PROVATE PER VOI

Alfa Romeo MiTo: sprint e guida sì, praticità ni

Prova pubblicata su alVolante di
giugno 2010
  • Prezzo (al momento del test)

    € 20.800
  • Consumo medio rilevato

    12,2 km/l
  • Emissioni di CO2

    139 grammi/km
  • Euro

    5
Alfa Romeo MiTo
Alfa Romeo MiTo 1.4 Turbo MultiAir Quadrifoglio Verde S&S
L'AUTO IN SINTESI

Agile e dotata di una gran tenuta di strada, la Quadrifoglio Verde ha un 1.4 turbo da 170 CV che le conferisce un carattere da sportiva di razza. Ma è scomoda da caricare e, soprattutto dietro, la visibilità lascia a desiderare.

Posizione di guida
4
Average: 4 (1 vote)
Cruscotto
4
Average: 4 (1 vote)
Visibilità
2
Average: 2 (1 vote)
Comfort
3
Average: 3 (1 vote)
Motore
4
Average: 4 (1 vote)
Ripresa
5
Average: 5 (1 vote)
Cambio
4
Average: 4 (1 vote)
Frenata
4
Average: 4 (1 vote)
Sterzo
4
Average: 4 (1 vote)
Tenuta di strada
5
Average: 5 (1 vote)
Dotazione
4
Average: 4 (1 vote)
Qualità/prezzo
4
Average: 4 (1 vote)
PERCHÉ COMPRARLA
Una vera sportiva al giusto prezzo

La più brillante della gamma MiTo è spinta dal 1.4 MultiAir in “configurazione” da 170 CV e, come le altre versioni, permette di variare la risposta del motore per mezzo della levetta del sistema DNA: passando dalla modalità Normal alla Dynamic la Alfa Romeo MiTo si trasforma, con il motore che diviene rabbioso nella risposta e lo sterzo che si fa più rapido e diretto. Anche la taratura dell’Esp si adegua in modo che il dispositivo intervenga soltanto in situazioni effettivamente critiche, e con il contributo del differenziale autobloccante elettronico Q2 che favorisce la trazione, rende la vettura efficacissima  fra le curve. Esteticamente caratterizzata in misura molto blanda (doppio scarico, qualche dettaglio color titanio e cerchi di 17 pollici), la Quadrifoglio Verde ripropone i limiti delle altre versioni in termini di praticità: l’accesso al baule è scomodo, la visibilità limitata e l’abitabilità posteriore scarsa, tanto che il quinto posto è optional. In compenso, è irreprensibile per quanto riguarda la dotazione di sicurezza e permette di togliersi lo sfizio di possedere una “vera sportiva” senza spendere una fortuna.

Il quadrifoglio verde è l’emblema delle Alfa Romeo da competizione sin dagli inizi del secolo scorso, e ora lo ritroviamo anche nella più potente e sportiva delle MiTo, spinta da un 1.4 turbo MultiAir (con le valvole di aspirazione ad apertura variabile che “sostituiscono” le tradizionali valvole a farfalla) a benzina da 170 CV. La carrozzeria è caratterizzata in senso sportivo, ma senza risultare troppo vistosa: si distingue per alcuni dettagli color titanio (compresi i grandi cerchi di 17 pollici) e per il doppio scarico.

Come nel resto della gamma c’è la possibilità di modificare la risposta del motore e dello sterzo attraverso la levetta del sistema DNA, scegliendo fra le posizioni Normal (che garantisce la maggior facilità di guida), All-weather (adatta al fondo bagnato o, più in generale, con scarsa aderenza) e Dynamic: quest’ultima accentua la reattività della vettura e rende la guida particolarmente esaltante. Ma in ogni caso il comfort sullo sconnesso è limitato dalle sospensioni dure.

La risposta dello sterzo è pronta e precisa, e fra le curve la vettura ha un rollio molto limitato che ne esalta l’agilità; inoltre, c’è il differenziale autobloccante elettronico Q2 che migliora la trazione in uscita di curva, e l’Esp che – quando si guida in modalità Dynamic – lascia un po’ più di “libertà” alla vettura per aumentare il piacere di guida, pur senza compromettere la sicurezza. Il motore garantisce una spinta molto incisiva fra i 2500 e i 6000 giri, mentre l’allungo non è eccezionale.

Le dimensioni compatte rendono l’Alfa Romeo MiTo Quadrifoglio Verde adatta anche alla città, per quanto la forma del lunotto condizioni pesantemente la visuale posteriore e renda consigliabili i sensori di parcheggio (optional); abbastanza grande, ma poco pratico, il bagagliaio (a causa della forma dell’imboccatura). La dotazione di serie è sufficientemente ricca in rapporto al prezzo, e irreprensibile sotto il profilo della sicurezza (ci sono sette airbag). Tuttavia, il quinto posto – che comunque va considerato di fortuna – si paga a parte.

VITA A BORDO
2
Average: 2 (1 vote)
Sportiva con qualche rinuncia

Il rivestimento che imita la trama della fibra di carbonio rende ancor più attraente la plancia, anche se restano da migliorare alcuni dettagli, anche come qualità dell’assemblaggio. Il cruscotto a quattro elementi circolari ha un aspetto sportivo ed è ben leggibile, come pure risultano pratici quasi tutti i comandi; fanno eccezione quelli del “clima”, un po’ troppo in basso, e la levetta del sistema DNA: per azionarla ci si deve protendere in avanti. Le avvolgenti  poltrone anteriori rappresentano un buon compromesso fra sportività e comfort, anche se il bracciolo centrale (provvisto di un utile portaoggetti) si paga a parte. Dietro, c’è spazio sufficiente per due adulti, ma i passeggeri di elevata statura sfiorano il soffitto con la testa. Di serie i posti sono quattro, anche se, come optional, si può avere il quinto posto con la relativa omologazione: va considerato una soluzione di fortuna, ma è comunque utile anche perché comprende lo schienale diviso in due sezioni (pratico quando si vuole ampliare il bagagliaio). Quest’ultimo offre una capacità nella media della categoria, ma risulta scomodo nell’accesso a causa dell’imboccatura stretta e distante dal suolo.

Plancia e comandi
La plancia e la consolle della Alfa Romeo MiTo Quadrifoglio Verde riprendono lo stile (azzeccato) delle altre versioni, con la finitura superficiale a “effetto fibra di carbonio” che ne accentua ulteriormente la sportività; bello, ma non altrettanto piacevole al tatto, il volante rivestito in pelle, come pure si rileva qualche dettaglio realizzato in plastica economica e non assemblato a regola d’arte. Peccato che la levetta del sistema DNA, posizionata alla sinistra del tunnel, davanti alla leva del cambio, sia un po’ troppo distante dal posto guida; stesso discorso per i comandi del “clima”, mentre risultano facilmente raggiungibili tutti gli altri. Criticabile anche il navigatore (optional), poco intuitivo da impostare. Tradizionale e ben leggibile il cruscotto, con le lancette degli strumenti che effettuano un “check” andando sino a fondo scala ogni volta che si ruota la chiave di contatto; nello schermo del computer di bordo viene mostrata anche quando la modalità DNA in uso.

Abitabilità
Le avvolgenti poltrone anteriori offrono un equilibrato compromesso fra sportività e comfort: trattengono bene in curva senza risultare “costrittive” nei lunghi viaggi; la regolazione lombare è di serie dal lato guida, mentre per il passeggero si paga a parte, come pure è optional il bracciolo con portaoggetti (consigliabile, perché i portaoggetti non abbondano e il cassetto davanti al passeggero è piccolo). Il divano posteriore va bene per due adulti, a patto che non siano troppo alti. Il quinto posto (completo di poggiatesta) con la relativa omologazione, è disponibile pagando un sovrapprezzo: è stretto e va bene per un ragazzino, ma può tornare utile.

Bagagliaio
Sebbene in fatto di capienza sia allineato a quelli delle migliori rivali, e il vano abbia una forma interna abbastanza regolare, la MiTo non è una vettura pratica da caricare: il gradino fra la soglia e il pavimento del baule è di ben 32 cm e l’imboccatura è stretta, con gli sporgenti sostegni della cappelliera che peggiorano la situazione. Se si acquista il quinto posto si ottiene anche il divano suddiviso in due sezioni, che aumenta parecchio la versatilità della vettura; in ogni caso, quando lo si reclina, resta un fastidioso gradino sul fondo.

COME VA
5
Average: 5 (1 vote)
Piacere di guida senza controindicazioni

Le dimensioni compatte sono perfettamente “compatibili” con l’uso cittadino, anche se la visibilità limitata e il raggio di svolta decisamente ampio rendono impegnative le manovre, mentre le sospensioni sportive, sullo sconnesso, inevitabilmente trasmettono qualche scossone di troppo. Ovviamente, la Quadrifoglio Verde dà il meglio sui percorsi tortuosi: basta “settare” il sistema DNA in modalità Dynamic per ritrovarsi fra le mani una vettura piacevolmente reattiva e – al limite – anche “nervosetta” grazie all’Esp che interviene… quando proprio non ne può fare a meno. Il tutto è condito dalla vigorosa spinta del motore, incisiva già a partire dai 2500 giri e capace di riprese rapidissime anche in sesta marcia. È pure sufficientemente silenzioso, tanto che in autostrada il comfort è più che buono (non si è disturbati nemmeno dal rumore di rotolamento delle gomme o dai fruscii aerodinamici). Nonostante le prestazioni elevate, i consumi sono più che accettabili in qualsiasi condizione: mediamente si fanno più di 12 km/l.

In città
Con il sistema DNA impostato in posizione Normal si ottiene la massima facilità di guida dell'Alfa Romeo MiTo Quadrifoglio Verde, ma il motore risponde con prontezza solo accelerando a fondo: ci si deve abituare, come pure bisogna rassegnarsi alle sospensioni che risultano rigide sul pavè e al cambio dagli innesti piuttosto contrastati. La maneggevolezza è favorita dalle dimensioni contenute (406 cm di lunghezza) e dallo sterzo pronto, anche se il diametro di svolta elevato non aiuta nelle inversioni a U e nelle manovre, e la scarsa visibilità posteriore rende caldamente consigliabili i sensori di distanza (optional).

Fuori città
Agilità e precisione sono i pregi maggiori dell’Alfa Romeo MiTo: lo sterzo è prontissimo e permette di entrare in curva con estrema rapidità, soprattutto se si imposta la modalità Dynamic: in questo caso si adegua anche la taratura dell’Esp che rende più “libera” la vettura, al punto che sui percorsi tortuosi, rilasciando il gas, la coda tende ad allargare un po’ la traiettoria rendendo la guida ancor più divertente. Il motore è disponibile a partire dai 2000-2500 giri, e affondando l’acceleratore si fa quasi brutale, anche se superati i 6000 giri conviene cambiare marcia perché l’allungo è scarso e interviene il limitatore. Buoni i consumi: si superano i 14 km/l senza difficoltà.

In autostrada
La spinta del 1.4 turbo è sempre vivace e si ottengono riprese vigorose senza necessità di scalare rapporto: la riserva di potenza è più che abbondante e a 130 orari si viaggia con un filo di gas, per giunta con un buon comfort acustico visto che il motore non si fa sentire troppo; risultano contenute anche la rumorosità aerodinamica e quella dovuta al rotolamento delle gomme. Stabilità e frenata sono rassicuranti persino nelle situazioni di emergenza, ma resta il fatto che l’assetto sportivo, con cerchi di diametro elevato e pneumatici larghi e ribassati, rende la vettura molto sensibile al fondo stradale: se non è levigato, si è costretti a continue piccole correzioni di traiettoria.
 

QUANTO È SICURA
5
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Soddisfa sotto tutti i punti di vista

La tenuta di strada e la frenata sono da sportiva, grazie anche al sofisticato sistema DNA che “regola” l’intervento dell’Esp, del differenziale autobloccante elettronico e del servosterzo attivo, mettendo al riparo da brutte sorprese senza intaccare il piacere di guida. Altrettanto curata la dotazione riguardante la sicurezza passiva: c’è anche l’airbag per le ginocchia del guidatore. Ottima la capacità di protezione degli occupanti, che è valsa alla MiTo la valutazione massima prevista dal penultimo capitolato (quello in vigore sino a prima del 2009) dei crash test EuroNcap.

L’Alfa MiTo è uscita con cinque stelle (il massimo) dai crash test effettuati dall’EuroNcap per quanto riguarda la protezione degli occupanti, con tre stelle per i bambini e due stelle per i pedoni. Alla sicurezza passiva contribuisce una dotazione di tutto rispetto, che include, oltre agli airbag a tendina (che riparano la testa dei passeggeri) estesi ai posti dietro, anche quello per le ginocchia del guidatore. La sofisticata elettronica di controllo supervisiona la sicurezza di marcia senza mortificare la sportività: il sistema DNA, infatti, permette di scegliere fra tre diverse impostazioni (Normal, All-weather e Dynamic) ottimizzando di conseguenza la risposta del motore, del servosterzo e dell’Esp. Volendo, si possono aggiungere il pacchetto Sport Plus (con sospensioni elettroniche che interagiscono con il DNA), i fari bixeno e il cruise control.

NE VALE LA PENA?
4
Average: 4 (1 vote)
Promesse mantenute

I suoi difetti sono prevedibili perché coincidono con quelli delle altre MiTo, e riguardano la praticità del baule e la scarsa visibilità posteriore. Per il resto, ci sono solo pregi: si tratta di una piccola coupé con quattro posti “veri” e con un’estetica accattivante, che in questa versione Quadrifoglio Verde è ancor più aggressiva ma non scade nel pacchiano. I 170 CV del 1.4 turbo si sentono tutti e si sfruttano con grande piacere e facilità, grazie all’assetto “sano” e alla sofisticata elettronica di controllo che nulla toglie al piacere di guida. La dotazione di sicurezza è ai massimi livelli e anche aggiungendo qualche optional, come il cruise control, il prezzo non lievita troppo.

Chi vuole togliersi lo sfizio di possedere una “piccola bomba” senza spendere una fortuna non resterà deluso: questa MiTo “estrema” rende onore al simbolo del Quadrifoglio Verde. È una vera sportiva, con un carattere ben definito e qualità dinamiche difficili da riscontrare nelle rivali: ha un motore potente che sa diventare addirittura rabbioso, e fra le curve dimostra tutta l’efficacia derivante da un assetto ben congegnato, con un’elettronica di controllo nient’affatto invasiva e allo stesso tempo capace di garantire un elevato grado di sicurezza. Resta, comunque, una vettura in grado di rispondere alle esigenze di tutti i giorni e anche sufficientemente comoda, per quanto – proprio come le altre versioni della gamma – abbia un bagagliaio poco pratico e costringa a pagare pegno in termini di visibilità, soprattutto dietro. Fra i pregi va, in ogni caso, annoverato il prezzo: considerati i contenuti tecnologici, non è affatto esagerato. E anche aggiungendo qualche optional (come i sensori di parcheggio oppure il divano frazionato con il quinto posto) il conto non lievita eccessivamente.

PERCHÉ SÌ
 
 

Linea
Originale e aggressiva, con la sua marcata impronta Alfa Romeo si distingue nel panorama delle compatte. In questa versione è ancor più caratterizzata in senso sportivo, ma senza esagerare con soluzioni gratuitamente vistose.

Prestazioni
La generosa potenza erogata dal 1.4 turbo, assieme al peso relativamente contenuto, permette di ottenere prestazioni di primo piano sia in ripresa sia in accelerazione: la MiTo può tenere testa a vetture di categoria e cilindrata superiori.

Prezzo
Considerati gli elevati ed esclusivi contenuti tecnologici (a partire dal sistema DNA che permette di modificare il “carattere” della vettura), non è cara: difficile trovare rivali con prestazioni simili senza spendere di più.

Tenuta di strada
La generosa gommatura e l’assetto bilanciato, unitamente alla sofisticata elettronica di controllo, permettono di affrontare velocemente le curve in tutta sicurezza: la vettura è sempre precisa e “incollata” all’asfalto.

PERCHÉ NO
 
 

Baule
Il vano ha una forma regolare, facile da sfruttare, e la capienza è al livello di quelli delle migliori rivali. Tuttavia, l’imboccatura stretta e il cospicuo dislivello fra la soglia e il fondo rendono scomodo l’accesso: con i bagagli pesanti e voluminosi si fa fatica.

Comandi
Il navigatore (optional) è di utilizzo complesso e richiede un certo apprendistato. Scomode da raggiungere, perché troppo lontane dal posto guida, la levetta del sistema DNA e le manopole del climatizzatore.

Posti dietro
Il divano è stretto: va bene per due persone, meglio se non di elevata statura dato che lo spazio in altezza è alquanto limitato. Il posto centrale va considerato di fortuna e, per giunta, si deve pagare a parte.

Visibilità
In retromarcia, a causa del lunotto piccolo, si fa davvero fatica: i sensori sono un optional consigliabile. Inoltre, i vetri laterali piccoli e i montanti anteriori molto inclinati non sono il massimo per la visuale laterale e di tre quarti.

SCHEDA TECNICA
VELOCITÀ MASSIMA   Rilevata Dichiarata
in 6a a 6000 giri   221,6 km/h 219 km/h
       
ACCELERAZIONE Secondi Velocità di uscita Dichiarata
0-100 km/h 7,8   7,5 secondi
0-400 metri 15,7 147,7 km/h non dichiarata
0-1000 metri 28,4 188,4 km/h non dichiarata
       
RIPRESA Secondi Velocità di uscita Dichiarata
1 km da 40 km/h in 4a 32,1 179,1 km/h non dichiarata
1 km da 60 km/h in 5a 29,7 173,3 km/h non dichiarata
da 80 a 120 km/h in 5a 8,7   non dichiarata
       
CONSUMO   Rilevato Dichiarato
In città   10,6 km/litro 12,3 km/litro
Fuori città   14,5 km/litro 20,8 km/litro
In autostrada   11,1 km/litro non dichiarato
Massimo   4,0 km/litro non dichiarato
Medio   12,2 km/litro 16,7 km/litro
       
FRENATA   Rilevata Dichiarata
da 100 km/h   38,9 metri non dichiarata
da 130 km/h   62,8 metri non dichiarata
       
ALTRI VALORI   Rilevati Dichiarati
A 130 km/h effettivi il tachimetro indica   134 km/h  
Diametro di sterzata tra due marciapiede   11,3 metri 11,3
Cilindrata cm3 1368
No cilindri e disposizione 4 in linea
Potenza massima kW (CV)/giri 125 (170)/5500
Coppia max Nm/giri 230/2500 (250/2500 con Dna in posizione Dynamic)
Emissione di CO2 grammi/km 139
Distribuzione 4 valvole per cilindro
No rapporti del cambio 6 + retromarcia
Trazione anteriore
Freni anteriori dischi autoventilanti
Freni posteriori dischi
   
Quanto è grande  
Lunghezza/larghezza/altezza cm 406/172/145
Passo cm 251
Peso in ordine di marcia kg 1145
Capacità bagagliaio litri 270/950
Pneumatici (di serie) 215/45 R 17
I NOSTRI RILEVAMENTI
VELOCITÀ MASSIMA   Rilevata Dichiarata
in 6a a 6000 giri   221,6 km/h 219 km/h
       
ACCELERAZIONE Secondi Velocità di uscita Dichiarata
0-100 km/h 7,8   7,5 secondi
0-400 metri 15,7 147,7 km/h non dichiarata
0-1000 metri 28,4 188,4 km/h non dichiarata
       
RIPRESA Secondi Velocità di uscita Dichiarata
1 km da 40 km/h in 4a 32,1 179,1 km/h non dichiarata
1 km da 60 km/h in 5a 29,7 173,3 km/h non dichiarata
da 80 a 120 km/h in 5a 8,7   non dichiarata
       
CONSUMO   Rilevato Dichiarato
In città   10,6 km/litro 12,3 km/litro
Fuori città   14,5 km/litro 20,8 km/litro
In autostrada   11,1 km/litro non dichiarato
Massimo   4,0 km/litro non dichiarato
Medio   12,2 km/litro 16,7 km/litro
       
FRENATA   Rilevata Dichiarata
da 100 km/h   38,9 metri non dichiarata
da 130 km/h   62,8 metri non dichiarata
       
ALTRI VALORI   Rilevati Dichiarati
A 130 km/h effettivi il tachimetro indica   134 km/h  
Diametro di sterzata tra due marciapiede   11,3 metri 11,3
Cilindrata cm3 1368
No cilindri e disposizione 4 in linea
Potenza massima kW (CV)/giri 125 (170)/5500
Coppia max Nm/giri 230/2500 (250/2500 con Dna in posizione Dynamic)
Emissione di CO2 grammi/km 139
Distribuzione 4 valvole per cilindro
No rapporti del cambio 6 + retromarcia
Trazione anteriore
Freni anteriori dischi autoventilanti
Freni posteriori dischi
   
Quanto è grande  
Lunghezza/larghezza/altezza cm 406/172/145
Passo cm 251
Peso in ordine di marcia kg 1145
Capacità bagagliaio litri 270/950
Pneumatici (di serie) 215/45 R 17
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Ritratto di condor1
13 luglio 2010 - 19:19
non è male ma tutte le mito dovrebbero avere una linea cosi sportiva considerato il prezzo, mentre le versioni base progression non hanno nemmeno i cerchi i lega!!!!!!! in ogni caso è meglio la gp abarth che è nettamente piu sportiva nella linea!!!!
Ritratto di Limousine
13 luglio 2010 - 21:04
Questo stomachevole scorfano, sfoggia sul cofano un BLASONE talmente grande, da MORTIFICARE lustri di Storia dell'automobile! QUALSIASI VERA Alfa Romeo del passato fa letteralmente a pezzi (sotto tutti i punti di vista) questo aborto di Grande Punto ricarrozzata. Ovviamente, per correttezza e completezza d'informazione, l'ho provata per un giorno intero e ribadisco pienamente le cattive impressioni che la MiTo già mi suscitava solo a vederla. E' scadente in TUTTO!!! Collezionista Alfa Romeo d'epoca e Alfista DOC.
Ritratto di Alessandro
13 luglio 2010 - 21:54
Sei uno dei pochi che non considera Alfa Romeo cotale veicolo..................... Se no piaceva l'Arna perchè non sapeva di Alfa questa Fiat di che sà? Giulietta idem FATTA DELLA STESSA MATERIA DI CUI SONO FATTE LE FIAT......
Ritratto di money82
14 luglio 2010 - 20:06
1
eheheh
Ritratto di vinsex
24 dicembre 2013 - 02:14
Cosa proponi? di vendere alfa a un qualsiasi altro marchio così sarà fatta della stessa materia di cui sono fatte le vw? non ha senso quello che dici... le auto di una volta non esistono più... la mito condivide molte cose della fiat .. la giulietta di meno ma dire che non sono auto valide è bestemmiare visto che le prove dicono altro. Poi che sei abituato alle varie alfa 75,33 ok... ma non esisteranno più auto del genere... ormai la tecnologia va avanti.. rifare auto nude e crude e sportive come erano le due che ho nominato prima non ha senso con questo mercato... non ragioniamo da collezionisti ma da realisti... ora si fanno auto per vendere non auto da collezione. l'unica cosa sbagliata è dare nomi di vecchie glorie del biscione come giulietta... non è neanche il passaruota della vecchia alfa.. però è un auto valida che si fa largo nel mercato italiano degna di stare nelle prime posizioni delle auto più vendute del segmento C.
Ritratto di Pasquale_62
15 luglio 2010 - 15:14
Ho guidato una 156 2.0 Twin Spark ed è un'altra cosa. Sterzo bello duro, posizione di guida bassa, frizione e cambio "maschi" e un rombo da vera "Alfa Romeo".
Ritratto di mpresti
15 luglio 2010 - 18:26
Discorso parecchio strano! Concordo con te che la 156 era davvero molto gratificante alla guida, ne ho avuta una, ma cio' che dici a supporto di limousine è assurdo. Non perchè la 156 non era una vera alfa, lo era eccome, ma secondo il pensiero di limousine era una tempra ricarrozata con sospensioni modificate, tutto qui! Dal momento che la hai provata e che tu stesso hai detto che era una vera alfa, capisci adesso quante stronzate dice limousine?
Ritratto di Limousine
15 luglio 2010 - 18:45
Anzitutto le castronerie le dici TE, emerito MALEDUCATO! Sei solo UN POVERO IGNORANTE che capisce un tubo di auto, per cui fa' la cortesia di non rompermi più le scatole, hai capito incivile? Ti piace la scatoletta MiTo? Bravo, ma lascia l'altrui libertà di poterla - eventualmente - criticare, senza doversi sorbire le tue cavolate stupide e arroganti!!!
Ritratto di mpresti
15 luglio 2010 - 19:13
Guarda che sei tu che hai iniziato, io non l'ho messa sul personale, tu mi hai subito attaccato dandomi dell'ignorante e salendo sul tuo saccente trono di sapienza a imporre come uniche le tue opinioni. L'incivile semmai sarai tu, ho solo detto che dici delle stronzate CON LA PROVA DEI FATTI pero', chiedo scusa per il termnie effettivamente maleducato, ma ho dimostrato che una "tempra ricarrozzata" da delle belle sensazioni alla guida. Dimostrami tu il contrario CON I FATTI.
Ritratto di Nico 87
28 marzo 2012 - 15:36
ORA VI SPIEGO PERCHE': L ALFA ROMEO MITO è dotata già di serie di un sistema elettronico denominato DNA, che SIMULA un differenziale autobloccante: in pratica quando una delle due ruote motrici perde aderenza , la centralina elettronica addetta al controllo della trazione manda un impulso di frenata alla pinza freno della ruota in slittamento: la coppia negativa che si aggiunge alla ruota permette di “ingannare” il differenziale normale, inviando una coppia uguale anche alla ruota con maggior aderenza. TIRANDO LE SOMME: In pista i freni bruciano a causa dei continui interventi del dna sull'impianto frenante, e le uscite in curva non saranno mai precise e calibrate come quelle delle concorrenti che usano un diferenziale autobloccante meccanico che distribuisce meglio la coppia sulle ruote e non nterviene sull impianto frenante compromettendone il buon funzionamento
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