INDAGA LA PROCURA - La notizia arriva come una tegola sulla testa della nuova dirigenza del colosso di Detroit, capitanata da quella Mary Barra che, prima donna in quella posizione, si è insediata da poco alla guida del Generale (the General, come chiamano negli Usa la
General Motors,
in alto il quartier generale). Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa
Ansa, sarebbero almeno 303 le persone morte per il malfunzionamento degli airbag su due modelli (Chevrolet Cobalt e Saturn Ion) della più grande casa automobilistica americana. Questo si aggiunge al fatto che il Dipartimento di giustizia americano sta indagando su presunti
richiami tardivi di 1,6 milioni di auto, collegati a 13 incidenti mortali (
qui la news) per il possibile distacco del blocchetto della chiave di accensione. In tutti i casi, se venisse provato un dolo, nel senso che la casa sapeva e non ha agito, potrebbero essere guai sia in termini di responsabilità sia in termini monetari per la GM.
IL DISATRO TOYOTA - Fin che le indagini sono in corso i pronunciamenti della casa sono ridotti al minimo. Il presidente della GM North America ha detto: “Siamo profondamente dispiaciuti e stiamo facendo di tutto per risolvere il problema”, riferito al presunto richiamo tardivo di 1,6 milioni di auto. Lo spettro in questi casi è quello del “disastro Toyota” costretta a richiamare, da 2009 in poi, oltre 10 milioni di auto per un difetto all'acceleratore che provocò delle vittime. Per questo la casa ha pagato circa 1,6 miliardi di dollari per chiudere tutte le class action negli Usa (oltre al costo vivo del richiamo) e, secondo indiscrezioni, starebbe concordando con la giustizia americana un ulteriore esborso di 1 miliardo di dollari per chiudere anche l'inchiesta penale.