| POS. | TEAM | PUNTI |
| 1 | MERCEDES | 415 |
| 2 | RED BULL RACING TAG HEUER | 256 |
| 3 | FERRARI | 242 |
| 4 | WILLIAMS MERCEDES | 96 |
| 5 | FORCE INDIA MERCEDES | 81 |
| 6 | TORO ROSSO FERRARI | 45 |
| 7 | MCLAREN HONDA | 42 |
| 8 | HAAS FERRARI | 28 |
| 9 | RENAULT | 6 |
| 10 | MRT MERCEDES | 1 |
| 11 | SAUBER FERRARI | 0 |
STAGIONE FALLIMENTARE - È estate, ma c’è il gelo a Maranello. Il gelo di un momento negativo sul fronte sportivo, con le monoposto del Cavallino che anziché migliorare regrediscono. Il campionato 2016 di Formula 1 è stradominato dalle Mercedes come è successo per quelli dei due anni precedenti, e gli ultimissimi gran premi hanno reso evidente che ora la Ferrari non è la prima delle inseguitrici: tra la Mercedes e le “rosse” ci sono le Red Bull. Insomma la Ferrari annaspa. I ferraristi di lungo corso hanno vissuto la situazione già altre volte, ma per chi ha conosciuto la Formula 1 nel periodo d’oro di Michael Schumacher, appare impossibile vedere la Ferrari fuori dalla lotta per la vittoria.
NUMERI PESANTI - In realtà le Ferrari mancano l’appuntamento con la vittoria con il titolo iridato dal 2008 per quel che riguarda il titolo costruttori e dal 2007 per quello piloti (Kimi Raikkonen). E l’ultimo successo in un Gran Premio è stato il 20 settembre 2015 con il primo posto di Vettel a Singapore. In tutto, l’anno scorso la Ferrari ha vinto tre gare, e dato che nel 2014 non c’era stata nessuna vittoria per il Cavallino l’andamento del 2015 aveva fatto credere in una ripresa. Invece, come si è visto, le cose non stanno così, a dispetto delle dichiarazioni ottimistiche di inizio stagione. La necessità di un colpo di timone, probabilmente sotto forma di una profonda rifondazione del team tecnico, è stata evidenziata la settimana scorsa, con l’avvicendamento nella carica di direttore tecnico della Scuderia: Mattia Binotto ha sostituito James Allison (QUI la news), che ha lasciato in parte per ragioni familiari ma certo anche per la mancanza di risultati e progressi delle vetture.
TIFOSI PAZIENTI - Che il “popolo ferrarista” resista all’astinenza di successi non ci sono dubbi: il passato lo testimonia abbondantemente. Dopo il titolo iridato di Jody Schekter nel 1979 bisognò attendere sino al 1999 per vedere tornare l’iride piloti a Maranello, mentre il titolo costruttori richiese un’attesa dal 1983 al 1999, quando in pratica iniziò l’epopea Schumacher. E se anche il momento attuale è davvero di quelli che richiede una riorganizzazione profonda, va ricordato che il ritorno al successo del 1999 arrivò sei ani dopo che la Ferrari cominciò la ristrutturazione della “Scuderia”, con l’assunzione del nuovo direttore Jean Todt.
TEMPI LUNGHI - Ma non solo. Il cambio di timoniere alla direzione tecnica è la conferma che si tratta di questione di uomini e allora viene in mente che dopo l’arrivo di Todt (uomo dal dna vincente), fu solo nel 1996 inoltrato che alla Ferrari arrivò l’accoppiata Rory Byrne-Ross Brawn: il primo come progettista e il secondo come direttore tecnico. I due venivano dalla Benetton che aveva vinto i titoli mondiali 1994 e 1995 con Michael Schumacher, approdato anche lui a Maranello nel 1996.
LAVORO DI SQUADRA E TALENTI INDIVIDUALI - I tempi sono sicuramente cambiati e oggi la progettazione e lo sviluppo delle monoposto sono probabilmente più il risultato di un lavoro a più mani che non il frutto di un’unica mente. Al tempo stesso però è difficile non pensare che i vertici della Ferrari (cioè Sergio Marchionne) - se vogliono riportare la Scuderia ai vertici - non possano che ricorrere a quelle figure riconosciute come il meglio del meglio nello sparuto ambiente dei progettisti di Formula 1. Perché caratteristica della massima formula è anche di essere cosa di pochi, molto pochi. Pur intrecciata con il mondo dell’automobile, la Formula 1 è infatti qualcosa tecnicamente lontana dalle vetture stradali, anche le più sofisticate. Il tecnico di Formula 1 è sinonimo di automobili, ma nella sua formazione pesano tantissimo l’aeronautica, i materiali e altri settori ancora normalmente non in primo piano per l’auto stradale.
SCELTE DIFFICILI - Viene allora da considerare che il re dei progettisti oggi in attività è senz’altro Adrian Newey (al suo attivo ha 20 titoli mondiali tra piloti e costruttori, con Williams, McLaren, Red Bull) ma che ora è in forza alla Red Bull e l’ipotesi di una assunzione appare ardua (sebbene non impossibile). Discorso particolare vale per la carica di direttore tecnico: a guardare la creme-de-creme del ruolo nei box della Formula 1 si deve notare che alla Mercedes oggi tale funzione è ricoperta dall’italiano Aldo Costa, che arrivò nel team tedesco nel 2011, dopo che fu licenziato… proprio dalla Ferrari. Insomma le scelte non sono semplici.
QUESTIONI DI FONDO - Forse però, prima di ragionare su chi potrebbe scegliere la Ferrari per rafforzarsi tecnicamente bisognerebbe capire bene se la scelta di Binotto come direttore tecnico è una scelta temporanea appunto per poter avere il tempo di trovare la nuova figura (lo lascia pensare il fatto che Binotto non ha abbandonato la sua qualifica di responsabile della sezione motoristica), oppure vuole essere effettivamente la collocazione di una prima pedina del nuovo organigramma tecnico. Se così fosse potrebbe sorgere il dubbio che la Ferrari (leggi Marchionne) voglia sì riorganizzare ma facendo anche attenzione al portafoglio. Mattia Binotto era già in Ferrari e sicuramente l’ingaggio di un ingegnere esterno - di vertice - avrebbe avuto un prezzo più alto. E l’attenzione di Marchionne all’aspetto economico è notoria.
LA CLASSIFICA MONDIALE COSTRUTTORI
| POS. | TEAM | PUNTI |
| 1 | MERCEDES | 415 |
| 2 | RED BULL RACING TAG HEUER | 256 |
| 3 | FERRARI | 242 |
| 4 | WILLIAMS MERCEDES | 96 |
| 5 | FORCE INDIA MERCEDES | 81 |
| 6 | TORO ROSSO FERRARI | 45 |
| 7 | MCLAREN HONDA | 42 |
| 8 | HAAS FERRARI | 28 |
| 9 | RENAULT | 6 |
| 10 | MRT MERCEDES | 1 |
| 11 | SAUBER FERRARI | 0 |












