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Toyota: stop alla produzione in Australia

11 febbraio 2014

Dopo Ford e Holden, anche la Toyota fermerà la produzione in Australia dal 2017. A rischio 30.000 posti di lavoro.

Toyota: stop alla produzione in Australia
CONDIZIONI POCO FAVOREVOLI - La Toyota Australia tira i remi in barca. La produzione locale della Camry, Camry Hybrid (qui sopra la fabbrica) e dei motori a quattro cilindri cesserà entro la fine del 2017. Gli elevati costi di produzione e le basse economie di scala sommate alla forza del dollaro australiano che rende le esportazioni poco redditizie, le cause della dolorosa decisione. Secondo una prima stima, effettuata dal ministro dell’industria Ian McFarlane, si perderanno circa 30.000 posti di lavoro nel settore automobilistico in meno di tre anni. E mentre il primo ministro australiano Tony Abbot risponde alla notizia con tono di sfida, “per un’azienda che chiude ce ne sono altre che aprono, la sfida del governo è garantire la creazione di più posti di lavoro di quanti se ne perdano”, il leader dell’opposizione Bill Shorten non usa mezzi termini, accusando il governo Abbot di aver ucciso l’industria automobilistica australiana. 
 
IN “BUONA” COMPAGNIA - L’annuncio della Toyota s’inserisce nella già turbolenta situazione dell’industria automobilistica australiana. Risale al maggio scorso la decisione della Ford di voler cessare la produzione entro l’ottobre 2016 con il licenziamento di 1.200 lavoratori, a dicembre è invece toccato alla Holden (General Motors) alzare bandiera bianca con 2.900 posti di lavoro che andranno persi nel 2017. Il rischio di una recessione economica lungo la costa sud-orientale dell’Australia si fa sempre più concreto.


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Ritratto di Porsche
11 febbraio 2014 - 17:14
Australia in ascesa economica, ma non pensavo fino a questo punto.
Ritratto di Mattia Bertero
11 febbraio 2014 - 18:15
3
Anche la Toyota, il primo costruttore al mondo, inizia a perdere i pezzi in certi paesi. La crisi è proprio globale...
Ritratto di MAXTONE
11 febbraio 2014 - 19:43
in Cina, USA o dove più gli conviene. Il problema è degli australiani.
Ritratto di onavli§46
11 febbraio 2014 - 18:28
amplia la famiglia congiunturale anche nei Paesi australi. Non è per nulla un buon segnale. Se si fermano produzioni di case importanti, e si perdono e/o perderanno posti di lavoro anche in tali Paesi pressochè stati sempre in sviluppo costante, vuol dire che qualcosa di veramente serio non funziona più nell'ingranaggio sdentato dell'economia globale. I mercati dei consumi, abbisogneranno, di qualcosa di veramente diverso, per creare stabilità ed economia positiva. La domanda, al momento, è però, che cosa.
Ritratto di onavli§46
12 febbraio 2014 - 10:56
considerando che le merci, il lavoro, e l'economia globale, hanno pur assunto da oltre un secolo, un sistema economico superlativo all'utilizzo reale del mercato, e diciamo pure della civiltà dei consumi; questi tre fattori imperanti appunto nella globalizzazione socio economica, hanno pur determinato due modi differenti, di formulare economia e lavoro. Il primo, è un valore d'uso, il secondo, è un valore di scambio. Nel primo caso, si deve intendere che sussiste la possibilità che rendono il prodotto e l'economia che posseggono qualità comune, e che ambedue vengono rese utilizzabili per vari scopi. Oggi l'auto, non è più in questo determinante e basilare fattore, in quanto per i costi, vi è anche il problema generalizzato delle saturazioni di mercato. Il secondo fattore, può essere determinato invece con un valore di scambio, cioè, in base alle regole di mercato (e dunque non certamente uguali in ogni continente), ove ogni merce è in attribuzione di un valore reale dell'economia, di chi produce e vi lavora. Anche qui, l'auto, non è costruita in ogni dove con gli stessi costi, con le stesse modalità, e sopratutto con la comparazione degli stessi valori di mercato. Il fatto dunque, che l'economia, le merci, ed il lavoro, possono essere non solo interpretate, ma formulate in questi due citati fattori, provocano ora, sempre e comunque, e certamente non solo nel settore automobilistico, congiunture, che anzichè essere assorbite economicamente, vengano molto palesemente espulse sia dall'economia, sia dal lavoro e sia pertanto dalle merci medesime. L'Australia, è un continente di una grandezza di c.a. 8milioni di km2, con una popolazione di c.a 23milioni di abitanti, (se non vado errando), con una crescita costante del proprio pil, e con ricchezze naturali assai rilevanti, per cui, il vero fattore, è quello dell'economia globalizzata , che ha inciso pur su questo continente, e certamente non solo per il settore dell'auto. Toyota è il primo costruttore e colosso mondiale dell'automotive, con produzione ed utili economici da vero e proprio spavento economico. La soluzione, che io certo non so, e neppure sono all'altezza di saperlo, è comunque quella, che se l'economia globale, le finanze globali, ed i mercati globali, non cambieranno tendenze economiche e sociali, si arriverà nello spazio tempo di c.a. 30anni, al blocco totale di ciò che oggi sta fortemente scricchiolando su questo pur malato pianeta.
Ritratto di Merigo
11 febbraio 2014 - 22:42
1
Non mi stupisce che spariscano i produttori di automobili in Australia anzi, cosa mi stupisce è che ce ne fossero ancora. L'Australia ha dimensioni mostruose, essendo larga da EST a OVEST più o meno 4.000 km ed alta da NORD a SUD circa 2.000 km; è popolata prevalentemente sulle coste ed ha una rete ferroviaria non sviluppata essendo privilegiato l'aereo per gli spostamenti interni. Detto questo, non ho idea dove sia lo stabilimento Toyota e dove fossero quelli Ford e GM, ma non ha importanza perché sicuramente costa meno trasportare via mare nei vari tanti porti australiani merci provenienti da fuori che movimentarle internamente, ed il Giappone e la Corea del Sud distano circa 4.000 km cioè come la distanza EST-OVEST. Inoltre, con la globalizzazione è ormai impensabile costruire solo per un mercato locale di meno di 23 milioni di abitanti, essendo per di più improbabile esportare automobili dall'Australia verso altri Paesi che non siano nel continente australe, se alle distanze aggiungiamo che come dice l'articolo il dollaro australiano è fortissimo e, aggiungo io, in Australia si tiene la sinistra come in Gran Bretagna e quindi lo standard di produzione è con la guida a destra, mentre le fuori serie sono le guida a sinistra, cosa che per l'esportazione aumenta ulteriormente i costi. Guida a Sx o a Dx comunque, non a caso l'unico stabilimento FIAT chiuso è quello di Termini Imerese, sacrificato per gli impossibili costi della logistica generati dal trasportare in un'isola la componentistica dal NORD al SUD del Paese per riportare al NORD il prodotto finito; così come in Gran Bretagna nel secolo scorso quasi tutte le Case hanno dovuto abbassare la saracinesca, eccetto Vauxhall (GM) e i Marchi artigianali (RR, Bentley, Aston Martin, ecc.), salvo poi rialzarla (Mini) a inizio XXI secolo con capitali stranieri unitamente a colossi come Nissan e Toyota incentivati a farlo e agevolati dal Eurotunnel, che di fatto fa si che da metà anni '90 la Gran Bretagna non sia più un'isola. Quindi nessun dramma perché direi che è solo l'ennesima conseguenza della globalizzazione e della necessità imprescindibile di limare i costi generando economie di scala, cosa impossibile in un'isola, una enorme desertica isola lontana da tutto come è l'Australia.
Ritratto di lucios
12 febbraio 2014 - 06:55
4
....ha problemi! Stamo apposto!

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