Il titolo è già tutto un programma “Velocissimo - Italian Race Cars”. Questo il tema dell’edizione 2025 del FuoriConcorso, rassegna che dal 2019 raccoglie il meglio del motorismo d’epoca con esposizioni di auto dal passato che hanno lasciato il segno nel cuore degli appassionati. Quest’anno i marchi italiani, come Ferrari e Lancia, la faranno da padrona insieme all’Alfa Romeo. Per l’occasione il Biscione ha prestato dalla sua collezione del museo di Arese alcuni “pezzi da 90”, insieme ad altri messi generosamente a disposizione da fortunati collezionisti, che saranno esposti nel fine settimana del 24 e 25 maggio a villa Sucota (via per Cernobbio 19, Como), affacciata sul lago di Como.

Con l’occasione la casa milanese ha anche presentato il libro “Alfa Romeo 33 Stradale” edito da Rizzoli che racconta dalla viva voce dei protagonisti come sia nata la riedizione moderna dell’omonimo modello del 1967. Ma, torniamo alle Alfa dell’esposizione, ecco alcuni dei modelli che si potranno ammirare.

Mille Miglia del 1930: primo al traguardo, Tazio Nuvolari che aveva beffato l’eterno rivale Achille Varzi in un memorabile sorpasso notturno che, tra leggenda e realtà, si narra fatto a fari spenti per sorprendere l’avversario. Entrambi sono alla guida dell’Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport come il terzo e il quarto classificato. Il Nivola vinse la gara alle media di poco più 100 km/h, mai prima di allora era stato infranto il muro dei “cento orari”. L’Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport è una delle più vincenti sportive dell’epoca, evoluzione di un fortunato modello con motore a 6 cilindri, qui dotato di compressare che, a seconda delle versioni, sviluppa circa 100 CV. Tanti per l’epoca e considerate che l'auto, con carrozzeria opera di Zagato, era lunga appena 365 cm, come dire quanto una Panda, e pesante circa 900 kg. Poteva toccare i 170 km/h.
Negli anni 20 le Formula 1 erano così. Si chiamavano auto da Gran Prix e la P2 vinse il primo titolo mondiale antenato della Formula 1, era il 1925 e alla guida c’era Gastone Brilli Peri. A progettarla Vittorio Jano e nessuna rivale era alla sua altezza. E dire che Nicola Romeo, a capo dell’Alfa, disse a Jano che si sarebbe accontentato solo di fare bella figura in gara. Motore 2.0 a 8 cilindri con compressore per circa 140 CV di potenza. Quanto basta per lanciare questo siluro lungo 396 cm e pesante 750 kg a 225 km/h. Numeri impressionanti per l’epoca.

Chi ha vinto il primo mondiale di Formula 1? L’Alfa Romeo nel 1950 con la 158. E il secondo? Sempre l’Alfa con la 159, soprannominata Alfetta. Una belva con un 1.5 a 8 cilindri con compressore per 450 CV e 305 km/h di punta massima. Lunga 428 cm e pesante 710 kg vince il titolo con Juan Manuel Fangio. Il nome Alfetta venne riutilizzato per la berlina lanciata nel 1972 che riprendeva lo stesso tipo di retrotreno con ponte De Dion.

Bassissima, un metro appena di altezza, l’erede della TZ è una coupé nata nel 1965 e vittoriosa in tantissime gare nella classe gran turismo grazie alla sua meccanica: telaio tubolare, da qui la T del nome, e carrozzeria in fiberglass firmata Zagato, da qui la Z nel nome. Pesante poco poco più di 600 kg e col 1.6 a doppia accensione e a carter secco da 170 CV della Giulia GTA, poteva filare a 250 km/h. Niente male per una coupé lunga solo 368 cm.

Avete presente il Wec, il mondiale endurance dove sta vincendo la Ferrari 499P? L’antenato di questo campionato si chiamava Mondiale Marche ed era popolare quanto la Formula 1. A vincere l’edizione 1975 è quest'Alfa, la 33 TT12 opera dell’Autodelta capitanata dal’ingegnere Carlo Chiti e figlia del progetto Tipo 33 nato nel 1967, che segnò il ritorno del Biscione nelle competizioni per i prototipi. A muovere questa spider lunga appena 380 cm e pesante 670 kg è il 3.0 a 12 cilindri contrapposti da 500 CV montato alle spalle del pilota.















