avere utili (identificati da Musk quando la produzione raggiungerà 500.000 pezzi annui nel 2020), mentre i nemici sono due: l'eccessivo entusiasmo e la sovrastima della redditività a breve periodo. Adesso la Tesla è chiamata a incrementare la capacità produttiva, puntando sui due modelli che dichiaratamente nasceranno da qui a un biennio: la suv Model X e il modello più abbordabile Model 3.