SOSTANZIOSO MA… - Sostanzioso ma non incolmabile: il ritardo della Ferrari sulla Mercedes nella passata stagione di Formula 1 è apparso evidente, ma non ha vietato di portare a casa un buon secondo posto nella classifica costruttori e tre vittorie per mano di Sebastian Vettel. Un passo avanti significativo, quello della Rossa, rispetto al fallimentare 2014, che adesso Sergio Marchionne è convinto di colmare appieno nel 2016 (con tanto di proclama di vittoria per il debutto in Australia): oltre al naturale sviluppo della power unit, a Maranello si confida parecchio nella nuova regola legata agli pneumatici, che porta da due a tre le mescole disponibili per ogni Gran Premio.
DOWNFORCE SÌ O NO? - Nel 2015, la Ferrari ha impiegato in gara 15 volte gomme con mescola soft, 13 volte le medie, 6 le super soft e 4 volte le dure: con buona approssimazione, ha dato fastidio alla Mercedes quando ha impiegato pneumatici più soffici - o meglio, la casa tedesca ha evidenziato una netta superiorità quando ha usato le medie. La chiave di lettura è relativamente semplice: la Mercedes è riuscita a sviluppare maggiore deportanza, sfruttando meglio questo tipo di pneumatici. Per contro, la minor downforce della Ferrari ha permesso alla Rossa di essere più gentile con le gomme, favorendo la durata delle mescole più prestazionali.
CAMBI STRUTTURALI - Il problema dell'eccessiva gentilezza, per contro, si traduce nella difficoltà di mandare in temperatura le gomme: alla Ferrari è successo più volte specie nei giri iniziali degli stint. Tuttavia, è nelle corde del direttore tecnico James Allison progettare monoposto con queste caratteristiche: per questo si vocifera, sulla carta con buona ragione, che la chiave per la colmare il gap possa passare per una radicale revisione delle sospensioni anteriori. La Ferrari 2016, per la quale non è stato ancora deciso il nome, potrebbe avere uno schema di tipo push-rod anziché pull-rod: una soluzione che favorirebbe la maneggevolezza - nonché, in ultima istanza, scongiurerebbe i rischi di graining e sottosterzo.
UNA VIA ALTERNATIVA - Uno schema di tipo spinto (push-rod) anziché tirato (pull-rod), tuttavia, è meccanicamente più ingombrante, con ricadute negative sull'aerodinamica e sul centro di gravità: prevedibile, quindi, che alcuni componenti vengano spostati, per meglio bilanciare i pesi e preservare l'efficienza degli pneumatici posteriori. Tra i maggiori indiziati ci sono la MGU-K, il motore elettrico demandato al recupero dell'energia cinetica, e lo stesso turbocompressore (con annesso scambiatore di calore) del motore termico: bilanciamento dei pesi fa rima con trazione e minor degrado. Un approccio, questo, che sembra in linea con la tendenza Ferrari di non rincorrere la Mercedes sul piano della downforce, ma di continuare incrementando il proprio punto di forza - prevedibile, quindi, che lo sfruttamento delle mescole più soffici sarà il leitmotiv della prossima Ferrari di Formula 1.