E DUE - Nella relazione annuale al parlamento, presidente dell’Autorità dei trasporti, Andrea Camanzi, parla di Uber, l’app californiana che offre un servizio di taxi alternativo. Già a inizio giugno, l’Authority aveva inviato una segnalazione al governo e al parlamento: vedi news
qui. Parlando del settore dei taxi, del noleggio con conducente (
UberBlack, le berline nere guidate da conducenti con licenza) e delle piattaforme di servizi tecnologici per la mobilità (fra cui UberPop, il “taxi alternativo” guidato da privati senza licenza), Camanzi auspicava che “il legislatore si faccia quanto prima carico delle necessarie riforme nel convincimento che problemi di policy come questo non possano essere risolti nelle aule di tribunale”. Il riferimento era alla sentenza del tribunale di Milano che ha stoppato
UberPop in tutta Italia.
QUALE OBIETTIVO? - “L’atto di segnalazione al governo e al parlamento”, evidenzia il presidente dell’Autorità, “si propone di far emergere i nuovi mercati e le relative problematiche regolatorie affinché domanda e offerta di servizi si incontrino in modo trasparente e nel rispetto delle regole proprie di ogni attività economica d’impresa”. Ecco le soluzioni di Camanzi: la costituzione di un albo dei drivers e la riconduzione al regime del lavoro occasionale delle prestazioni dei conducenti non professionisti. Ma anche la previsione di un obbligo di registrazione per le piattaforme di servizi, l’individuazione nelle regioni degli ambiti territoriali di riferimento per tutti i servizi di trasporto di passeggeri non di linea e la possibilità di modulare le tariffe. Insomma, modifiche al codice della strada. Che è del 1992, e di certo non poteva prevedere le app per la mobilità.