I cassetti delle scrivanie dei designer automobilistici sono spesso pieni di “fantasmi”: bozzetti audaci, intuizioni geniali e modelli in scala che, per ragioni di mercato o cambi di strategia, non hanno mai visto la luce, né come concept né tanto meno come auto di serie. Juan Manuel Diaz, designer argentino che ha firmato le linee dell’Alfa Romeo MiTo, ha deciso di far uscire quei fantasmi, aprendo il proprio archivio storico sui social e regalando agli appassionati del Biscione un nostalgico “cosa sarebbe successo se...”. Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, Diaz ha trasformato i suoi schizzi originali dell’epoca in rendering fotorealistici, proiettando nel presente cinque progetti rimasti per anni in quel famoso cassetto.

Chiaramente derivata dalla MiTo è l’Alfa Romeo Moto Cabrio, sviluppata nel 2006 come esercizio stilistico, con potenziale obiettivo di produzione intorno al 2010. Quelli erano anni floridi per le cabriolet nate da citycar e utilitarie, che avevano un certo mercato: basti pensare alle varie Peugeot 207 CC, Nissan Micra C+C, Renault Wind o Ford StreetKa. Il progetto è arrivato fino al consiglio di amministrazione, che non lo ha approvato per una serie di motivi, che Diaz però non specifica.

Sempre nel 2006, l’allora responsabile del design del biscione Wolfgang Egger affidò a Diaz un progetto non ufficiale: il designer argentino avrebbe dovuto pensare a un’Alfetta moderna, o un’“Alfona” come la chiamava Egger. L’idea fu quella di utilizzare la piattaforma della Maserati Quattroporte per sviluppare una berlina sportiva ad alte prestazioni capace di competere con le migliori produzioni tedesche. Il progetto si fermò ai primi modellini in scala in argilla, senza arrivare mai ai vertici del gruppo Fiat.

Nasce nel 2007 l’idea all’interno del Centro di realizzare 8C Evoluzione, una shooting brake con motore V8 anteriore ispirata alla TZ di Zagato. Pensata come un tributo alla storia gloriosa del marchio, secondo quanto riporta Juan Manuel Diaz, “l'auto fu però scartata da Sergio Marchionne. Nonostante l'interesse di Luca de Meo per una "grande Alfa", i limiti della realtà aziendale e le strategie di mercato impedirono a modelli come questo - o come la MiTo GTA - di vedere la luce. Restano oggi i bozzetti e lo spirito di un team che ha continuato a sognare il futuro di Alfa Romeo anche nei momenti più difficili”.

Dall’Alfa Romeo MiTo avrebbe potuto nascere una famiglia di automobili ad alte prestazioni, tanto che si creò un team di designer per lavorare sul Progetto 955 - “Junior”. Diaz sviluppò una cross coupé radicale da 250 CV: la carrozzeria era completamente rivisitata e caratterizzata da linee aggressive per donare alla vettura un carattere più espressivo, quasi ribelle. Tra le proposte c’era anche quella di una MiTo GTA, che si avvicinò molto alla produzione ma che venne poi bocciata da Sergio Marchionne in quanto le modifiche necessarie avrebbero comportato una spesa di circa 7 milioni di euro. Allo stesso modo una famiglia ad alte prestazioni poteva rappresentare una minaccia interna per l’Abarth appena rilanciata, che nel 2007 avrebbe ripreso vita con la Grande Punto.

All’inizio del suo lavoro all’Alfa Romeo, Juan Manuel Diaz racconta che l’azienda voleva rilanciare la Duetto e il team di progettazione aveva già ipotizzato una serie di proposte basate sulla piattaforma della Mazda MX-5 (che negli anni successivi servì da base per la Fiat 124 Spider). Affascinato fin da bambino dalla “osso di seppia”, il designer argentino avanzò le sue proposte, su cui racconta di aver lavorato a lungo anche al di fuori dell’orario di lavoro. “Stavo progettando l’auto che sognavo di guidare”, spiega, fino ad arrivare a un modello in scala 1:1 basato sull’architettura della 8C Competizione, che però non venne portato avanti perché si decise di produrre la 8C Spider.















