I RIVALI AL TITOLO - Mark Webber è apparso piuttosto evanescente nelle ultime due gare, Sebastian Vettel continua a commettere errori, piccoli e grandi, che pregiudicano l’esito dei suoi GP, Lewis Hamilton ha raccolto due zero tra Monza e Singapore, mentre Jenson Button è risultato il più costante. Il campionato è ancora lungo, con quattro gare tutte da disputare (sperando che il circuito di Yeongam, in Corea del Sud, ottenga l’omologazione) tutto può accadere. Ma vediamo com’è la situazione.
Mark Webber - 1° con 202 punti

UN CALO CHE PREOCCUPA - Tenace, determinato, costante per tutto l’anno, capace di sorprendere in qualifica con giri “secchi” da pole che non gli appartenevano (a dimostrazione che sta scavando sempre dentro se stesso trovando qualità che pensava di non possedere), Webber sembra essere stato colto dalla sindrome del braccino. Cosa che gli è capitata anche lo scorso anno quando si è ritrovato per un brevissimo periodo tra i candidati alla vittoria finale.L’evanescente prova monzese e la pessima qualifica di Singapore sono un campanello d’allarme importante anche perché il tracciato cittadino asiatico era assolutamente favorevole alla sua Red Bull. La cosa positiva è che su 15 GP disputati solo in uno non ha preso punti, a Valencia, quando ha compiuto quel terribile volo dopo aver centrato la Lotus di Kovalainen.
Lewis Hamilton - 3° con 182 punti

TROPPA PRESSIONE, TROPPI ERRORI - È il pilota con più fantasia, quello che sa andare oltre i limiti della propria monoposto, che sa inventare sorpassi spregiudicati. Poi, ecco che quando meno te l’aspetti, Hamilton ha finito per commettere due sciocchezze enormi che se potevano essere perdonate nei primissimi suoi anni di F.1, ora sono difficilmente comprensibili. La toccata a Felipe Massa nel corso del primo giro di Monza, il tentativo di sorpasso a Webber a Singapore, all’esterno, nel quale non ha valutato la posizione dell’avversario finendo per chiuderlo con successivo contatto, gli sono valse due terribili battute a vuote in una fase delicatissima del campionato. Hamilton deve essersi stupito di se stesso, in negativo, se è arrivato a dire che ora non penserà più al titolo bensì solamente a divertirsi. Come a voler sottolineare che prima correva con troppa pressione addosso, quella pressione che lo ha portato a commettere sciocche imprudenze. A nostro avviso, Hamilton rimane, con Vettel, l’avversario più temibile per Alonso.
Sebastian Vettel - 4° con 181 punti

PADRONE DEL SUO DESTINO - È decisamente il folletto del campionato. Sette pole non sono uno scherzo, ma neanche i tanti errori che si è concesso non lo sono. Alla fine, solamente due vittorie per il tedesco che assieme a Webber guida la miglior monoposto del campionato. Chi si aspettava una stagione del team Red Bull simile a quella della McLaren di Senna e Prost nel 1988, con 15 vittorie su 16 gare, è stato ampiamente deluso. Vettel non lo si può più definire un ragazzino inesperto, e la bellissima corsa di Singapore lo conferma. Il problema è che il pupillo della Red Bull spesso e volentieri inciampa. Ma se in questi ultimi quattro GP riuscirà a togliersi di dosso il folletto che è in lui, e l’ombra del compagno Webber che nel corso della stagione gli ha terremotato il cervello, Vettel ha i mezzi, suoi e della vettura, per vincere tutte le gare rimanenti.
Jenson Button - 5° con 177 punti

DEVE SOLO ATTACCARE - Ha ragione a dire che senza quell’errore di Vettel a Spa, che gli è piombato addosso all’ultima variante, oggi avrebbe almeno 10 punti in più e la sua visuale sul campionato sarebbe completamente differente. Button è il campione in carica, ha voluto affrontare la grande sfida di avere come compagno di team Hamilton abbandonando in tempo la Mercedes (Brawn) alla deriva, e a dimostrazione che il suo titolo 2009 non è arrivato solo per caso o per una monoposto oltre le regole, come sosteneva Briatore, è nuovamente in corsa. Button ha una visione di gara paragonabile a quella di Alonso, ma non sempre quest’anno è riuscito a sfruttare al cento per cento la propria McLaren, come in Bahrain, Malesia o Ungheria. Sbaglia pochissimo, a volte preferisce accontentarsi piuttosto che tentare un sorpasso rischioso che potrebbe pregiudicare la raccolta punti. Ora però non può più permettersi calcoli, la classifica gli impone di attaccare a testa bassa.



