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Un anno senza Sergio Marchionne

Pubblicato 25 luglio 2019

A un anno dalla morte del manager al quale si deve la fusione della Fiat con la Chrysler, ripercorriamo alcune tappe della sua carriera.

Un anno senza Sergio Marchionne

IL RICORDO DI ELKANN - Era il mattino del 25 luglio 2018, quando a Zurigo si spegneva Sergio Marchionne, amministratore delegato di FCA e Ferrari nato a Chieti sessantasei anni prima. La scomparsa di Marchionne non è stata e non sarà facile da colmare per le aziende che dirigeva, perché il manager italo canadese aveva una personalità forte ed era molto esigente con i suoi collaboratori, ma le sue strategie raramente non hanno dato i frutti voluti. Il “vuoto” lasciato da Marchionne si percepisce nella lettera aperta firmata da John Elkann, presidente della Exor (la società principale azionista della FCA) e della FCA, che ha voluto ricordare il manager per i suoi “valori di umanità, responsabilità e apertura mentale, di cui è sempre stato il più convinto promotore, che continuano a guidare le nostre aziende”.

NOME NUOVO - Nel 2004, quando Marchionne assume la guida del Gruppo Fiat (prima della fusione con la Chrysler), il suo nome era poco conosciuto nel mondo delle automobili: il manager aveva già fatto parte del consiglio di amministrazione della casa torinese, ma prima di allora aveva lavorato in Svizzera per la società di analisi SGS e per la banca UBS. Marchionne diventa numero uno del Gruppo Fiat in un momento di crisi per l’azienda, alle prese con la scomparsa di Gianni e Umberto Agnelli (morti rispettivamente nel 2003 e 2004) e lo scioglimento dell’accordo con la General Motors, che sancisce la prima vittoria del manager alla guida del gruppo: la GM, pur detenendo il 20% delle quote del Gruppo Fiat, accetta di pagare 2 miliardi di dollari e firmare un accordo estremamente sfavorevole pur di “liberarsi” del partner con il quale aveva formato accordi nel 2000. Nel 2005 l’azienda torna a registrare un utile di bilancio. In questo periodo il Gruppo Fiat lancia auto di successo come le Fiat Panda e 500, che nel 2004 e 2008 ottengono il prestigioso riconoscimento europeo di Auto dell’Anno. 

IL RITORNO IN NORD AMERICA - Il secondo colpo da “maestro” di Marchionne è nel 2008, quando inizia a trattare con il Governo statunitense per assumere il controllo del Gruppo Chrysler, uno fra i primi tre costruttori americani (il più piccolo dei cosiddetti Big Three) entrato però in amministrazione controllata a seguito di una gravissima crisi. L’intesa viene raggiunta a gennaio 2009: il Gruppo Fiat ottiene subito il 20% della casa di Detroit, ma al raggiungimento di determinate condizioni può assorbire la maggioranza delle quote. Il Gruppo Fiat, a fronte di una spesa relativamente contenuta, ottiene così l’accesso al ricco mercato statunitense e la gestione di marchi dall’alto potenziale come la Jeep, oggi trasformata in una realtà assai redditizia. A Marchionne spettano anche decisioni di grande impatto sull’opinione pubblica nazionale, come la chiusura nel 2011 della fabbrica siciliana di Termini Imerese e le durissime trattative con i sindacati per il rinnovo dei contratti di lavoro nelle fabbriche. 

NASCE LA FCA - Nel 2011 il Gruppo Fiat si divide: da una parte resta la divisione per le automobili, chiamata Fiat S.p.A., mentre la neonata Fiat Industrial accoglie le attività per i veicoli ad uso agricolo (dal 2013 la Fiat Industrial diventa CNH Industrial, dopo la fusione con la CNH). Questa “mossa” è funzionale alla nascita della FCA, che avviene il 1 gennaio 2014. Nel 2016, inoltre, la Ferrari esce dalla FCA e diventa indipendente, ma resta sempre sotto il controllo della Exor. Marchionne gestisce l’integrazione fra tutti i marchi del gruppo e lo trasforma nell’ottavo al mondo per vendite di automobili, anche se lo sviluppo dei nuovi modelli viene messo in secondo piano per raggiungere l’obiettivo primario indicato dagli azionisti: l’azzeramento del debito, che Marchionne raggiunge a giugno 2018, poche settimane prima della sua scomparsa. Il timone della FCA passa a Mike Manley, che lascia la guida della Jeep per assumere quella del gruppo, mentre Louis Camilleri e John Elkann vengono nominati ad e presidente della Ferrari.





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Ritratto di Sprint105
25 luglio 2019 - 11:29
Spiace dirlo ma la sua mancanza si sente. Il gruppo mi sembra immobile. Cerca improbabili alleanze invece di investire sul prodotto, che sta invecchiando rapidamente.
Ritratto di Sepp0
25 luglio 2019 - 11:35
Mi pare che la parte "Chrysler" funzioni discretamente, quella FIAT molto meno. Il problema è che la parte FIAT è costellata di sottomarchi invendibili fuori dall'Italia. Investire tanto per avere una gamma completa che però non fa numeri fuori dal nostro paese non so quanto senso abbia.
Ritratto di treassi
25 luglio 2019 - 11:47
Il problema è che così è in caduta libera anche in Italia dove raggiunge il 24% della quota mercato, dove dovrebbe avere almeno il doppio...
Ritratto di Sepp0
25 luglio 2019 - 12:16
La caduta libera è inevitabile, purtroppo le gamme sono imbarazzanti. Lancia ha un unico modello da 10 anni, Alfa ha due modelli buoni e due vecchi e improponibili, FIAT è totalmente assente dal segmento B e dal D in su. Hanno un unico SUV costosissimo (500X) quando i concorrenti ne hanno la metà di un milione di tutte le dimensioni. Si salva Jeep (più in Italia che in Europa) ma solo coi modelli base, Wrangler, Cherokee e Grand Cherokee a quei prezzi non se le fila giustamente nessuno. Se non investi, la quota di mercato cala perchè chi vuol comprare un qualcosa che non offri lo compra da un concorrente.
Ritratto di fifiat
25 luglio 2019 - 15:50
a nessuno frega di fca. se chiude è meglio. tanto produce solo spazzatura
Ritratto di GinoMo
25 luglio 2019 - 16:26
così il PIL dell'Italia va ancora più sottoterra, ma almeno pensato 2 volte prima di scrivere ca*ate
Ritratto di GinoMo
25 luglio 2019 - 17:25
Per violazione della policy del sito.
Ritratto di q8
25 luglio 2019 - 18:41
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Ritratto di Mbutu
25 luglio 2019 - 12:29
Perdonami ma anche con marchionne non è che fca abbia investito chissà quanto nel prodotto. Credo detenga il record assoluto di piani industriali disattesi. Lui è stato eccezionale dal punto di vista finanziario ma anche qui abbiamo sempre detto che si stava infilando in un tunnel che avrebbe fatto la gioia degli azionisti nel medio breve ma messo in difficoltà il gruppo sul medio lungo.
Ritratto di Sprint105
26 luglio 2019 - 11:59
Mbutu concordo con te. Ma con lui almeno abbiamo avuto Giulia e Stelvio. Ora la situazione mi sembra peggiorata.
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